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VOX POPULI 7 Novembre Nov 2015 1800 07 novembre 2015

Arriva Scientology, in viale Fulvio Testi c'è diffidenza

«Solo lucro». «Struttura invasiva». «Poca trasparenza». Milano, viale Fulvio Testi: L43 nel quartiere della nuova chiesa. Tra paure e aria di affari per i negozianti.

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La nuova sede di Scientology, in viale Fulvio Testi 327, Milano.

Il panorama che si apre all'uscita della fermata Bignami, sulla metro lilla, non lascia spazio a dubbi.
Eccola la nuova casa di Scientology.
Impossibile non vederla.
Alta, bianca e rossa, dà nell'occhio come nient'altro sul lungo stradone che congiunge Milano a Sesto San Giovanni.
IL PIÙ GRANDE D'ITALIA. Lì dove un tempo c'erano gli stabilimenti della Philips, ora c'è il più grande tempo italiano ed europeo della religione fondata dallo scrittore di fantascienza Ron Hubbard.
Sono 10 mila metri quadrati, e non importa se non è esattamente in centro come quello di Londra (Victoria Street, a due passi dalla cattedrale di Saint Paul) o quello di New York (Time Square).
La sede è costata carissima alla chiesa di Miscavige. Si dice 30 milioni in tutto, di sicuro ci sono i 18 versati per l'acquisto dell'immobile al fondo Unicredito immobiliare Uno della Torre Sgr S.p.a.
PORTA SORVEGLIATA. Sul lato Sud dell'edificio, sotto la gigantesca croce a otto punte, una piccola porta blindata è sorvegliata dagli uomini della sicurezza.
È aperta al pubblico e conduce a un cortile interno a pianta circolare sul quale si affacciano le ali del palazzo.
MOSTRA MULTIMEDIALE. Un cartello appena fuori dall'androne principale invita i visitatori a entrare per visitare la mostra multimediale.
Al banco della reception, un gruppetto di hostess giovanissime e di bell'aspetto fanno strada sul pavimento in marmo bianco, verso un percorso fatto di 13 schermi, ognuno dei quali racconta un pezzo della storia di Scientology e delle lotte contro il complotto internazionale ai suoi danni, ordito dai potenti del mondo e, soprattutto, dagli psichiatri.

Il proprietario del bar: «Il quartiere non è contento»

David Miscavige, capo della chiesa di Scientology.

Per strada, gli abitanti del quartiere continuano a vivere la vita di sempre, anche lunedì 2 novembre, due giorni dopo la grande inaugurazione che ha visto la partecipazione di 3 mila persone.
«Scientology? Ho letto qualcosa di loro, ma non li conoscevo. So che qui qualcuno non li vede di buon occhio», racconta il proprietario di un bar tavola fredda sul lato apposto del vialone.
«Il quartiere non è particolarmente contento».
Lui però prova a vedere il lato positivo: «Sabato qui è stato il delirio, ho avuto il pienone. Mi auguro che possa succedere più spesso e che possa migliorare gli affari».
«CERCANO SOLO IL DENARO». Al Parco Nord, pochi metri più in là, un uomo con una felpa di Superman raccoglie della menta: «Per molti è un'erbaccia, io ci faccio un pesto straordinario».
Racconta di fare il portinaio, otto ore al giorno, in un condominio nelle vicinanze, e di non nutrire la minima simpatia per Scientology: «Non mi piacciono per niente, per cultura religiosa sono contrario a tutte le sette di questo genere».
Lui è testimone di Geova e dice di sapere «ciò da cui devo stare lontano. Giro molto per le case e ne vedo di tutti i colori. A volte ci si approfitta dell'umore delle persone, soprattutto in momenti di crisi come questo. L'impressione è che non facciano quel che fanno per aiutare le persone, ma a scopo di lucro».
Se capitasse, però, «predicherei anche a loro la parola di Geova e la Bibbia».
«STRUTTURA TROPPO INVASIVA». A pochi metri di distanza, una famiglia si affaccia su un laghetto e fotografa germani e folaghe.
Sono un padre, una madre e una figlia. È la più grande delle due donne ad ammettere di provare «preoccupazione» per l'arrivo dei nuovi vicini.
«Non riusciamo a capire bene. Ci sembra una struttura molto invasiva, fatta apposta per farsi notare, una presenza impositiva rispetto al contesto del quartiere».
Del movimento dice di sapere che si tratta di una «organizzazione molto gerarchica», di non amare il modo in cui «manipola l'informazione».
Cerca un'espressione per definirla, ed è il marito a venirle in aiuto: «Poco trasparente».
Un altro papà, con la sua bambina, osserva le stesse anatre sull'altra sponda del laghetto: «Sono cristiano e totalmente contrario a tutto il resto».

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Alla fermata del tram: «Fossero miei vicini? Dipende. Sono aperta»

La nuova sede milanese di Scientology, in via Fulvio Testi.

