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LA MODA CHE CAMBIA 25 Ottobre Ott 2015 0900 25 ottobre 2015

Il lusso torna lussuoso, cioè esclusivo nei tempi

Simons abbandona Dior. Segno che le multinazionali logorano l'unicità creativa.

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Raf Simons a Parigi, alla presentazione della collezione autunno inverno di Christian Dior 2015-2016.

Nelle stesse ore in cui Raf Simons annunciava da avenue Montaigne le proprie dimissioni dal ruolo di direttore creativo di Dior, mi trovavo a dialogare con Stefano Zecchi all'Università Statale di Milano attorno al suo nuovo pamphlet sul lusso (il titolo completo è 'Lusso. Eterno desiderio di voluttà e bellezza', edito da Mondadori).
L'ABBANDONO NONOSTANTE IL SUCCESSO. A Parigi, Simons dichiarava di aver deciso di lasciare l'incarico, dopo soli tre anni e ottimi risultati, per «ragioni personali» e in particolare per volersi occupare della sua linea eponima. A Milano, in un contesto ben meno competitivo, ma davanti a qualche centinaio di occhi attenti di ogni età, (il professor Zecchi piace molto alle signore, e fra le studentesse con i capelli a onde blu spuntano diverse teste naturalmente candide), si affollavano nel frattempo domande attorno al valore effettivo del bene di lusso ma soprattutto alla sua eticità, tema eternamente controverso, in particolare presso la cultura occidentale, e da epoche ben precedenti rispetto a quello giudaico-cristiana.
LUSSO, ESSERE E TEMPO. Si indagava molto, e non avrebbe potuto essere altrimenti data la presenza di Zecchi, il tema della relazione fra lusso e bellezza, relazione pressoché necessaria, quasi giustificatoria per il primo, e si parlava molto anche di distinzione economica e qualitativa fra gli oggetti di lusso. Perché decenni di marketing e di accorte sfumature semantiche sul lusso, hanno creato molta confusione sulla sua essenza e, ancora, sul suo reale valore. Un marchio famoso crea necessariamente oggetti di lusso? Lusso e prezzo alto sono sinonimi? Il lusso equivale allo sfarzo? La qualità è un elemento connaturato al lusso? Il tempo è una dimensione del lusso? Di un oggetto di lusso si paga anche il tempo necessario per crearlo?

I ritmi delle multinazionali impediscono di pensare

Raf Simons al gala del Guggenheim Museum di New York, reso possibile dalla maison Dior.

Sono ragionevolmente sicura che, nei mesi scorsi, nei lunghi mesi in cui ha maturato la non facilissima decisione di lasciare la maison Dior, Raf Simons si sia posto le stesse domande degli studenti della Statale e delle signore che ne affollavano i banchi. Persino la sua conoscenza profondissima del sistema e delle sue dinamiche, ne sono certa, non sarà stata in grado di fornirgli le risposte che cercava. O meglio, gli ha fornito la risposta che l'ha portato, lui raffinato cultore della moda come estetica dello spazio, a lasciare una delle cariche più' ambite del mondo per perseguire il sogno di una sua linea di moda. Nella quale metterà se stesso, i propri pensieri e anche il tempo per riflettere, pensare, guardare, studiare. Cosa che i ritmi di una multinazionale rendono impossibile fare.
DEL LUSSO SOLO IL PROFUMO. Otto collezioni all'anno, minimo, più i lanci delle nuove boutiques, le interviste, gli eventi, annullano qualunque possibilità di creare gli oggetti certamente non unici, ma comunque curati, progettati con cura e con amore, che sono intimamente connessi con l'atto creativo e con il lusso. Da decenni, la moda d'élite ha perseguito la moltiplicazione degli utili perseguendo logiche da mercato di massa e lasciando solo il flair, solo il profumo del lusso, a oggetti in buona parte di scarso valore intrinseco, o comunque di valore infinitamente inferiore al loro costo, e certamente non unici.
SIAMO NELL'ERA ARTIGIANALE. Lo scorso decennio, che probabilmente negli studi di marketing passerà alla storia come l'epoca del lusso accessibile, ha visto lanciare e progressivamente fallire un'infinita di sottomarche e sottoprodotti di marchi famosi, utili solo a gonfiare le tasche di chi li produceva, riempiendo gli armadi e le case dei consumatori di robaccia.
La crisi del 2008 ha avuto il grande merito di farne perdere le tracce, rafforzando nei consumatori l'esigenza di circondarsi di oggetti dal valore intrinseco evidente e indiscutibile. Il periodo che stiamo vivendo verrà' probabilmente definito come 'l'era artigianale', cioè quella del recupero del lavoro manuale e della celebrazione della sua bellezza. Tento una previsione: quando torneremo a valutare il tempo come una variabile essenziale nella creazione di un oggetto di lusso, e vi avremo inserito anche la cultura necessaria a distinguerlo, ad amarlo e a possederlo, avremo smesso anche di farci domande sulla sua eticità. E, forse, avremo anche imparato a distinguerlo dal marketing.

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