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TENDENZE 22 Settembre Set 2015 1326 22 settembre 2015

Italia, il curioso Paese che crede ancora ai maghi

Un italiano su 5 ci crede. E viene spennato da guaritori, stregoni o fattucchiere. Che sfruttano speranze e superstizioni. Per un giro d'affari di 4,5 miliardi l'anno.

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Wanna Marchi e il mago Do Nascimento.

L'Italia è un curioso Paese dove tutto può andar d'accordo col contrario di tutto e i razionalisti, i cartesiani, i profeti del dubbio si raccolgono sotto alla finestra del pontefice, ma appena smaltito l'Angelus scattano dai maghi: 150 mila, secondo l'ultimo rapporto dell'Osservatorio anti-plagio, che muovono un giro d'affari di 4,5 miliardi l'anno.
Spennando l'allucinante moltitudine di 12 milioni di gonzi, quanto a dire un quinto della popolazione totale.
Fenomeno globale, sia chiaro, ma clamoroso nel Paese del Vaticano, del cattolicesimo fondante.
AL CONFINE DEL PENALE. Anche perché si regge su pratiche spesso al confine col codice penale, senza contare la disinvoltura fiscale che tra stregoni e fattucchiere regna sovrana. L'occulto è un pendolo fra truffa e evasione.
Tutto e il contrario di tutto: chi si rovina con santoni, guaritori, paragnosti non trova alcuna contraddizione con la professione di una fede che condanna senza appello certe vie di fuga, certe suggestioni alternative.
Un fenomeno che ha a che vedere col possibilismo nazionale che giustifica l'incoerenza virtuosa, l'eccezione sistematica, lo “strappetto” alla regola, il familismo amorale di Banfield a Montegrano, il “senso vietatino” che si può felpatamente imboccare.
RELIGIOSITÀ PAGANA. Gioca pure la percezione di una religiosità ancora pagana, legata a rituali oscuri che il consumismo ha sì svuotato, ma non del tutto, specie al Sud: certi santuari lugubri, tappezzati di macabri ex voto, il tramandarsi di narrazioni da incubo, le formule rituali per l'invocazione ai santi, il sangue di San Gennaro che nessun vescovo si esime dal far sciogliere, sono tutte pratiche sul crinale di un cristianesimo magico, medievale, che seppellisce gli uomini e dura, resiste all'agnosticismo tecnologico, mastica Huxley insieme a Steve Jobs e li metabolizza con una “fame di aldilà” che risale alle dannazioni e ai prodigi occulti.
SPERANZA E DISPERAZIONE. Da parte sua il neurologo scomoda i meccanismi cerebrali, i centri del piacere, la corteccia orbitofrontale, il nucleo accumbens, l'“albero della felicità” i cui rami, dopamina, serotonina, ossitocina, endorfine, sono responsabili della nostra fiducia e del nostro entusiasmo, e che, alterati, possono produrre micidiali cocktail di neurotrasmettitori. Infine, la speranza della disperazione di chi, sapendosi condannato, ha esaurito tutte le risposte tranne quelle che non ci sono.
Ma bastano, tutte queste motivazioni, di fronte a chi ti vende a caro prezzo alghe, sassi, blocchi di cloruro di sodio da supermercato?

Persino Benedetto Croce citava la superstizione

In quest'epoca che carbura a traumi tutto passa in fretta, ma certe sequenze dei processi a Wanna Marchi e figlia andrebbero periodicamente replicati, tipo le retrospettive di Techetechetè: «Signora, ma non le creava problemi consegnare all'imputata tutti i suoi risparmi, poi quelli di suo marito, poi quelli di sua figlia, totale 300 mila euro, per alcuni pacchetti di sale?».
«Sì, ma cosa le devo dire signor giudice, io speravo».
Persino un filosofo come Benedetto Croce, conoscendo bene il Paese nel quale viveva, si teneva libere certe vie di fuga: «La superstizione non esiste, ma bisogna tenerne conto».
UN TRIONFO DI FETICCI. Così anche i collezionisti di corni, amuleti e portafortuna erano sollevati. E gli italiani, quanto a feticci, non sono mai stati secondi manco alle tribù pellerossa del selvaggio West.
Il rapporto ambiguo tra fede e culto misterico permea il nostro rapporto col cibo, il modo di curarci, la percezione del destino, il nostro eroe nazionale potrebbe essere Cagliostro, le nostre maschere comiche sono sconvolte dalla contorsione superstizione, dal funereo Totò iettatore agli estenuanti mercanteggiamenti metafisici di Massimo Troisi fino alla devozione supplichevole di Lino Banfi: «Madonna della Ripalta di Cerignola, fai segnare il gol ai Viola», «È la Madonna dell'Altomare che mi aiuta».
Fantozzi al Casinò per ingraziarsi il Megadirettore inventa le sue filastrocche: «A, ue, uì, la fortuna non va lì».
E il boss lo obbliga a infilargli una mano sotto al sedere e a bere ettolitri di acqua ipergasata.
COMPULSIONE NAZIONALE. Si ride, d'accordo, ma più di tutti ridono i “maghi” che prosperano dalle Alpi al Lilibeo, loro sguazzano in una compulsione nazionale che alimenta leggende imparentate con la realtà: quello che dribbla la scala, ma viene centrato da un vaso di fiori, l'altro che davanti a un gatto nero inchioda, inverte, gira la città, riprende la strada di casa e il gatto di prima gli attraversa, inesorabile.
Del resto, la caccia ai mici più scuri in prossimità di Halloween è ancora oggi una fra le pratiche più ignobili e vigliacche, allarme costante fra gli animalisti.

Il binario morto del “non è vero, ma ci credo”

Permeati di pensiero magico: siamo fatti così e i maghi lo sanno.
Sanno pure, senza scomodare tarocchi o palle di cristallo, che le ricorrenti leggi che ne vietano le pubblicità televisive, definite «ingannevoli», restano inesorabilmente lettera morta.
Sanno che al binario morto del “non è vero, ma ci credo” la ragione, o quel che ne rimane, si arresta e si arenano anche le spiegazioni dei dotti medici e sapienti.
ENORME BUSINESS. Resta il genius loci, lo spiritello che mette insieme tutto e il suo contrario e alimenta un mastodontico business sulle ombre: 4,5 miliardi l'anno, roba da risanare il debito pubblico (ma c'è chi ipotizza somme quasi doppie).
Del resto, la stessa convinzione politica s'è ridotta a una lotteria, la convinzione lascia il posto alla fiducia esoterica, non più elettori, militanti, ma adepti pronti a braccarti in Rete a colpi di gomblotti.
ESORCISMO COLLETTIVO. Pare tutto un esorcismo nazionale, contro il quale servirebbe il controesorcismo della logica, della prudenza, e, per chi non esclude prospettive metafisiche, di una tensione spirituale che allevi al rispetto delle proprie responsabilità anziché alla fuga dalle medesime, secondo illusione dello sciamano, la radioestesista o la rabdomante.
Quattro virgola cinque miliardi di euro l'anno, forse, chissà, quasi il doppio, data la proverbiale opacità del settore: e dire che il fatturato è pure in calo, stante la congiuntura.
PER LA FELICITÀ DI STRISCIA. Ma il mercato delle ombre non conosce vere crisi, solo flessioni passeggere. Con buona pace della Chiesa cattolica e di Striscia la Notizia che da quasi 30 anni smaschera un mercante di felicità alla settimana: naturalmente in nero, come la magia che agitano. Solo che, alla fine, il conto finisce in rosso.

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