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CULTURA 11 Ottobre Ott 2015 1800 11 ottobre 2015

Così il complottismo annulla la facoltà critica

Utilizzato per costruire consenso, riscuote successo perché semplifica la realtà. Ma non è senza rischi. Dai Protocolli al Piano Kalergi: dinamiche ed evoluzione.

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Bernard Madoff.

Il cospirazionismo attribuisce la causa ultima di un evento o di una catena di eventi (politici, sociali o naturali) a un complotto.
Si riferisce a un’ampia classe di teorie che va da quelle riconosciute attendibili e dimostratesi fondate ad altre estreme e improbabili, accomunate dall’attribuire un evento all’azione di cospiratori che perseguono fini propri, rimanendo nell’ombra e offrendone spesso una ricostruzione artefatta.
Alcune sono innocue, altre però, se riprendono il topos del capro espiatorio, pericolose.
LA COSTRUZIONE DEL CONSENSO. Spesso lo si usa a più riprese come strumento di costruzione del consenso. Uno dei catalizzatori dei vari complotti è la crisi economica, ed è già capitato che essa abbia provocato una pericolosa mutazione del complottismo in ideologia politica.
Nel dicembre 2008 l’arresto a New York di Bernard Madoff, finanziere ed ex presidente di Nasdaq con l’accusa di truffa (un crac di 50 miliardi di dollari con migliaia di vittime), scatenò un delirio per via delle origini dell’imputato, che era ebreo, ex tesoriere della Yeshiva University e presidente della Business School di quel’ateneo, una fra le più prestigiose istituzioni accademiche israelite d’America.
L’accusa era che tutto fosse un “complotto” usato dall’alta finanza ebraica per autofinanziarsi e dominare.
IL CASO TEDESCO DEGLI ANNI 30. Accuse tutt’altro che nuove, se pensiamo che negli Anni 30: in una Germania che registrava livelli di disoccupazione altissimi, strangolata da 33 miliardi di dollari di debiti da rimborsare come riparazioni di guerra e colpita da una deflazione impunemente indotta dal governo, il paese, per risollevarsi dalla crisi, si affidò al partito nazionalsocialista di Adolf Hitler.
Nella sua ideologia vi era una particolare teoria del complotto, fondata sull’idea che gli ebrei avevano provocato la sconfitta tedesca nella prima guerra mondiale e, riuniti in una perversa cospirazione che coinvolgeva grande capitale e il bolscevismo, erano la causa prima delle sofferenze del Volk germanico.
Motore primo di tale ideologia complottista fu un noto libello antisemita, I Protocolli dei savi di Sion.

Alla base delle teorie moderne ci sono i Protocolli dei savi di Sion

I Protocolli dei savi di Sion.

«Mi è stato dato, da un amico personale, ora defunto, un manoscritto il quale, con una precisione e chiarezza straordinaria, descrive il piano e lo sviluppo di una sinistra congiura mondiale…»: così vengono introdotti dal visionario ortodosso Sergey Nilus (1862-1929) i citati Protocolli, uno dei più clamorosi falsi del XX secolo, presentati come gli atti di una riunione cospirativa dei ‘savi di Sion’, una congrega ebraica il cui scopo era quello di pianificare il dominio del mondo attraverso «un’aristocrazia a base plutocratica» che avrebbe consegnato il globo nelle mani ebraiche.
Il libello, scritto negli ambienti antisemiti di Pietroburgo nel 1903, verrà fatto circolare in Europa dalla polizia segreta della Russia zarista, la Okhrana.
CORSI E RICORSI STORICI. Già nel 1921 il Times di Londra dimostrava che si trattava di un falso, la rielaborazione del libro satirico francese Dialoghi all’inferno tra Machiavelli e Montesquieu, di Maurice Joly, scritto per attaccare le mire espansionistiche di Napoleone II.
L’antisemitismo di ieri e di oggi si ostina a propagandare concetti estrapolati dai Protocolli, ma tolto quello palese, così radicato nell’ambiente storico in cui tale falso fu prodotto – e infatti fu usato in Russia per scatenare pogrom ai danni degli ebrei, convogliando un certo malcontento non verso chi era la vera causa dell’arretratezza russa, lo zarismo, ma verso il capro espiatorio – notiamo che esso si ripresenta ancora.
LA DINAMICA È SEMPRE LA STESSA. Pierre-André Taguieff, studioso e presidente dell’Observatoire de l’antisemitisme, parla di «nuova giudeofobia», che riprende i Protocolli, magari ‘modernizzandoli’, riprendendo il mito del dominio mondiale ebraico: «È inevitabile […] che venga utilizzata una teoria del complotto già collaudata e pronta a funzionare […] È paradossale perché riemerge in paesi, come la Polonia, dove di ebrei ne rimangono poche migliaia. Questa è la prova che il mito del complotto può funzionare, non psicologicamente ma socialmente».
Siamo sicuri che i Protocolli non ci rivelino verità profonde sulle dinamiche che creano i successivi complotti?

Kalergi e l'obiettivo di una 'razza inferiore' facilmente governabile

Il conte Coudenhove-Kalergi.

