PERSONAGGIO 26 Novembre Nov 2015 1700 26 novembre 2015

Cattelan, l'eterno giovane che parla bene di chiunque

Bacia a parole tutti. Pure Battiato dopo il flop a XF9. Si sente figo e corteggiato. Persino da Sanremo. Profilo di un conduttore multitasking. Che non matura mai.

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Franco Battiato durante la sua criticatissima performance a XFactor 9.

«Quando le parole non bastano a descrivere la grandezza...».
Ipse dixit, in completo di lamè celeste, a XFactor, dove il M° Kundalino Battiato in promozione escatologica ha fornito epifanica testimonianza di una spiritualità feroce nella genesi di una scia reificante correnti ascensionali alla ricerca di una estasi immanente lungo una traiettoria mistica di possibilità perculanti nel solco di meccaniche balistiche non avulse da totalità danzanti.
In una parola: ha stralunato il suo «capolavoro assoluto» (ipse dixit) in una interpretazione cubista che ha scatenato “la Rete”, la quale come essenza non c'è, mentre ci sono gli agitatori (cioè tutti, nessuno escluso) che vi si agitano senza posa, come si racconta nell'ottimo I giustizieri della Rete, di Jon Ronson, appena pubblicato in Italia dalla meritoria Codice Edizioni.
MASSACRATO SU TWITTER. I giustizieri del giorno, dunque, hanno lapidato il M° a sassate di tweet.
Chi insinuando dietro l'opaca prova del M° il suo alter ego Travaglio in uno dei suoi più diabolici travestimenti.
Chi rilevando la profezia di Aldo Grasso che proprio poche ore prima aveva dedicato al M° un sulfureo TeleVisioni («A Battià: canta, che ti passa»).
Ma c'è un ipse dixit che non si lascia smontare dalle miserie virtuali e ha presentato il Maestro «al di sopra di ogni aggettivo», chioserebbe Paolo Isotta, tipo i pugili che salgono sul ring: il supremo, l'insuperabile, l'invincibile... Il M° Fondamentale Battiato Franco non se l'è presa più di tanto, essendo uomo di meccaniche celesti vola alto sopra minima immoralia e vanitas vanitatum, ha sorriso paterno per la presentazione-monstre e si è lanciato in una esibizione un po' mostruosa, cioè imbarazzante.
MA AL CONDUTTORE PIACE. Non si è tuttavia turbato, l'ipse dixit specializzato in santificazioni in vita: il suo nome è Cattelan, Alessandro Cattelan.
Da non confondere con l'artista, il Cattelan Maurizio avanguardista dei manichini impiccati agli alberi, le cui provocazioni non piacciono a Philippe Daverio.
Eh no: Alessandro è di tutt'altra pasta.

Tweet riguardo #battiato #xf9

L'eterno giovane naturalmente portato a parlar bene dell'altro

Alessandro Cattelan, conduttore di XFactor.

Se deve parlare di Skin, che fa la giudice a XFactor, la pittura come un mix di Madame Curie, Madre Teresa e Wonder Woman.
È naturalmente portato a parlar bene dell'altro, fors'anche per parlar bene di sé, rinverdendo una luminosa tradizione che discende dal Goldoni de La putta Onorata («Mi veramente no digo d'esser bela; ma g'ho un certo non so che, che tutti me core drio») a Alberto Sordi («Onorevole [Andreotti]! Quale onore! Non immaginavo mai di averla sul mio taxi Zara 87»), fino a Mike Bongiorno («Le bacio le mani perché lei è una contessa»).
BACIA A PAROLE TUTTI. Cattelan bacia di parole tutti gli ospiti, specie quelli suoi, poiché «sono fighi».
Così dice, «fighi», in quanto lui è un giovane eterno, iscritto fin da bambino alle ribaltine televisive così che oggi, appena 35enne, può parlare di sé come un sempregiovane vissuto, che «ha fatto tante cose» e forse non disdegnerebbe una autobiografia, come Muhammad Ali che alla stessa età scrisse Il Più Grande.
IL PIÙ FIGO È LUI. Cattelan non ha scosso il mondo, non ha preso a pugni colossi, razzismi e pregiudizi, però ha ospiti fighi, che sarebbero poi le icone pop che battono i talkettini show a rotazione, oggi qui, domani là, come la canzone di Patti Pravo; inutile dire che il più figo di tutti è lui, Cattelan.

Parla a raffica e si sente pronto persino per Sanremo

Roma: selfie di Alessandro Cattelan prima dei provini di X Factor 8.

Parla in un modo figo inconfondibile: cioè a raffica, ma ogni tanto bloccandosi estatico per sottolineare un avverbio interlocutorio, scandito maiuscolo, tipo «AS-SO-LU-TA-MEN-TE».
Poi riprende la litania accelerata di concetti in superficie.
Perché se lo intervistano, il Cattelan si sofferma sui soliti dubbi esistenziali pop, ma fighi, il calcio, i videoclip, la stagione irripetibile di Mtv, ma soprattutto gli ospiti fighissimi, ma soprattutto lui medesimo.
STUDIARE ANCORA? E PERCHÉ? Uno che, se gli buttano là, «come ti vedi a presentare Sanremo?», mica si schermisce, preoccupato della necessità di studiare ancora un po': no, lui ha già fatto tante cose e risponde con degnazione, mah, perché no, sarebbe una esperienza in più, ma non è un traguardo. Tradotto: se proprio mi anelano, se ne può parlare.
E siccome gli fanno notare che «tutti lo vogliono» (tutti ghe core drio), lui la prende in modo as-so-lu-ta-men-te serio: «C'è tempo per tutti». Accattatevi Cattelan!

Un personaggio che non invecchia, non stagiona, non matura

Alessandro Cattelan.

Ecco, il tempo.
Che nella percezione cattelanesca è un po' uno scherzo bergsoniano, lui è della tribù degli eversempreverdi alla Cecchetto.
Non può invecchiare, resterà figo e giovane anche a 95 anni.
IL TARGET È QUELLO. Il rovescio della medaglia è che uno così è cristallizzato nella propria percezione, e, soprattutto, in quella che deve suscitare nel pubblico, non invecchia, non stagiona, non matura.
Il personaggio è quello, il target è quello.
Ed è quella anche l'impressione di essere poliedrico, cioè di stare dappertutto, di essere un prodotto molto richiesto dal mercato e di conseguenza di poter fare tutto quello che crede di saper fare, sempre con quel refolo di insostenibile leggerezza, si tratti di condurre, scrivere, recitare, stare in radio.
UNICO SCOPO: ESSERCI. Chiaro che a questo punto ci meritiamo l'accusa di rosiconi e allora andiamo fino in fondo, diciamola tutta: a volte pare che questi giovani multitasking, giovani due-punto-zero, abbiano un solo obiettivo: esserci per esserci, «durare», come dice il prof. Sartori dei politici, magari rubando lo spot, e anche la lampada abbronzante, a qualcuno un po' meno giovane. Tutto lì.
Il M° a XFactor non è stato all'altezza della sua fama e soprattutto della presentazione, ma Cattelan era già altrove, proteso nel lancio di qualche altro ospite eccezionale, stratosferico, mirabile, immaginifico, as-so-lu-ta-men-te figo.
Batti in aria le mani, quando c'è Cattelan.

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