Maurizio Crozza 140705125957
SPIRITO ASPRO 2 Ottobre Ott 2015 1407 02 ottobre 2015

Crozza, il rivoluzionario che insegna la meraviglia

Il suo show è un corso di educazione civica. Ed educa gli italiani a ridere di loro stessi.

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Maurizio Crozza.

La familiare di Peroni gelata e il rutto libero no, e nemmeno la frittata di cipolle, di cui nessuno in famiglia va pazzo, ma a casa mia i pigiamoni di flanella e il tifo indiavolato davanti alla tivù sono d'obbligo. Torna lo show di Maurizio Crozza su La 7, e perfino il figlio più piccolo (sette anni) non sta nella pelle, anzi, forse è lui il più gasato.
Dopo la strepitosa imitazione che ne ha fatto il mattatore genovese, Enrico Mentana è entrato fra i personaggi delle sue storie e delle sue improvvisazioni, e prima di dormire devo lottare per leggergli la fiaba, è lui che vorrebbe intrattenere me con la sua versione della parodia crozziana di Renzi.
Le sue sorelle più grandi hanno iniziato a interessarsi alla politica solo per gustare meglio le battute di Crozza sulla politica. Una ha perfino una cotta per Andrea Zalone, autore e spalla storica di Crozza.
LA MERAVIGLIA PUÒ ESSERE RIVOLUZIONARIA. Ormai Mauri per i miei figli è una specie di irresistibile zio lontano che li viene a trovare una volta a settimana per raccontargli in modo divertente cosa succede nell'incomprensibile mondo degli adulti. Che per loro diventa comprensibile solo nella sua narrazione clownesca, irridente e, in un certo senso, «challenging».
Perché per i ragazzi «cosa c'è da ridere?» non è una domanda retorica, come per noi adulti, che la usiamo in genere per far sentire in colpa chi si ribella alla seriosità e ostina a non prendere troppo sul serio le miserie e le follie umane. È una domanda che nasconde una sfida: cosa c'è da ridere nel presidente del Consiglio, nella Merkel, nel papa, che sta pure simpatico a tutti? Qual è il lato debole, l'incrinatura, la nota stonata nella fanfara?
Capire «cosa c'è da ridere» è capire che non bisogna avere soggezione di nessuno, che ogni potente, investito da un voto o dai mass media, è solo un essere umano posto su un piedistallo. E il piedistallo lo mette sì più in alto dei suoi simili, ma permette loro di notare meglio anche i suoi lati ridicoli.
Nel Paese delle meraviglie che non si stupisce più di niente, la «meraviglia» - la capacità di osservare la realtà senza preconcetti né aspettative, che mano a mano che si cresce tende a spegnersi e va quindi protetta e coltivata - può essere rivoluzionaria.
COME UN CORSO DI EDUCAZIONE CIVICA. Sotto questo aspetto, il programma di zio Mauri, che nella sua ora abbondante accosta ai momenti comici non poche parti didascaliche e informative, smette di essere uno spettacolo satirico per assumere la funzione di un vero e proprio corso serale di educazione civica, forse l'unico disponibile, per giovani e adulti.
Non solo per i contenuti ma anche per la forma: uno show comico di quella portata richiede prove su prove, professionalità, tempi impeccabili. Maurizio Crozza è un artista tignoso che non lascia nulla al caso, non si fida dell'improvvisazione e impone ai suoi collaboratori, oltre che a se stesso, orari e impegno da Caienna.
Peccato che si trovino persone così più nel mondo dello spettacolo che fra i ministri, gli industriali o i responsabili di grandi eventi. Crozza è un maestro di «sprezzatura», come la definiva nel Cinquecento Baldassar Castiglione: cioè la capacità di «nascondere la propria arte in modo che ciò che si fa e dice sembri fatto senza fatica e quasi senza pensarvi», in modo che sembri «facile». «La facilità genera grandissima meraviglia», osserva Castiglione nell'Italia delle meraviglie che spesso tende a confondere facilità e faciloneria.
L'IMPORTANTE NON È IL BERSAGLIO, MA LO STILE DEL TIRO. A questo punto è quasi superfluo domandarsi: «Con chi se la prenderà quest'anno Crozza?». Qualcosa abbiamo indovinato dalle copertine di Di Martedì: ancora Renzi, new entry Marino. E prepariamo la ola per il Mauri uno e trino che imita il Volo.
Per un comico (e attore, e cantante) del livello di Crozza, l'importante non è il bersaglio, ma lo stile e la bellezza del tiro, non la meta ma il viaggio.
Mettiamo pure in preventivo qualche battuta un po' stanca, qualche trovata non esplosiva - il pool di autori è di prim'ordine ma scrivere ogni settimana il copione di uno show come Crozza nel Paese delle meraviglie dovrebbe essere inserito fra gli sport estremi -, e godiamoci l'impresa titanica di zio Mauri.
Che tornerà a insegnare al popolo delle meraviglie a meravigliarsi, ridendo, di se stesso.

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