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L'ULTIMO MARXIANO 20 Ottobre Ott 2015 1129 20 ottobre 2015

Fare del negazionismo un reato è una scelta folle

Una legge ad hoc per chi nega l'Olocausto renderebbe martiri tutti gli imbecilli.

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Un'immagine di Auschwitz.

Non sarà un reato autonomo: entrerà nel codice penale come aggravante di altro delitto.
Se la legge che introduce, sanzionandolo, il “negazionismo” nell’ordinamento italiano, già approvata dal Senato nel febbraio 2015, dovesse essere approvata anche dalla Camera, chiunque istigherà a commettere atti di discriminazione o di violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi negando l’esistenza della Shoah, incorrerà in un ulteriore inasprimento della pena prevista per tale reato.
Giusto e sacrosanto punire gli atti di discriminazione o di violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Ma qual è il confine – questa la domanda teorica da porsi – tra libertà d’opinione e istigazione alla discriminazione?
CHI NEGA LA SHOAH È FOLLE, MA SI COMBATTE IN ALTRO MODO. Ad esempio, in Austria, già nel 1992, sono state introdotte sanzioni penali per «chiunque con un’opera di stampa, in radiotelevisione o per mezzo di altro mezzo di comunicazione di massa (medium) o in altro modo pubblico accessibile a una moltitudine di persone nega, banalizza grossolanamente, apprezza o cerca di giustificare il genocidio nazionalsocialista o altri reati contro l’umanità». Sembra ragionevole, in effetti. Espliciterò, ora, la mia posizione in materia.
Il negazionismo è indubbiamente una forma della “distruzione della ragione” (Lukács), proprio come lo è la legge che fa del negazionismo un reato. Il negazionismo è tesi folle e delirante, che nella maggior parte dei casi mira a far passare come ricerca scientifica tesi di mera riabilitazione del nazismo. È tesi folle e sbagliata perché storicamente non fondata, e per di più tesa a riabilitare una delle pagine più tragiche della storia novecentesca.
Ciò detto, sono contrario, e anzi contrarissimo, a una legge che tratti il negazionismo come reato, punendo severamente chi propugna tesi negazioniste. E sono contrarissimo per più ragioni, che ora enuncio rapidamente:

a) RENDE GLI IMBECILLI MARTIRI. Tale legge trasforma in martiri della libertà di pensiero quelli che restano soggetti che sbagliano totalmente nelle loro idee o, più spesso, che sono evidenti imbecilli. Mandare in carcere chi sostiene tesi negazioniste, anziché confutarlo sul piano delle idee, significa fare di lui un nuovo Giordano Bruno, nobilitando per ciò stesso le sue aberranti idee.
Punire chi sostiene le tesi negazioniste significa, di fatto, passare dalla parte della ragione a quella del torto: se perseguitato, il negazionista assume ipso facto lo statuto di nuovo Bruno o di nuovo Vanini, e cessa di essere quel che fino a poco tempo prima era, un incompetente storico, o un semplice imbecille, o un soggetto in cattiva fede;

b) PUNISCE LE OPINIONI. tale legge crea un pericoloso precedente. Punisce le opinioni, per false che esse siano: chissà che domani, con argomenti simili, non mettano fuori legge la critica del neoliberismo? Ripeto, si crea un pericolosissimo precedente che può aprire la strada al ciclo funesto dei "reati d’opinione": si sa dove si inizia e non si sa dove si va a finire…

c) SI AVVALORA UN'IDEA SBAGLIATA. le idee, anche le più errate e folli, si combattono con le idee, non reprimendole con violenza e persecuzione. Combattere un’idea mettendo in carcere chi la sostiene significa, paradossalmente, avvalorare quell’idea, riconoscere che non si è in grado di confutarla se non impedendole di circolare e punendo chi la propugna. È, in altri termini, una sconfitta per la libertà del pensiero. E anche in questo caso si finisce per dare eccessivo spazio, paradossalmente, a idee false e deliranti come quelle negazioniste, che qualunque storico potrebbe smontare razionalmente in breve tempo.

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