MUSICA 26 Ottobre Ott 2015 1550 26 ottobre 2015

David Bowie, ritratto di un mito che non si spezza

L'onnipresenza degli anni verdi. I guai di salute. Adesso il ritorno con Blackstar. Bowie zittisce i maligni. Silenzioso, spettrale, eppure vivo come non mai. Foto.

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Alla faccia di chi gli vuole male, ovvero lo considerava un irrecuperabile morituro, David Bowie non è mai stato tanto in forma (guarda la gallery), anzi piuttosto scatenato: dopo una latitanza decennale, giustificata da micidiali problemi cardiaci, si è ripresentato tre anni fa con un disco clamoroso.
Bello quanto lungo, in altri tempi si sarebbe detto un doppio, uno dei suoi migliori: la prova che in quell'estenuante decade l'ex alieno della polvere di stelle non era rimasto a crogiolarsi nel passato ma ci aveva dato dentro in previsione di un imprevedibile ritorno.
UNA TRIENNALE ITINERANTE. Ma non bastava. E così arrivò David Bowie Is, la triennale boweiana itinerante per il mondo, a celebrarne una carriera unica, frastagliata, controversa, curiosa, anticipata, avanguardistica, pretenziosa, poliedrica, ambigua, incatalogabile.
Un successo annunciato, planetario, la conferma che il mondo non si era ancora stancato di Bowie, anzi la sua sparizione lo aveva fatto sempre più rimpiangere; e, quando succede così, è il segno che un artista, a forza di precedere il futuro, è uscito dal tempo, è diventato universale.
IL RITORNO TRE ANNI DOPO. Ma non bastava. Ed è piovuta l'ennesima raccolta-monumento, tre dischi per una sessantina di brani in ordine cronologico inverso, personalmente curati dall'artista il cui ritratto da giovane allo specchio si mescolava a tratti da splendido ultrasessantenne. Tutto per dire: Nothing Has Changed, “Niente è cambiato”.
Con dentro altri due inediti, diversamente ma egualmente interessanti, Sue che lambiva addirittura il free-jazz, e 'Tis a Pity She's a Whore, semistrumentale dall'elettronica in derapage.
Ma non bastava. A neanche tre anni da The Next Day, s'intravvede la scia luminosa che anticipa – ed è questa la notizia del giorno, e la mettiamo a metà con cognizione di causa – un sorprendente nuovo album, sul quale le informazioni sono come minimo controverse.

  • Sue.

Blackstar: un singolo il 20 novembre, l'8 gennaio l'album integrale

Il Times qualche giorno fa aveva aperto le danze, in un modo che al Duca Bianco non dev'essere molto piaciuto se ha sentito il bisogno di puntualizzare alcune assenze sulla sua pagina Facebook ufficiale: si chiamerà Blackstar, uscirà non casualmente l'8 gennaio del 2016, giorno del suo compleanno. Lo annuncia un singolo previsto per il prossimo 20 novembre, una faccenda da 10 minuti di durata in cui soul, canto gregoriano, rock, elettronica e ascendenze inconfondibili si inseguono senza soluzione di continuità.
Un amabile gran casino che si giustifica considerandone il ruolo di tema-guida della nuova serie televisiva britannica The Last Panthers, all'esordio il 12 novembre su Sky: perché, si capisce, non bastava tornare semplicemente con nuovo materiale, c'è pure questa attività laterale di autore di colonna sonora.
«IL DISCO PIÙ BIZZARRO». Quanto a Blackstar, è ventilato come il disco possibilmente «più bizzarro di Bowie ad oggi», e ce ne vuole, inciso al Magic Shop di New York con jazzisti locali, il che potrebbe far sospettare una connessione proprio con l'ultimo singolo finora conosciuto, la citata Sue, nell'arco di, forse, sette composizioni per, forse, 45 minuti di musica.
Staremo a sentire, ma sullo stile e sulle caratteristiche dell'album è l'artista stesso, sia pure con l'estrema discrezione che lo caratterizza in questa sua terza vita, a frenare, non confermando, ammiccando, correggendo qualche voce spericolata qua e là.
L'ADDIO AL PALCO. Ma non bastava. Perché, è sempre l'interessato a metterlo in chiaro, tale singolo «non fa parte della piéce teatrale Lazarus», figlia legittima della pellicola del 1976 The Man Who Fell To Earth (L'uomo che cadde sulla terra) che per l'appunto aveva Ziggy-David quale protagonista.
E si capisce, poteva un uomo che è rimasto suo malgrado a riposarsi per una decade, negarsi un puro Broadway, così, tanto per gradire?
Ma non bastava. O meglio non basterebbe, però almeno in un caso David ha deciso che può bastare: su un palco lui non ci tornerà mai più.

  • 'Tis a Pity She's a Whore.

L'uomo che riempiva le cronache si scopre discreto, quasi spettrale

L'ha garantito urbi et orbi in plurime occasioni, lo ha ribadito in particolare al suo fedelissimo produttore-e-non-solo Tony Visconti, il quale viceversa si era lasciato andare a qualche possibilismo e che, probabilmente cazziato a dovere, ormai ad ogni inesorabile domanda in questo senso, non può che allargare le braccia sconsolato: «Ve l'ho detto cosa mi ha detto: mai più...».
Anche più esplicito l'agente ufficiale, John Giddins: «Così ha deciso lui, non c'è altro da aggiungere. Non si può chiedere a queste persone di tornare sul palco ancora, e ancora, e ancora».
LA SOFFERTA CONVALESCENZA. E così sia: l'onnipresente Bowie degli anni verdi, moltiplicato nella percezione mediatica come una serigrafia seriale di Warhol, disseminato di prospettive come un'opera cubista, dopo il terribile blocco ad una arteria coronarica ad Amburgo nel bel mezzo di un tour la conseguente angioplastica, si è votato ad una discrezione quasi spettrale.
L'uomo che riempiva le cronache, i rotocalchi, i pettegolezzi più folli, ha cavalcato l'esplosione dei social blindando nel riserbo la lunga, sofferta convalescenza. E anche al suo ritorno, nel 2013, ha limitato pesantemente, per rifugiarci in un eufemismo, le sue epifanie.
C'È CHI NON HA BISOGNO DI APPARIRE. Anche così, il mondo non ha smesso di parlare di lui. Dopo averlo riempito di parole, suoni, immagini, adesso Bowie riempie il pianeta della sua mancanza, spezzata ogni tanto da qualcosa di sè: un disco, un musical, una qualsiasi proiezione.
In un'epoca in cui pur di apparire per apparire per apparire si è disposti a un eccidio, lui non ha più bisogno di farlo, l'affollata bagarre della polvere la lascia agli epigoni.
A proposito, l'8 gennaio Bowie compirà 70 anni. Altro che infermo, terminale, moribondo: arrivarci, a 70 primavere così.
E non basterà.

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