PERSONAGGIO 9 Settembre Set 2015 1051 09 settembre 2015

Elio, ritratto di un anticonformista fasullo

Si atteggia ad alternativo, ma allo spettacolo mainstream sa dire soltanto sì: Sanremo, X Factor, gli spot. Giravolte e contraddizioni di un talento sprecato. Ft.

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La vera storia tesa è che Elio è diventato indigesto.
Ed è una indigestione irreversibile, come quella di chi ricopre tutto di ironia, di presa in giro, finché ti accorgi che i suoi bersagli sono i suoi obiettivi, che il cazzeggio non è solo foderato ma anche rivestito di spocchietta.
Insomma è uno che crede sul serio in quello che finge di sbeffeggiare. Quanto a dire che il sarcasmo contro la terra dei cachi è cascato come un caco fracico, perché in una terra del genere un Elio ci vive organicamente, naturalmente. Infatti è dappertutto (guarda le foto).
LA GIRAVOLTA SU X FACTOR. Sempre dietro lo schermo dello scherno, sempre smentendosi.
Dichiara urbi et orbi che non rifarà più X Factor, che ne ha l'indigestione, e puntuale lo ritroviamo tra i giudici con motivazioni squisite: «Mi diverto», ovviamente, come tutti (la faccenda delle paccate dei soldi è un volgare accessorio che non mette conto di precisare, ci mancherebbe), ma soprattutto che «Quest'anno non c'è Morgan», forse perché era l'unico che poteva tenergli testa in incoerenza e in spocchietta, anche se di genere apparentemente diverso.
LA BAND SI SCIOGLIE, ANZI NO. Giorni fa Elio aveva annunciato al mondo un imminente, eventualmente traumatico scioglimento della sua band, Le Storie Tese. Passano 24 ore e arriva il contrordine musicanti: «Io faccio parte di un complesso di suonatori che non si sciolgono».
E meno male che non ha dato, sempre ironicamente, s'intende, la colpa ai giornalisti malevoli.
Comunque a questo punto Elio pare pronto per la politica.

Quel feeling con la pubblicità: dall'amaro alla compagnia telefonica

A digitare «Elio pubblicità» sul motore di ricerca, viene fuori un rosario di risultati: Elio e l'amaro di carciofone, Elio e il Pinguino, Elio e la compagnia telefonica, a testimonianza di un rapporto ben coltivato con il business, almeno quanto con la musica.
GOLIARDIA E POCO ALTRO. Capo di un gruppo senz'altro di talento, tecnicamente tutti molto dotati, memori, a rispettosissima distanza, della lezione di Frank Zappa, ma dove l'abisso si fa incolmabile è nella devozione all'arte: il sarcasmo di Zappa era consustanziale alla musica ed era qualcosa che consumava davvero sia la società che lo riceveva (senza eccezioni di sorta, senza la benché minima concessione al politicamente corretto), sia l'artista che lo produceva, e che fino all'ultimo giorno è rimasto saldo sulle posizioni di una autonomia intransigente.
Quello di Elio, o degli “Elii”, considerandoli come gruppo, si è rivelato, nel tempo, alla prova dei fatti, niente più che goliardia, spesso strategica, mirata, e mai davvero acuminata.
DAL CONCERTO DEL 1 MAGGIO A SANREMO. Una facciata più o meno divertente ma sempre meno convincente, che non crea prurito a nessuno, che permette di passare, a pendolo, dal concertone alternativo e indignato del Primo Maggio sindacale al Sanremo integrato, disimpegnato: ma lui, Elio, lo fa con ironia, si capisce, lui è di quelli intelligenti, che si divertono, che se non ne capisci le giravolte sei un po' indietro tu.
Capire che cosa? Che l'artista raffinato, vagamente sfottente, vagamente snob, è uno per tutte le stagioni, che sotto i sopracciglioni non prende in giro la società ma, forse forse, chi gli crede?
Certo non da solo, non l'unico, ma basta sempre a risolvere tutto il così fan tutti, il benaltrismo o il peraltrismo, che sarebbe cavarsela coi discorsi a pera?

Aveva tante cose da dire: ora parla tanto senza dire niente

La vera storia tesa, forse, è che Le Storie Tese si sono sfilacciate, si son fatte testimoni di una lontana stagione che andava dalla fine dei Settanta a quella degli Ottanta, tutto il resto è noia da divertimento forzato, da ascesa mediatica che di per sé non è un peccato, non è una colpa, ma la diventa quando insisti nell'ironia da denuncia senza più la necessaria integrità per potertelo permettere.
Perché certe carriere parallele non sono indolori, si pagano.
Prendi l'eterno ruolo di giudice da talent: possono capitarti tra capo e collo certi tipi che un tempo avresti simpaticamente scorticato, come il grillettino rapper Fedez, quello che come la twitta la sbaglia.
FEDEZ È FIGLIOCCIO O BERSAGLIO? Invece il dissacrante, sarcastico Elio abbozza, ci si mette in posa, un bel sorriso e non capisci più se lo fa perché così vuole il cerimoniale, così esige la televisione che ti ingaggia, oppure perché l'Elio griffato, logorroico e contraddittorio può vederci nel Fedez più un figlioccio che un bersaglio.
Il che, in ogni caso, mette un po' di tristezza, perché il bravo Elio, nato Stefano Belisari 54 anni fa a Milano, ma di origini marchigiane, di Cossignano, incantevole borgo al confine tra le province di Fermo e di Ascoli, aveva tutti i numeri per affrontare una carriera diversa che pure era stata intrapresa.
UN TALENTO SPRECATO. Musicista di Conservatorio, ingegnere al Politecnico, un gruppo di ottimi suonatori, come li chiama lui, una attitudine all'irriverenza e all'invenzione.
Vederselo incamiciato nella parvenza di giudice a baccagliare con un Morgan, a esultare pubblicamente perché l'altro non viene più, è roba un po' da ballatoio e mette un filo spinato di tristezza che nessuna ironia può troncare.
Elio era uno con tante cose da dire, è diventato uno che parla tanto senza dire niente. A proposito, è già passato dal Processo del Lunedì?

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