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INTERVISTA 31 Ottobre Ott 2015 1500 31 ottobre 2015

Jared Diamond: «L'umanità sopravviverà, ha il 51% di probabilità»

Lo scienziato Diamond a L43: «Abbiamo il 51% di possibilità di salvarci». Ma solo se si «dividono le risorse». Perché senza uguaglianza «la pace è impossibile».

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Il professor Jared Diamond si definisce, in perfetto italiano, «un ottimista cauto». Nel senso che stima «al 51% le probabilità di sopravvivenza per la nostra civiltà».
Vincitore del premio Pulitzer con il saggio Armi, acciaio e malattie, che nel 1997 lo ha reso famoso in tutto il mondo, Diamond è stato protagonista dell'ultimo appuntamento organizzato a Milano da Intesa Sanpaolo in occasione di Expo 2015, per il ciclo di conferenze Sharing The World.
«IL FANATISMO RELIGIOSO? NON CI ESTINGUEREMO PER QUESTO». Dopo aver precisato che il fanatismo religioso di qualunque tipo - islamico, cattolico oppure ebraico - pur costituendo un serio problema, tuttavia non minaccia l'esistenza dell'umanità, Diamond ha preso di petto le due questioni che invece, a suo giudizio, rischiano di mettere a repentaglio la vita stessa della nostra specie. Lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali e la crescita delle diseguaglianze, tra Paesi e all'interno dei singoli Paesi.
«NON È COLPA DEL TERZO MONDO». A chi sostiene che «siamo troppi» e che la colpa della mancata sostenibilità ambientale sia in ultima analisi da attribuire ai tassi di crescita demografica troppo alti nel Terzo Mondo, Diamond ha ricordato una semplice verità. L'aumento della popolazione è solo metà del problema. L'altra metà è il «consumo di risorse medio pro capite», una variabile che illumina le responsabilità dei Paesi capitalistici avanzati. «Vi chiedo di ricordare soltanto un numero. Un italiano medio, oggi, consuma risorse naturali 32 volte più di un africano medio. E nel mondo globale la povertà non è più un problema degli altri. Se non si riducono le diseguaglianze, malattie, flussi migratori e attacchi terroristici sono destinati ad aumentare».

Jared Diamond.

DOMANDA. Come possiamo vincere la sfida della sostenibilità?
RISPOSTA. Dipende interamente da noi. Possiamo continuare sulla strada che prevale adesso, una strada che distrugge le risorse naturali. Oppure possiamo adottare una strategia di ecosostenibilità. In qualche caso lo facciamo già.
D. Ad esempio?
R.
Prendiamo l'industria della pesca. Ci sono casi virtuosi, come la pesca dei salmoni in Alaska, condotta in maniera sostenibile. Ma la maggior parte delle industrie ittiche oggi non funziona così. La pesca del tonno rosso nel Mediterraneo, se continua con i ritmi attuali, nel giro di cinque anni arriverà ad esaurire completamente questa risorsa alimentare.
D. La cultura della condivisione delle risorse incontra molti ostacoli. Quali sono invece i suoi principali vantaggi?
R.
In un certo senso, il vantaggio principale è che non abbiamo alternative. Nel mondo moderno globalizzato la possibilità di convivere pacificamente tra Paesi ricchi e Paesi poveri, senza condividere le risorse, semplicemente non esiste. In passato gli Stati poveri non erano in grado di danneggiare o influenzare quelli ricchi. Adesso hanno tanti metodi per farlo, intenzionali e non intenzionali. La Corea del Nord e il Pakistan hanno le bombe atomiche. Poi ci sono l'immigrazione, il terrorismo e le malattie.
D. Le malattie?
R.
Gli esempi storici non mancano. In assenza di adeguati sistemi sanitari nei Paesi poveri, patologie come l'Aids, l'influenza suina e il virus Ebola hanno raggiunto anche i Paesi ricchi.
D. Eppure Angus Deaton, fresco vincitore del premio Nobel per l'economia, sostiene che le diseguaglianze siano necessarie al benessere.
R. Per me questa è una pazzia.
D. Ma la sua prospettiva prefigura un superamento del sistema capitalistico?
R.
Non direi così, non vedo problemi inerenti al capitalismo in quanto tale. Il capitalismo può andare avanti, nel bene e nel male. Il punto è gestire le risorse in modo che si conservino per il futuro. D'altra parte, il sistema comunista ha ottenuto risultati decisamente peggiori nella gestione delle risorse ambientali. Le conseguenze sono ben visibili ancora oggi, negli Stati dell'Europa orientale.
D. Papa Francesco ha dichiarato che stiamo vivendo una Terza guerra mondiale combattuta 'a pezzettini'. Lei è d'accordo?
R. Sinceramente è una metafora che non mi sembra azzeccata.
D. L'immigrazione è un fenomeno che la preoccupa?
R. Noi americani abbiamo un punto di vista diverso da voi europei. L'immigrazione su vasta scala in Europa è un fenomeno relativamente nuovo. Negli Stati Uniti, invece, oggi siamo tutti immigrati. La vasta maggioranza degli americani o è immigrata oppure discende da immigrati. Io stesso sono nato negli Stati Uniti, ma mio padre è di origine ebraica. I genitori di mia moglie sono cresciuti in Polonia. Noi americani conosciamo bene le ondate migratorie. Nel primo decennio del XX secolo, in media, ogni anno sono arrivati negli Stati Uniti un milione di immigrati.
D. C'è una scienza che secondo lei consente di capire l'uomo meglio delle altre?
R. Secondo me non c'è un fattore più importante. Genetica, linguistica, storia, archeologia, biologia, sociologia e psicologia sono tutte discipline importanti.
D. Anni fa lei scrisse che l'agricoltura è stato l'errore più grave nella storia dell'umanità. La pensa ancora così?
R.
Gli autori soffrono spesso le conseguenze dei loro titoli, che sembravano belli all'epoca in cui sono stati scritti, ma in futuro si rivelano poco azzeccati. Scelsi quel titolo per un articolo che discuteva gli svantaggi dell'agricoltura. Allora, negli Anni 80, c'era la teoria secondo cui l'agricoltura era stata adottata dalle società di cacciatori e raccoglitori perché portava vantaggi nello stile di vita, nella qualità della nutrizione, nel consumo di energie, eccetera eccetera. Fatto sta però che i cacciatori-raccoglitori erano più alti e godevano di una salute migliore rispetto ai primi agricoltori. Di qui il titolo dell'articolo. Ciò non toglie che mi appresto a cenare con grande piacere qui a Milano, gustando i prodotti dell'agricoltura italiana (ride, ndr).
D. La cultura e la civiltà occidentale domineranno ancora il mondo?
R. Probabilmente sì. Molti dicono che il futuro appartiene alla Cina, io penso di no. La Cina soffre di svantaggi quasi insuperabili, primo fra tutti la mancanza di democrazia. Finché non diventerà un Paese democratico, la Cina non riuscirà a sorpassare il mondo occidentale.
D. Gli antropologi, in epoca coloniale, sono stati i primi a sostenere la teoria dell'evoluzionismo sociale. Oggi sono gli unici ad averla abbandonata?
R.
L'evoluzione, dal punto di vista biologico, non è una teoria, è un fatto. Il mondo biologico si è evidentemente evoluto. Per quanto riguarda invece l'evoluzionismo, l'applicazione del concetto di evoluzione alle società umane, la questione è più complessa. Le società umane possono essere studiate nella prospettiva dell'evoluzione, ma si tratta di una metafora. Azzeccata in parte, non del tutto.

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