TELEVISIONE 24 Settembre Set 2015 1100 24 settembre 2015

Grande Fratello 14: format denigrato che però resiste

È definito trash, cinico, individualista. Ma la gente lo segue. Senza ammetterlo. Ora il reality torna. Perché spiare nelle case degli altri funziona sempre. Foto.

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E sono 14 edizioni. Il Grande Fratello, 'capostipite' dei reality show, riparte giovedì 24 settembre 2015.
È lontano l’anno del debutto, quel 2000 in cui alla conduzione c’era Daria Bignardi, Pietro Taricone ‘O Guerriero - morto nel 2010 dopo un incidente col paracadute - si rimirava i muscoli, la “gatta morta” Marina La Rosa ammiccava sorniona, e “Ottusangolo” Sergio Volpini si lasciava andare a impegnati discorsi senza senso (guarda la gallery).
VALANGA DI PARODIE. Ragazzi e ragazze chiusi dentro una casa a Cinecittà: un fenomeno di costume dilagante, consacrato dalle parodie della Gialappa’s band che li trasformavano in personaggi.
Di lì a venire sarebbero passati Luca Argentero (diventato attore stimato), Flavio Montrucchio, Eleonora Daniele, Serena Garitta, Katia e Ascanio, Raffaella Fico (ora 'famosa' per essere l'ex fidanzata del calciatore del Milan Mario Balotelli), Alessandro Tersigni, persino Augusto De Megni (vittima a 10 anni di un sequestro dell'Anonima sarda).
STARLETTE E METEORE. Qualcuno ha trovato il suo posto in tivù o, più in generale lo spettacolo; molti altri, la maggioranza, alla fine sono tornati alla vita di tutti i giorni. Adesso è il turno di un ex monaco diventato donna e di un concorrente sordo.
Nel 2000 Sky non esisteva, poche persone navigavano in Rete: il Gf è stato uno dei primi format multimediali e transmediali.
Ha attraversato le forme televisive tradizionali, andando in onda sul satellite e con un sito web.
RACCONTA LA SOCIETÀ. Tante le storie raccontate dal vissuto dei protagonisti: integrazione, disabilità, prevaricazione, riscatto sociale.
Spesso anche nessuna, in balìa ormai i concorrenti di un protagonismo fine a se stesso, tra serate in discoteca e ospitate televisive.
Ispirato dal romanzo di Orwell, dove un invisibile potere controlla gli abitanti fissando il suo occhio anche sulla vita privata, il potere qui diventa la televisione, con le telecamere sempre accese e il successo che possono offrire.

Una rivoluzione: diventare popolare senza saper fare nulla

Augusto de Megni, vincitore della sesta edizione del Grande Fratello. De Megni è stato vittima di un rapimento da bambino.

Mihaela Gavrila - sociologa, massmediologa, docente del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale alla Sapienza di Roma - spiega che «si tratta di un format che ha rivoluzionato l’immaginario collettivo».
Perché? «Si arrivava da un tivù in cui i modelli che venivano offerti erano riconducibili ai grandi personaggi, a quei personaggi che faticavano per arrivare dove erano. Il Grande Fratello invece porta sul palcoscenico, ma anche all’interno della società italiana, l’idea che chiunque possa accedere alla televisione e diventare popolare».
FORTE INDIVIDUALISMO. Ne è derivato un individualismo e un forte cinismo nei rapporti interpersonali: «Basta pensare alla domanda che ricorre nello show: “chi vuoi eliminare?”. L’eliminazione è quasi fisica: una volta che il concorrente è uscito dal gioco, è fuori anche dalla coltivazione dell’immaginario collettivo del pubblico».
Il Grande Fratello ha introdotto in Italia il genere reality che, come ricorda Gavrila, si porta dietro una reputazione negativa.
L'ETICHETTA DEL TRASH. Nomea che, specie negli ultimi anni, «ha decretato l’insuccesso di alcuni prodotti portatori anche di messaggi importanti: ne è stato un esempio Mission, che aveva al centro l’idea della generosità. L’intento era far vedere quanto accade nelle missioni attraverso l’intrattenimento, ma essere etichettato come reality suscitò polemiche persino da parte della politica».
Il motivo? «Una volta catalogato come formato trash, secondo l’opinione pubblica il reality non permette il trattamento di contenuti importanti, come se ci fosse una contraddizione tra le caratteristiche di un genere e i contenuti che il genere può veicolare».

Nessuno dice di guardarlo, eppure gli ascolti tengono

Daria Bignardi, conduttrice della prima edizione del GF. La Bignardi ha proseguito la carriera su temi più impegnati.

Quando nel dicembre 2013 la casa andò a fuoco, in Rete i commenti sarcastici pullulavano, sfociando nella cattiveria gratuita.
Sembrava che nessuno lo guardasse, questo reality che ha infestato il piccolo schermo con i suoi figli e figliocci, format derivati e personaggi battezzati come televisivi grazie al banale varco della porta rossa.
Perché nessuno, appunto, guarderebbe mai un programma tanto poco edificante.
Eppure, gli ascolti dell’ultima edizione hanno convinto i vertici Mediaset a produrne una nuova.
CASTING STRA PIENI. E a Roma, sotto l’esasperante sole di luglio, fuori dagli studi di via Tiburtina, la fila per i casting era lunga.
«È l’atteggiamento del pubblico televisivo: la paura di riconoscere di guardare prodotti con una reputazione negativa da parte della società, e il Gf viene generalmente associato alla volgarità, alla critica pubblica», dice la sociologa.
Gioca un ruolo importante poi lo spiare all’interno della vita degli altri.
PUBBLICO CONSERVATORE. «Ammettere di seguirlo è come riconoscere di accostare l’orecchio alla parete per ascoltare cosa dice il vicino. Però il pubblico televisivo è conservatore: chi lo guardava, continuerà a farlo».
In 15 anni di vita una sola edizione saltata: il Grande Fratello continua a tenere aperto il suo occhio e non avverte l’usura del tempo.
«Una delle caratteristiche di un format di successo», prosegue Mihaela Gavrila, «è la replicabilità in contesti temporali e socioculturali diversi: il programma si è saputo adattare».
MAI UGUALE A SE STESSO. Insomma, «il Gf è lo stesso, ma contemporaneamente cambiano i personaggi: ogni edizione non è mai stata uguale alle precedenti, si è presentata con alcune novità».
Le prime hanno puntato sulla regionalità, basta pensare a Taricone o alla romanità di Floriana.
Alcune figure invece, hanno accompagnato l’evoluzione della modernità: transgender, persone con tratti androgeni, padre e figlia che si ritrovano nella stessa casa.
IL MECCANISMO FUNZIONA. Andare oltre le regole, curiosare nella vita degli altri, addirittura entrare a casa degli altri: per lo spettatore, sbirciare equivale a esplorare quello che gli è stato sempre negato.
Cambiano i volti e la televisione, ma il meccanismo, almeno per ora, sembra ancora funzionare.

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