Leone d'oro a Desde Alla di Vigas
PREMIO 12 Settembre Set 2015 2053 12 settembre 2015

A Venezia vince Desde allà, che racconta l'omofobia

Il Leone d’oro va al venezuelano per Desde allà, quello d’argento all’argentino Trapero con El clan. Golino fa bis con la Coppa Volpi.

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Desde allá (Da lontano) vince il Leone d'oro. Il film dell'esordiente venezuelano Lorenzo Vigas ha conquistato la 72esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Ma è tutta l’America latina a trionfare a Venezia 72 con una bella doppietta.
La giuria presieduta da Alfonso Cuarón affida infatti anche il Leone d’argento a El clan dell’argentino Pabro Trapero.
Il Gran Premio della Giuria è invece per Anomalisa, il lungometraggio animato in stop motion firmato da Charlie Kaufman.
L'Italia porta a casa la Coppa Volpi: la migliore interpretazione femminile è quella di Valeria Golino (che si aggiudica il premio per la seconda volta, ndr). Valeria è Anna, una donna coraggio in Per amor vostro di Giuseppe M. Gaudino, mentre la Francia vince la Coppa Volpi per il migliore attore con Fabrice Luchini, protagonista di L'ermellino di Christian Vincent (che si aggiudica anche quello per la miglior sceneggiatura).
Il piccolo bambino soldato di Beast of No Nation di Cary Fukunaga, Abraham Attah, vince il Premio Mastroianni riservato agli attori emergenti.

Desde allà, un film che racconta bisogni emotivi, sesso e omofobia

All'annuncio del Leone d'oro all'esordiente Vigas è esplosa la Sala Grande del Palazzo del cinema e tutta la zona della platea riservata ai sudamericani ha tifato come allo stadio.
Ambientato a Caracas, Desde allá, il film premiato con il Leone d'oro, racconta la vita di Armando (interpretato da Alfredo Castro), un cinquantenne che gestisce un negozio di protesi dentarie. Sua passione i ragazzi di strada. Li adesca e si accontenta solo di vederli spogliare. In cambio di soldi.
Ma quando incontra Elder (Luis Silva), un adolescente violento e pieno di fascino, le cose per lui cambiano. Dopo iniziali scontri con il ragazzo che lo picchia e lo deruba al primo incontro, Armando gli fa da padre. Dietro la vita di entrambi ci sono però dei segreti che devono essere svelati.
L'attore diciannovenne che interpreta Elder:«È un ragazzo non estraneo alla violenza poiché viene da un quartiere anche più duro di quello mostrato nel film», ha speigato Vigas. Quanto al loro rapporto padre-figlio, «la relazione descritta nel film - ha aggiunto il regista - riguarda più i bisogni emotivi che il sesso. Detto questo, affronto anche l'omofobia: diverse culture latinoamericane sono ancora conservatrici rispetto all'omosessualità e l'omofobia si può incontrare in tutti gli strati sociali».
Il regista, che prima aveva girato solo un corto, Los elefantes nunca olvidan, per questo suo primo film ha avuto il sostegno di Guillermo Arriaga che è anche uno dei produttori.
DAL LEONE DEL FUTURO A ORIZZONTI. Premio speciale della giuria, infine, a Abluka (Follia) del turco Emin Alper. Il Leone del Futuro è andato a The Childhood of a Leader dell'attore Brady Corbet, che lo ha dedicato alla figlia di un anno invitandola a essere «paziente, radicale e libera». Il film è ispirato alle esperienze d'infanzia di molti dei grandi dittatori del XX secolo ed è un sinistro ritratto delle origini del male.
Il miglior film della sezione Orizzonti, la cui giuria era presieduta dal regista Jonathan Demme, è Free in Deed dell'americano Jake Mahaffy, mentre il Premio speciale della giuria lo ha vinto Boi Neon di Gabriel Mascaro. Il miglior regista è Brady Corbet per The childhood of a leader.
Premio per il miglior attore a Dominique Baron per Tempete mentre quello per il miglior corto è andato a Belladonna della regista croata Dubravka Turic.
A SALÒ DI PASOLINI IL MIGLIO RESTAURO. A consolare gli italiani, rimasti a parte Valeria Golino, a mani vuote, c'è il riconoscimento al miglior classico restaurato è andato Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini. La Cineteca di Bologna ha realizzato il restauro e ha condiviso il premio insieme alla Cineteca nazionale di Roma che lo ha conservato. Il film di Pasolini tornerà nelle sale il 2 novembre, nel giorno del quarantesimo anniversario della morte del regista.
Nessun premio invece per Sokurov e il suo acclamato Francofonia, e Jerzy Skolimowski (11 Minutes). Ignorato dalla giuria di Cuarón anche il potente documentario cinese Behemot di Liang Zhao, che molti davano per vincente, né l’elegia di Laurie Anderson, Heart of a dog.

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