Show Cooking 151031202457
LA MODA CHE CAMBIA 1 Novembre Nov 2015 0901 01 novembre 2015

Expo è finita. Ora basta spadellare ovunque

L'Esposizione è stata un successo. Ora togliamo il retrogusto di soffritto da Milano.

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Uno show cooking.

Due settimane prima di Expo, da questa stessa rubrica, partì una preghiera: basta polemiche, quel che fatto è fatto, ci siamo martellati le dita e anche altro da soli e a vicenda, come un francese non avrebbe fatto mai (e infatti i francesi, di norma omertosi sui propri guai fino alla negazione dell'evidenza, ci spararono addosso con entusiasmo fino all'ultimo minuto), stringiamo le fila e accogliamo sorridenti i milioni di visitatori che arriveranno.
UN SUCCESSO PER LA CITTÀ. Ne sono arrivati per una cifra ancora da calcolare definitivamente ma che a giudicare dai 21,5 milioni di biglietti staccati si avvicina molto alle attese.
Gli hotel della città si sono riempiti nonostante il ritocco talvolta ridicolmente alto delle tariffe (+23,5% da maggio ad agosto, ma giurerei che nelle ultime settimane la percentuale sia stata più alta: fra moltissimi è scoppiata la frenesia della chiusura imminente e si sono precipitati a Milano anche a costo di rompere il salvadanaio).
COMMERCIANTI SODDISFATTI. E dopo i primi mesi di dubbi e di vendite a rilento, anche i negozianti non si possono lamentare: 190 milioni solo nei mesi centrali dell'estate fra boutique e ristoranti che, tenendo presente la concorrenza dell'apertura serale di Expo con le sue offerte culinarie, è davvero un ottimo risultato.
Il problema, adesso, sarà appunto togliere dalla mente di aziende, stampa (ci mettiamo naturalmente anche noi) e gente di ogni professione, gusto e cultura, questa ridicola visione gastronomica della vita in ogni sua manifestazione.
MILANO GONFIA D'ORGOGLIO. Intendiamoci: noi milanesi siamo felici come pasque. A 20 anni da Tangentopoli, la città si è finalmente rimessa a nuovo ritrovando un po' di amore e di orgoglio per se stessa, e ne siamo immensamente orgogliosi. Ma ormai non passa giorno senza che ci venga rivolto un invito per una sessione di show cooking (e sono sicura di non dover nemmeno spiegare che cosa sia: ormai è patrimonio del lessico comune) nei luoghi più impensati e a prescindere da chi o con quali scopi lo organizza.
Pianificano sessioni pubbliche di cucina, intendono farlo o si preparano a farlo indifferentemente aziende di calzature (e qui il pensiero corre subito a Charlot che fa bollire le scarpe nella Febbre dell'oro), compagnie aeree, produttori cinematografici, aziende di lampade.
SHOW COOKING PER TUTTI. Che cosa facciamo per sembrare originali e cool? Una bella serata di show cooking. Ha qualche attinenza col prodotto che devo vendere e sostenere? Boh. Lo fanno tutti, facciamolo anche noi.
Ieri ho ricevuto l'invito a una di queste occasioni speciali da Federlegno (e in questo caso preferisco evitare qualunque apparentamento semantico a meno che l'obiettivo non sia difendere i piani di legno delle cucine rispetto ai nuovi materiali sintetici atossici), ma anche un'amica che segue le relazioni pubbliche di una multinazionale dell'energia mi ha chiesto che cosa pensassi di una serata trascorsa a osservare un grande cuoco ai fornelli.
IL MESSAGGIO DISTORTO DI EXPO. Ne penso, come moltissimi, il peggio possibile: il combinato disposto fra la spettacolarizzazione televisiva della cucina e la visione distorta del messaggio di Expo (che non si sa quanto abbia contribuito a riequilibrare la distribuzione delle risorse alimentari mondiali, ma di sicuro ha riempito la pancia di chi l'ha frequentato), ha prodotto infatti ovunque, ma moltissimo in Italia dove mangiare ci piace al punto di considerarlo un'esperienza culturale, una genia di soloni del soffritto che sproloquiano in ogni occasione su argomenti che non conoscono nemmeno per sentito dire.
Tempo fa sono riuscita ad assistere a un dibattito in cui Carlo Cracco dava, con grande sussiego, consigli di giornalismo a Ferruccio de Bortoli. In più, come quasi tutte le signore che escono la sera vestite e profumate, detesto il puzzo di cucina.
Santa pace, usciamo per evitare di sentirlo, vorremmo rientrare a casa senza essere costrette a lavarci i capelli e a spendere un patrimonio in tintoria.
Finisce l'Expo, forse potremmo anche finirla di spadellare in ogni dove.

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