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MUM AT WORK 10 Ottobre Ott 2015 1500 10 ottobre 2015

Le donne capo famiglia fanno pure le casalinghe

In America il 40% delle mamme ''porta a casa la pagnotta''. E i mariti? Non le aiutano.

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Il America il 40% delle donne ha il ruolo di capofamiglia.

Le casalinghe disperate d’America stanno perdendo terreno.
Rimanere a Wisteria Lane a badare al giardino e ai figli con la crisi è un lusso che sempre meno donne possono permettersi.
Due recenti ricerche, una del 2013 del Pew Research Center e una del 2015 (The working mother report -Pwc), confermano che le “breadwinner” (le capo famiglia, quelle che portano la pagnotta a casa, insomma) sono il 40% delle mamme d’America.
Si tratta di una rivoluzione culturale, come sostenuto dal The working mother report o, piuttosto, un “falso dibattito”?
GUADAGNANO DI PIÙ. Il trend comprende le mamme single, le divorziate e quelle che - sempre di più - decidono di fare un figlio da sole.
Nelle famiglie tradizionali mamma-papà-figli è quadruplicato in 50 anni il numero delle mogli che guadagnano più dei mariti: si passa dal 4% del 1960 al 15% del 2011.
Nel 2015 il Working Mother Research Institute (Wmri), con il sostegno di Pwc, ha intervistato 2 mila mamme e papà sull'impatto che i loro guadagni hanno sulle famiglie, sulle carriere, e sui rapporti familiari, soprattutto per il ruolo che svolgono nelle finanze di casa.
NON SONO SODDISFATTE. Per esempio le mamme “breadwinner” dicono di essere meno soddisfatte rispetto ai papà “breadwinner” (71% delle mamme sono soddisfatte contro l’85% dei padri). Perché non sono contente di come ci si divide i ruoli.

Gli uomini pensano di fare più di ciò che realmente fanno

Insomma anche se guadagnano di più del partner, queste #mumatwork non sono esentate da lavatrici e piatti da pulire.
Su The working mother l'economista Sylvia Ann Hewlett, fondatore del Centro per l'Innovazione Talent a New York City, spiega che «la divisione del lavoro a casa non si è spostata per compensare le donne che lavorano di più. Inoltre, c'è un enorme divario tra quello che gli uomini pensano che stanno facendo e quello che realmente fanno. Più della metà dei papà che lavorano credono che stanno dividendo il carico con le loro mogli, ma le loro mogli dicono che stanno facendo meno di un terzo del lavoro».
«SIAMO TUTTE CUOCHE...». Laura Moschini, docente del Master in Pari opportunità, Women's Studies e identità di Genere all’Università degli Studi Roma Tre e componente del Gruppo di esperte/i sui linguaggi di genere alla presidenza del Consiglio dei ministri, racconta a Lettera43.it: «Se le donne potessero lavorare di più e meglio, sicuramente gli uomini perderebbero i loro privilegi, e la loro “cuoca personale”, ma questo non deve spaventare. Del resto capita anche a me. Con tutti i miei studi e ruoli, anche se mio marito è molto collaborativo, devo comunque pensare io a cosa mettere in tavola la sera».
«UN FALSO DIBATTITO». Per la professoressa Moschini quello delle “breadwinner” «è un falso dibattito. Se sono il 40% vuol dire che nel restante 60% delle famiglie il capofamiglia è un uomo», spiega la prof.
D’accordo anche M., 40 anni, communications strategist in un’agenzia delle Nazioni unite, che a Lettera43.it spiega: «Negli Usa oggi non c’è una situazione stabile sul mercato del lavoro. Oggi il marito lavora e guadagna di più, domani viene mandato via e la situazione si ribalta. Vista la mancanza di sicurezza sul lavoro, credo che quello delle “breadwinner” sia una falsa questione, oggi che uomini e donne hanno tutti e due accesso al mercato di lavoro».

La vera questione: più inclusione nel mercato del lavoro

Per la professoressa Moschini la questione non è l’avanzamento o meno delle mamme “breadwinner”, ma l’inclusione maggiore delle donne nel mercato del lavoro.
Del resto la “soluzione” l’aveva individuata già nel 1898 Charlotte Perkins Gillman che nel suo saggio Women and economics scriveva che includendo le donne nel mondo del lavoro tutta la società ne avrebbe beneficiato: le famiglie avrebbero avuto più reddito e più persone avrebbero pagato le tasse, aumentando i fondi per il welfare.
«MATERNITÀ? UNA RISORSA». «Si deve cambiare mentalità. Quando si parla di donne e lavoro non si può non parlare di maternità. Oggi è considerata un ostacolo, un impedimento alla carriera. Invece tutti gli studi e le ricerche dimostrano che la maternità è una risorsa, un momento in cui si sviluppano e si potenziano le capacità e le competenze di una donna», spiega Moschini.
A beneficio della carriera di quella mamma-lavoratrice e di tutta la società.
IN ITALIA SI RESTA A CASA... E anche se gli Usa sono lontani dal recepire la lezione della Perkins, lì il dibattito è sul 40% delle “breadwinner”.
In Italia il numero che rimbalza sui giornali è il 30%. E non si riferisce a quante donne guadagnano più dei mariti.
Ma di quante donne - secondo l’Istat - lasciano il lavoro dopo la gravidanza. Una sconfitta. Che non ricorda nemmeno lontanamente la gabbia dorata di Wisteria Lane.

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