Una signora che aspetta il tram 31 dice di non vivere in zona, ma di aver visto le foto dell'inaugurazione su internet: «Sembrava un pacco di Natale. Per quello che ho sentito dire ne sto distante».
Ma se il tempio fosse stato dalle parti di casa sua non avrebbe avuto pregiudizi: «Sono molto aperta. Dipende da come loro si comportano. Certo, se ci fossero proteste tutti i giorni per via della loro presenza non mi farebbe piacere, ma sarebbe il caos delle proteste il mio problema».
«PER ME È BELLO». Un ragazzo che cammina lungo il viale si gira, guarda il tempio e commenta: «A me piace, lo trovo bello, complimenti a Scientology, si vede che i soldi li hanno. E poi non vedo che possano fare di male oltre ai problemi che già abbiamo in Italia».
Poi si ferma, pensa un attimo e ricorda: «Ma c'è anche Tom Cruise? Ma è il capo?».
No, il capo è David Miscavige, che ha preso il testimone del fondatore Ron Hubbard dopo la sua morte nel 1986.
Tom Cruise però è il volto più noto di Scientology, e uno dei finanziatori più generosi.
Chissà che non ci sia anche lui tra quelli che hanno contribuito a fornire le risorse economiche per la costruzione del tempio (una trentina, secondo alcuni, ma la cifra esatta rimane top secret).
«CHI È TOM CRUISE?». Una ragazza seduta fuori dalla fermata della metro fa una faccia strana a sentir nominare l'attore: «Tom Cruise, chi è?».
Avrà 15 anni e non lo conosce, mentre un amico ricorda di averlo visto in un film «in cui faceva il militare».
Top Gun? «Sì, Top Gun. Non era male, ora me lo cerco e lo riguardo».
Sono un gruppo di amici, compagni di classe forse, e sono tutti abbastanza d'accordo: quell'edificio tutto bianco è «bruttissimo», «non c'è per niente gusto», e «l'insegna sarebbe dovuta essere più grande».
Sarà per questo (o forse perché va di corsa) che una ragazza che fa jogging sopra il ponte del Parco Nord non l'ha nemmeno notato: «Davvero, non ci ho fatto caso. Non sono di qui, ma conosco Scientology perché lavoro a Maciachini, dove c'era la vecchia sede».

Saracinesche abbassate in via Lepontina

Saracinesche abbassate sulla vecchia sede milanese di Scientology, in via Lepontina 4.

Lì, al 4 di via Lepontina, le saracinesche sono abbassate, ma la porta è aperta.
Dentro c'è ancora qualcuno a occuparsi di ultimare il trasloco. Quella palazzina sarebbe del tutto indistinguibile se non ci fosse sopra l'insegna blu con scritto “Chiesa di Scientology”.
E tornerà anonima tra poco, quando quella scritta sarà tolta.
Una signora anziana esce col marito dalla casa di fianco alla sede in dismissione: «Non ne voglio sapere niente, è una cosa che tengo lontana da me. Faccio già fatica ad andare d'accordo con la mia religione».
Non ricorda, però, di essere mai stata infastidita: «La prima volta che si sono avvicinati ho chiesto di lasciarmi in pace e loro l'hanno fatto. Ma chi viene qui?».
«ERANO CLIENTI IN PIÙ». Non lo sa nessuno, e se lo chiedono tutti.
Se lo chiede soprattutto il direttore del Residence Lepontina, che non ha alcun motivo di rallegrarsi per il trasloco di Scientology: «Per me erano clienti in più. E sono bravissime persone, per nulla invadenti. Sono venuti da me solo una volta, mi hanno lasciato degli opuscoli, e non hanno mai dato fastidio».
Ha una sola preoccupazione ora: «Speriamo che non arrivino i cinesi e ci facciano un albergo, per me sarebbe un problema».
Sulla porta, a chiacchierare con lui, c'è il gestore egiziano del ristorante di fianco: «Anche per me sono clienti in meno, e in Italia c'è già crisi. Erano in tanti a venire qui per Scientology».


«E LE MOSCHEE PER MUSULMANI?». Sull'altro marciapiede c'è un bar-trattoria, dietro al bancone un ragazzo giovane, al collo ha un ciondolo con la mano di Fatima.
È musulmano, ma non sembra troppo interessato alla polemica che si è creata intorno alla nuova chiesa di Scientology e all'interrogazione di Sinistra ecologia e libertà, in Consiglio comunale, per capire come mai a loro sia stato concesso di costruire un edificio tanto imponente mentre alla comunità islamica di Milano continua a mancare una vera moschea: «Anche noi abbiamo un luogo in cui pregare, non importa quanto è grande».
La pensa così anche un altro egiziano che abita nella via: «Credo che Dio sia uguale per tutti. L'importante è essere puliti dentro».
«CON LORO ERAVAMO SICURI ANCHE AL BUIO». Con loro non ha mai avuto problemi, anzi: «Conosco le accuse, ma non ho mai visto coi miei occhi. Non so se qualcuno paga per stare dentro Scientology, io non pago, non hanno mai preso i miei soldi».
Anche lui è preoccupato: «Prima qua c'era tanta gente, anche la sera, al buio, si stava tranquilli. Ora sarà diverso». Alla fine a quei vicini così controversi si erano anche affezionati.

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