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LA MODA CHE CAMBIA 30 Novembre Nov 2015 1048 30 novembre 2015

Com'è cool la cultura: nuovo fenomeno pop

Sempre più musei, sempre meno shopping. Evviva. Anche il Black friday è stato un flop.

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La mostra su Hayez a Milano.

Anche al netto del bonus cultura per i 18enni, immediatamente oggetto di polemiche classiste quasi non si trovassero stolidi integrali e bisognosi di scossa propedeutica anche fra i cosiddetti alto-borghesi (anzi...), ma al lordo della memoria della strage del museo del Bardo in Tunisia e della distruzione dell'antica città Palmira in Siria, non ci sono dubbi che la frequentazione dei musei stia diventando il massimo del cool.
Perché senza possesso e coscienza della nostra memoria culturale siamo inevitabili vittime di ogni tirannide.
PER COSA COMBATTIAMO? Il premier Matteo Renzi ha fatto certamente benissimo a cavalcare l’ondata di emozione seguita ai fatti di Parigi e a fare propria la famosa battuta di Winston Churchill sulla priorità dell’investimento in cultura rispetto a ogni altro: «Se no per che cosa combattiamo». Appunto.
Bisogna però dire che la tendenza era in atto già da qualche tempo, come dimostrano le file chilometriche attorno alle mostre blockbuster di queste settimane - per intenderci, Balthus alle Scuderie del Quirinale e all’Académie de France a Roma, Hayez alle Gallerie d’Italia a Milano, ma anche e persino Barbie al Mudec, in un allegro, trasversale connubio socio-culturale che è un po’ la chiave di interpretazione di questo fenomeno.
PURE LA MODA CERCA L'ARTE. Anche nella moda ormai sono pochissimi gli eventi che non contemplino il ricevimento esclusivo nel salone d’onore di un museo con visita guidata o, meglio ancora, l’anteprima dell’esposizione di cui tutti parleranno e scriveranno nei giorni successivi.
E non è un caso che la moda ricerchi ormai ossessivamente nuovi spazi museali dove presentare le proprie collezioni oppure organizzare serate.
Non sempre i vecchi gruppi consiliari di certe venerande istituzioni gradiscono l’assalto, preferendo selezionare quelle che sono iniziative di marketing - certo ovvie, ma pure utili - anche a costo di non incamerare cifre che sarebbero necessarissime ai fini di restauri e manutenzione.
Si tratta però e davvero di casi isolati.
UNA CULTURA VERSIONE 2.0. Aiutata dagli smartphone e dai social network, la cultura è il nuovo fenomeno pop: dal Louvre di Parigi al Victoria&Albert Museum di Londra al Moma, la cultura sperimenta clash semantico-artistici, mescola suggestioni, trova rimandi e leve nel cinema e nella televisione e finalmente attira, invece di respingere.

La museum experience adesso attira anche i bimbi

L'esperienza delle nottate in sacco a pelo al Museo della Scienza e della Tecnica.

Succede perfino in Italia, dove fino a pochissimo tempo fa vedere al museo famiglie al completo e con tanto di piccolo nel passeggino non era consueto come in Danimarca o in Inghilterra.
Ho amiche che hanno portato garrule seienni ad ammirare la mostra di Giotto a Palazzo Reale, seducendole con la storia del suo cerchio perfetto.
NOTTI IN SACCO A PELO. E che ora vengono assillate ogni domenica per ripetere l’esperienza altrove, magari al Museo della Scienza e della Tecnica, che organizza nottate in sacco a pelo e pila accesa a scoprire i capolavori di Leonardo, oppure alla Triennale, dove il laboratorio dedicato ai bambini è sempre affollatissimo, e il ristorante con affaccio sul parco pure.
SHOPPING, CHE NOIA. Non più (solo) visita, la gita al museo si è trasformata nella museum experience, parallelo perfetto ma quanto più gratificante della shopping experience che invece si va sempre meno di fare, come dimostra il sostanziale fallimento del “Black friday” di saldi prenatalizi in mezza Europa.
Compriamo moda online, ma consumiamo i musei de visu, in carne e ossa e allegrissimi.
AVEVA RAGIONE WARHOL. È insomma diventata realtà la famosa profezia di Andy Warhol sulla progressiva trasformazione dei musei in grandi magazzini e dei grandi magazzini in musei (già alla fine dell’Ottocento, per essere sinceri, il fondatore del Bon Marché, Aristide Boucicaut, aveva aperto i suoi spazi agli atelier degli artisti, ma senza fare veri proseliti in altre capitali europee).
Nei musei si organizzano concerti, cene gourmet, incontri ad alto tasso di mondanità, vedi il celeberrimo ricevimento che apre la stagione del Met di New York.
ALLA FACCIA DEI TERRORISTI. Per quanto gli attacchi terroristici stiano mettendo un freno alla nostra voglia di viaggiare, conoscere, scoprire, la “destinazione culturale” è ormai entrata a far parte della nostra vita e dei nostri piani di viaggio.
Come osserva Marc Jacobs, «creativity and art are the new currency of cool»: la creatività e l’arte sono la nuova moneta corrente del cool.
BANALIZAZZIONE? FORSE. Pochi giorni fa ho aspettato un amico davanti allo scintillante ready made “Pluto and Proserpina” di Jeff Koons a Palazzo Vecchio: banale quanto si vuole, scelleratamente furbastro, ma abbastanza vistoso da attrarre un esercito di adepti del selfie.
Fotografarsi accanto a un’opera d’arte fa, ancora una volta, cool. Poi potremmo interrogarci fino al prossimo anno sulla progressiva banalizzazione dell’arte e soprattutto del suo consumo. Ma ora, per favore, godiamoci il momento.

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