Vegani 151020213054
LA MODA CHE CAMBIA 8 Novembre Nov 2015 1000 08 novembre 2015

Orgoglio vegan a letto (e anche sui treni)

Dai preservativi ai menù di Italo. Ora chi non ama la carne ha più scelta.

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Un kebab vegano.

Non so se siano stati lo spirito di Leonardo, icona della Milano di Expo e quasi certamente vegetariano nonostante un libercolo di Eataly a sostegno della tesi contraria (la ricetta del biancomangiare del genio di Vinci non è affatto male; potete trovarla nelle sue Note di cucina, pubblicate in parte anche sul web), oppure la meat-craze, la paura seguita agli ultimi allarmi dell'Oms sul consumo di carne, a far sì che, per la prima volta, anche in Italia si inizi a considerare (noi) vegetariani e vegani come individui degni di rispetto e non come malati, non di rado immaginari, oppure esseri stravaganti o snob.
MAGGIORE DISPONIBILITÀ. E il segnale del cambiamento non sono solo apparenti eccentricità come la progressiva diffusione di profilattici vegani, cioè realizzati senza sostanze di origine animali (oggettivamente, quelli a base di burro di cacao di Esp sembrano un racconto erotico in sé), ma la progressiva disponibilità di alimenti e accessori per chi non mangia o non entra in contatto con proteine animali nei canali della grande distribuzione o dei mezzi di trasporto, entità trasversali per loro stessa natura.
PASTI PER CELIACI IN TRENO. Nonostante l'apparente lontananza di intenti e di posizionamento di mercato, c'è un collegamento evidente fra la comparsa sugli scaffali di qualunque catena di supermercati, da Esselunga a Carrefour, di piccole specialità vegane (non di rado di gusto e origine etnica come l'hummus o i falafel) e la decisione di un vettore ad alto tasso di innovazione come Italo di introdurre nei distributori a bordo dei suoi treni degli snack vegani e anche gluten free (cioè destinati ai celiaci), categoria che, per questioni di salute, non può davvero correre il rischio di ingerire glutine, al contrario di chi, come i vegani, fa determinate scelte alimentari per volontà.
4 MILIONI DI VEGETARIANI O VEGANI. Per qualcuno, come dicono i detrattori e in genere gli onnivori critici, scegliere di alimentarsi e magari vestirsi vegano sarà anche un fattore di moda: non credo però che 85 mila casi di celiachia diagnosticati ogni anno solo sul territorio nazionale siano frutto di schizofrenia collettiva o che 4 milioni di italiani vegetariani e vegani rappresentino le frange di una moda alimentare.
Come scriveva appunto Leonardo, che forse non sarà stato vegetariano ma animalista certamente si, sarebbe arrivato il giorno in cui l'uccisione degli animali sarebbe stata considerata alla pari di quella degli esseri umani. Quel giorno non è arrivato, ma di certo è cambiata la percezione del rapporto fra uomo e animale, e ci si inizia a porre domande sull'inquinamento atmosferico prodotto dagli allevamenti e dalla coltivazione e la trasformazione delle derrate necessarie a sfamarli.
VEGANA UN PO' PER CASO E UN PO' PER AMORE. Non ho nulla contro chi mangia carne, anche se mi domando come mai nessuno si faccia venire il dubbio sul motivo per il quale le carni dei polli di campagna sono così scure e quelle delle coscette proposte dal supermercato così bianche. Io sono diventata vegana un po' per forza, a causa di una forte intolleranza al lattosio, e un po' per amore.
Trent'anni fa, per un servizio televisivo, entrai in un macello: l'odore dell'adrenalina emessa da quei poveri animali, perfettamente consci del destino che li attendeva, e i muggiti disumani, mi sconvolsero al punto di farmi interrompere qualunque rapporto, che era comunque flebile già dall'infanzia, con la carne.
CONSIDERATI MALATI O SNOB. Da allora, io come credo centinaia di migliaia di altre persone e soprattutto in Europa dove, al contrario che negli Stati Uniti, le preferenze alimentari nei ristoranti e nei luoghi pubblici vengono considerate innanzitutto una seccatura, ho combattuto per non essere considerata, appunto, una malata o una snob, andando spesso incontro a divertenti qui pro quo che mi dimostravano quanto fosse scarsa la conoscenza degli alimenti e della loro origine, nonostante il bombardamento mediatico degli ultimi decenni (la migliore, un paio di anni fa, in Normandia: «Non vuole la crema di funghi perché ha dentro il latte? Me la lasci gratinare che almeno ci metto il formaggio»).
Aspettavo, aspettavamo con ansia che i prodotti vegani diventassero un fenomeno di massa. Solo la massa, infatti, garantisce l'accettazione e la pacificazione su un tema o una tendenza. Adesso possiamo iniziare a dirci normali.

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