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SCOPERTE 12 Settembre Set 2015 1114 12 settembre 2015

Altro che Naledi, il vero ominide è di Varese

La specie si riteneva estinta. Ma forse la scienza era stata troppo drastica.

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L'uomo di Naledi.

Sarà anche una sensazionale scoperta scientifica, sarà anche merito, fra gli altri, di un ricercatore italiano, ma dell’Homo Naledi, il nuovo ominide ritrovato in una grotta del Sudafrica, non si sentiva un gran bisogno.
Di anelli mancanti fra l’uomo e lo scimpanzé, con un cervello sottosviluppato e un corpo bruttarello, se ne vedono in giro anche troppi e senza bisogno di lunghe e costose spedizioni. Come scoperta che ci rimanda a una società primitiva e a un infimo livello di civiltà, fa molto più scalpore quella che ha permesso due giorni fa alla nostra Guardia di Finanza di individuare un bambino cinese di otto anni impiegato come lavoratore in un'azienda di Varese, fornitrice di articoli di pelletteria per boutique alla moda.
SPECIE (NON PIU') IN ESTINZIONE: IL PUER OPERAIUS SFRUCTATUS. Si tratta di un ritrovamento eccezionale in quanto in Europa la specie Puer Operarius Sfructatus si riteneva estinta da più di un secolo. Ma forse la scienza era stata troppo drastica.
Se il nucleo Paleoantropologico delle Fiamme Gialle promuoverà altre campagne di ricerca, siamo certi che il piccolo fossile vivente rinvenuto a Varese non resterà un caso isolato. Ma torniamo all’Homo Naledi, la cui ricostruzione del volto ci mostra uno sguardo teso e un’espressione imbronciata, ed è un peccato perché pare che un aspetto molto «moderno» dell’ominide sia la bella dentatura hollywoodiana. Anziché mostrarcela in un cordiale sorriso, il nostro Homo la cela dietro una smorfia tipo Brunetta quando in un talk show gli tocca ascoltare per più di sei secondi i discorsi di un renziano. Per non parlare delle sopracciglia aggrottate che evocano la tipica fronte bassa e sfuggente dei Primati ma anche quella normale cittadino alle prese con il 730 precompilato.

Libertà di movimento per la Naledi Family

Le ossa di Lucy, primate vissuta 3,2 milioni di anni fa e ritrovata nel 1974. Il nome nasce dalla canzone dei Beatles: Lucy in the sky with diamonds.

Il che ci fa pensare che anche due milioni e mezzo di anni fa, in una natura incontaminata e in un pianeta dove non si conoscevano ancora la Tasi, gli ingorghi stradali e Porta a porta, l’umanità non fosse tanto più tranquilla e rilassata di oggi. Altro mistero al vaglio degli scienziati, il luogo del ritrovamento, una grotta stretta e profonda come un pozzo, dove la Naledi Family (non un solo esemplare, ma un gruppo di uomini, donne e bambini) era stata collocata, presumibilmente post mortem, insieme a un certo numero di vittime animali sacrificate. Potrebbe essere il primo esempio di tomba di famiglia, il che toglierebbe all’Homo sapiens il vanto di aver inventato l’inumazione dei cadaveri (vabbè, non è un’innovazione particolarmente entusiasmante ma ammetterete che è tuttora di una certa praticità).
I RIFUGIATI DEL PALOEOLITICO. Ma le recenti vicende europee sull’immigrazione potrebbero suggerire un’altra clamorosa interpretazione: la grotta – angusta, priva di servizi, invivibile - era un paleo-centro d’accoglienza per richiedenti asilo in Sudafrica. Gli uomini, le donne e i bambini di Naledi, piccolo avamposto di un’ondata migratoria del Paleolitico inferiore – proveniente magari proprio dall’allora inospitale Europa, assediata dalla glaciazione - era ancora parcheggiata lì in attesa che la burocrazia ne accertasse lo status. Viste le mutate condizioni climatico-economiche, a questo punto forse sperano che gli venga negato il titolo di rifiugiati e di venire rimpatriati. In Germania.

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