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SOLIDARIETÀ 8 Novembre Nov 2015 1200 08 novembre 2015

Liberi di leggere, un libro 'sospeso' per le carceri

Volumi comprati dai clienti. E destinati agli istituti penitenziari di tutta Italia. Così si arricchiscono le biblioteche in cella. L'iniziativa culturale in cifre.

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Un tempo era il ‘caffè sospeso’: quello che si pagava nei bar per un amico in arrivo o per un senzatetto in cerca di qualcosa di caldo da bere.
Poi è diventato il ‘libro sospeso’: la pratica di comprare un volume in più per uno sconosciuto che lo ritira direttamente in cassa.
Ora questa versione ha trovato una sua variante, nata con l’iniziativa 'Liberi di leggere': quello che si lascia in sospeso è sempre un libro, ma stavolta a riceverlo sono le biblioteche degli istituti carcerari italiani.
L'IDEA DALLA CAMPANIA. A promuovere l’iniziativa a livello nazionale è stata la libreria Fanucci di piazza Madama, a Roma, grazie all’intraprendenza di Massimiliano, Mirko, Laura e Cristina.
Proprio Massimiliano Timpano, uno dei librai di piazza Madama e autore per la Bompiani, racconta come è nata l’idea: «Mi è arrivato un messaggio da un amico, Michele Gentile, libraio a Polla, in Campania. Mi ha detto che stava cominciando ad allargare la pratica del libro sospeso a un carcere minorile. Da lì abbiamo pensato di provare questa iniziativa sul piano nazionale».

«CASSETTI PIENI DI LIBRI». A ottobre è iniziata la raccolta dei volumi per i detenuti italiani, prorogata fino a fine novembre grazie al successo che ha avuto finora.
«Abbiamo già cassetti pieni di libri acquistati dai nostri clienti abituali», racconta Massimiliano.
«Uno di loro, per esempio, ha comprato 3-4 volumi per le biblioteche carcerarie».
I libri non vengono scelti dai lettori, ma sono gli stessi istituti penitenziari a indicare una lista di testi richiesti, in modo da evitare che le biblioteche si riempiano soltanto di titoli vecchi: «Quello che manca, spesso, sono le novità, libri che parlino di qualcosa di più attuale», spiega il libraio che ha lanciato l’iniziativa a livello nazionale.

A Rebibbia una delle biblioteche più attive

Non tutte le biblioteche degli istituti penitenziari sono uguali.
Le dimensioni e le modalità di accesso e fruizione cambiano molto da un istituto all’altro.
Un quadro lo fornisce Alessio Scandurra, coordinatore dell’osservatorio di Antigone, associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale: «La biblioteca del carcere di Rebibbia, a Roma, per esempio, è fondamentale per l’istituto. Si svolgono tante attività, c’è un bel gruppo di persone che lavora lì e la gestisce. In altri posti, invece, le biblioteche sono semplicemente una piccola stanza chiusa».
Alessio sottolinea anche che «non sono moltissimi i detenuti interessati ai libri, ma se potessero scegliere in un catalogo più ampio, sicuramente lo preferirebbero».
Ci sono poi alcuni problemi, uno su tutti riguarda i testi in lingua straniera: «Le biblioteche non comprano libri, ma ricevono donazioni. Quindi non arrivano libri in lingua araba, giusto per fare un esempio».
IN TOSCANA 75 MILA VOLUMI. Il numero di volumi all’interno delle biblioteche penitenziarie non è comunque basso.
Basta pensare al caso della Toscana, dove nel 2014 si contavano circa 75 mila titoli, con poco più di 4 mila detenuti tra tutti gli istituti carcerari.
Proprio i dati sulla Toscana, però, evidenziano maggiormente il problema dei testi in lingua straniera: più del 50% dei detenuti nel 2013 non era di origine italiana.
Situazione diversa a Roma, dove le biblioteche carcerarie sono entrate a far parte - dal 1999 - della rete delle biblioteche comunali.

LA CAPITALE NE CONTA 50 MILA. In tutti i cinque penitenziari cittadini della Capitale sono raccolti circa 50 mila volumi, con grosse differenze tra gli istituti.
Fabio De Grossi, responsabile delle biblioteche penitenziarie del Comune, racconta cosa succede a Regina Coeli: «Ogni giorno una sezione del carcere va in biblioteca e 20-30 persone al giorno possono accedere ai circa 10 mila volumi a disposizione».
Ci sono, poi, le librerie di sezioni, molto più piccole e meno fornite.
A ROMA 1 DETENUTO SU 3 LEGGE. La richiesta da parte dei detenuti, comunque, non manca: «Su tutta Roma», continua la sua analisi De Grossi, «abbiamo circa 1.000-1.500 richieste di prestiti al mese su 3 mila detenuti».
Una media di più di un detenuto su tre che vuole leggere.

'Liberi di leggere' in tutta Italia: Cagliari, Catania, Venezia

Inizialmente, ogni libreria aderente a Liberi di leggere (ce ne sono in tutta Italia: Roma, Cagliari, Catania, Venezia) si è messa in contatto con un istituto carcerario della zona per ricevere la lista dei libri da acquistare.
In pochi giorni le adesioni si sono allargate e i volumi ‘sospesi’ sono pronti a essere inviati non solo alla biblioteca del carcere di riferimento, ma anche a quelle in altre zone d’Italia, come specifica ancora Massimiliano Timpano: «Nessun libro andrà perso, se io ho testi che non vanno bene per Rebibbia, li invio ai penitenziari di altre zone. C’è chi ha bisogno di testi per minori e chi di quelli in lingua straniera. Non tutti gli istituti hanno le stesse richieste».
COINVOLTI GLI EDITORI. Il successo dell’operazione si è esteso tanto da coinvolgere anche gli editori.
Così Carocci, Laterza, Adelphi, Bompiani, Chiarelettere, Itaca e altri ancora hanno iniziato a donare alcuni volumi da inviare agli istituti carcerari italiani.

C'È RITORNO PUBBLICITARIO. Uno degli obiettivi iniziali di questa iniziativa è anche stato quello di «fare sistema, perché la solidarietà paga», come spiega Massimiliano.
Scopo raggiunto, considerando che così «editori piccolissimi riescono a farsi conoscere, c’è un ritorno pubblicitario. Per esempio, un autore che lavora con un editore minore è stato notato e contattato da un editore più grosso».
PRONTI I REGALI DI NATALE. I vantaggi, ovviamente, non sono solo per gli operatori dell’editoria, ma anche per i detenuti: «Tenteremo di far loro dei regali di Natale», conclude il promotore di Liberi di leggere.
«Quando propongo queste iniziative penso come reagirei se fossi al posto loro e sicuramente mi farebbe piacere sapere che qualcuno fuori dal carcere mi pensa. Non ne faccio una campagna di sensibilizzazione, lo faccio da appassionato di libri e provo a mettermi dall’altra parte».

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