In tempi recenti un’altra “teoria del complotto” che circola è il Piano Kalergi, ‘figlio’ dei Protocolli dei savi di Sion, un “piano” ideato dal conte Coudenhove-Kalergi, autore di Paneuropa (1923) e Praktischer Idealismus (1925), fondatore dell’Unione Paneuropea e dell’Unione Parlamentare Europea, nata con l’intento di unire l’Europa, portato avanti dalle èlite mondialiste per «il genocidio programmato dei popoli europei» tramite l’immigrazione programmata e il melting-pot.
Secondo i fautori di tale complotto, nei citati testi Kalergi dichiarerebbe che gli abitanti della futura Europa unita non saranno i popoli autoctoni, dato che «l’uomo del futuro sarà di sangue misto. La razza futura eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli, con una molteplicità di personalità».
L’obiettivo è creare una nuova “razza inferiore”, facilmente governabile, senza alcun carattere (perché sprovvista di identità) e sottoposta alle citate élite economico-finanziarie.
IL FIL ROUGE DELL'ANTISEMITISMO. Guarda caso – ma neanche più di tanto – rispunta sempre l’antisemitismo, il quale, screditati i Protocolli, ne utilizza di ‘nuovi’: «[…] il giudaismo è il seno dal quale sorge una nuova aristocrazia intellettuale europea, il nucleo attorno alla quale si raggruppa l’aristocrazia dell’intelligenza […]».
Il tutto proclamando l’abolizione del diritto di autodeterminazione dei popoli e, successivamente, l’eliminazione delle nazioni per mezzo dei movimenti etnici separatisti o l’immigrazione di massa.
Come mai un certo populismo di destra cita tale “piano”? Chi ha diffuso questa teoria – estrapolando frasi dai libri di Kalergi – è stato Gerd Honsik, autore di Assoluzione per Hitler? (2005), costata all’autore una condanna per negazionismo in Austria, poi rifugiatosi in Spagna.
IL DISPREZZO PER IL GOVERNO POPOLARE. Per Honsik, Kalergi «il suo disprezzo per il governo popolare lo manifestò in una frase del 1966, nella quale ricorda la sua attività del dopoguerra: “I successivi cinque anni del movimento Paneuropeo furono dedicati principalmente a questa meta: con la mobilitazione dei parlamenti si trattava di forzare i governi a costruire la Paneuropa”».
Il fatto che Kalergi divagasse è chiaro fin dal suo piano “mondiale”, che prevedeva di arrivare a un governo planetario formando cinque unioni regionali: gli Stati Uniti d’Europa più le colonie francesi d’Africa, un’unione panamericana tra le due Americhe, il Commonwealth britannico sparso per il mondo, un’unione panasiatica fra Cina e Giappone e un’Eurasia sovietica, senza contare le citate frasi sull’“uomo del futuro” meticcio.

De Benoist: «In una società così complessa la semplificazione attira le masse»

Matteo Salvini e Beppe Grillo.

Le frasi sulle èlite ebraiche vanno poi storicizzate ed erano il frutto di analisi che nasceva di fronte alla rinascita dell’antisemitismo in Europa.
Tutto il resto – la teoria che dal piano si creerà un “Nuovo Ordine Mondiale” in mano alle lobby giudaico-massoniche – è frutto di deliri e non tiene conto che certi fenomeni derivano da precise scelte economiche e politiche dell’Occidente in paesi come il Nord Africa o il Medio Oriente.
Peccato che certe bufale siano apparse nel blog di Beppe Grillo – il cui elettorato è formato anche da delusi di sinistra – e accennate da Matteo Salvini in un comizio a Ponte di Legno, il 15 agosto: «È in corso un tentativo di genocidio delle popolazioni che abitano l’Italia da qualche secolo e che qualcuno vorrebbe soppiantare con decine di migliaia di persone che arrivano da altre parti del mondo. Non possiamo permettercelo, un Paese normale con un governo normale blocca le partenze, blocca gli sbarchi e non ne arriva più neanche uno».
LE RAGIONI ALLA BASE DEL SUCCESSO. Ma perché tali teorie hanno successo? Alain de Benoist, maître à penser della Nouvelle Droite, da sempre critico verso ogni “complottismo”, molto forte nell’area di provenienza, l’estrema destra, spiegava il perché nell’articolo ‘Psicologia della teoria del complotto’, apparso su Trasgressioni, rivista diretta da Marco Tarchi, nel gennaio-aprile 1992: «Non vi è dubbio che il successo delle teorie del complotto proviene prima di tutto dalla straordinaria semplificazione che propongono, e per questo la modernità, che si caratterizza innanzitutto per una sempre crescente complessità dei fatti sociali, costituisce per esse un terreno privilegiato. Per lo stato del mondo è complesso, più la semplificazione radicale che la teoria reca con sé appare salvifica».
Ergo, il complottismo, dalla 'pugnalata alle spalle' (Dolchstoßlegende) di hitleriana memoria sino alla teoria dell'autoattentato dell'11 settembre 2001 per opera del duo Mossad-Cia, sono modi che hanno le menti pigre di affrontare problemi complessi, e hanno presa nelle masse perché l’uomo – con buona pace di Aristotele – non nasce come ‘animale razionale’, ma deve automunirsi di senso critico per esserlo. E questo richiede tempo e sforzi.
L'AZZERAMENTO DELLA FACOLTÀ CRITICA. Sigmund Freud, riprendendo le analisi di Gustave Le Bon, scrisse nel 1921, in Psicologia delle masse e analisi dell'Io, proprio quando l'Europa si stava avviando al baratro dei totalitarismi, che nel grande corpo omogeneo della massa, i soggetti regrediscono a una relazione infantile di servitù che spegne ogni facoltà critica e consegna la libertà in cambio del conforto ipnotico del sentimento di confondersi in una identificazione cementificata a un solo popolo.
Il populismo moderno e il neo-qualunquismo passano anche dall’appiattimento del senso critico e dall’omologazione nel seguire l’anfitrione di turno o il tribuno che crea un capro espiatorio.

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