Abdeslam Salah 151120095049
LA MODA CHE CAMBIA 22 Novembre Nov 2015 1300 22 novembre 2015

La scuola difenda la bellezza dell'Occidente

La nostra civiltà è vita. Bisogna preservarla, non cancellarla.

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Abdeslam Salah.

Forse dovremmo davvero convincerci che il mondo come si vede, come si vive e si vedrà, parte davvero tutto dalla scuola, cioè dalla formazione. Nostra e di chiunque altro.
SALAH, FOLLE MA NON VIGLIACCO. Per questo, non smetto di pensare a Salah Abdeslam, lo stragista del Bataclan che invece di darsi la morte se l'è data a gambe e ora è ricercato sia dalle polizie di tutta Europa sia dallo Stato islamico, non come a un vigliacco, ma come un giovane che, pur nella sua orrenda follia, ha conservato quel po’ di passione per la vita, quel barlume di coscienza che smentisce nei fatti l’atroce slogan di Osama bin Laden sull’amore degli islamici per la morte come netta contrapposizione all’amore dell’Occidente per la vita.
UN TESTIMONIAL CONTRO L'ISIS. Salah, l’assassino Salah, è il miglior testimonial che possiamo avere in questo momento contro l’Isis e la sua educazione alla morte, accompagnata da promesse, denari e droga, la droga delle siringhe che si ritrovano nei covi terroristici e che serve a ottundere la coscienza.
Eppure, per quanta predicazione contraria ai principi dell’Occidente avrà potuto respirare nelle sue scuole, per quanto odio gli sia stato inculcato nei confronti di un mondo dove avrà immaginato di non potersi ma neanche volersi integrare, quello che Salah ha visto, respirato, vissuto anche parzialmente della sua adolescenza in Belgio deve aver lasciato una piccola, tenace radice che nulla è riuscito a estirpare e che non è vigliaccheria, ma ostinato amore per la vita e per la sua bellezza.
ISTRUIRE LE DONNE ISLAMICHE. Ed è anche per questo che, credo, non si debba cedere di un millimetro sui programmi scolastici, non si debba indietreggiare di fronte alle pretese di cancellare il corso della nostra storia e della nostra arte mutilando affreschi, ma anche sostenere ovunque sia possibile l’acculturamento della donna islamica, che sarà l’unica strada cambiare non solo il mondo cosiddetto “radicale”, ma anche quello, e da donna non riesco a definirlo tale, “moderato”, il mondo che magari non approva la scia sanguinaria dell’Isis ma considera la donna “uguale nella fede ma non nell’ordine mondano”.

Rispettare l'altro, ma non cedere

Il David di Michelangelo.

È sempre una questione di scuola, di educazione, di formazione: per questo, credo, si debba prestare particolare attenzione a una formazione sicura, decisa, senza tentennamenti: che rispetti l’altro senza però cedervi, senza pretendere di cancellare millenni di storia, di battaglie anche sbagliate, di rivoluzioni anche sanguinose, che però ci hanno portato a quello che siamo.
PROPORRE UN MODELLO LAICO. Sì, come diceva a Virus padre Albanese, il mondo islamico non ha avuto «un Max Weber» . Non ha nemmeno potuto godere degli innegabili vantaggi della separazione Stato-Chiesa, se è per questo, e che è stato il primo, grande motore della nostra evoluzione democratica e, appunto, laica. Ma questo sta a noi non certo imporlo, ma proporlo, con costanza, e lasciarlo lavorare, aspettare che frutti. Sta a noi instillare l’amore per la bellezza, per la vita.
Ne parlo con un imprenditore indiano della moda molto noto, incontrato sul treno Firenze-Milano, al termine di un convegno fiorentino che ha inserito per acclamazione una lunga sosta davanti alla perfetta bellezza del David di Michelangelo e a quel suo sguardo fiero e concentrato nella lotta imminente con il gigante Golia, simbolo della ragione e della democrazia contro la forza cieca e brutale della tirannide.
TAKSIM, UN INDIANO INNAMORATO DELL'ITALIA. Parliamo naturalmente di terrorismo che Taksim (non ne rivelerò il cognome; diciamo che la sua azienda, che ha filiali in tutto il subcontinente asiatico, è uno dei maggiori fornitori di Zara) ha dovuto subire in famiglia, perdendo il cognato in un attacco perpetrato ai confini del Pakistan, delle madrase, le scuole coraniche dove spesso si annidano predicatori di violenza, della donna islamica, e delle nostre scuole.
È talmente innamorato dell’Italia da volerci mandare la figlia 20enne, neolaureata in un’università inglese, a completare la propria formazione. Allo scopo, le sta portando l’application form di Polimoda, la scuola di studi superiori per la moda e le arti visive di Firenze. Sentendomi per prima portatrice di quella vigliaccheria di cui vorrei accusare le maestre che cancellano le visite alle mostre di arte sacra per non 'offendere' altre sensibilità, e cioè gli alunni di fede islamica, sono incerta se sostenerlo nella scelta (Polimoda è un’ottima istituzione), oppure suggerirgli una scuola altrove, diciamo non in Europa.
«STUDIARE IN EUROPA È UNA GRANDE CHANCE». Mi dà una sferzata: «Studiare in Europa, e soprattutto in Italia, è la più grande possibilità che possiamo dare ai nostri figli, e non solo per la qualità delle vostre scuole, ma per la bellezza assoluta, totale, in cui potranno vivere, che potranno respirare in ogni momento della giornata. Vivere qui vuol dire essere circondati dalla bellezza in ogni manifestazione: arte, natura, cibo, la facilità e la bellezza della vita qui, ma si rende conto? Come potete anche pensare per un momento di cedere le armi? Dovete difendere la bellezza che avete creato, e amarla, per il bene di tutti. Forse le radici della civiltà occidentale saranno dalle nostre parti come dicevano anche quei pazzi dei nazisti», sorride, «ma il senso vero al significato della civiltà l’avete dato voi».

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