Giovanna Arco 120107202601
LA MODA CHE CAMBIA 6 Dicembre Dic 2015 1600 06 dicembre 2015

Giovanna d'Arco e quel trait d'union con Malala

Se oggi godiamo della libertà di vestirci e svertirci è anche grazie all'eroina francese.

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Una raffigurazione di Giovanna D'Arco.

La Giovanna d'Arco con cui si apre la nuova stagione scaligera domani venne condannata per eresia, come tutti sanno o credono di sapere perché così è stato loro raccontato.
Quello che spesso viene trascurato, come se fosse poco rilevante, è il gancio, la scusa o per meglio dire la trappola che permise al tribunale di Rouen di condannarla.
E questo gancio, questa leva fu la sua ostinazione a vestire panni maschili, ai quali si rifiutò sempre di rinunciare: «Donnez moy la dilacion» («datemi una concessione», dice ai giudici. La grafia è quella del francese del Quattrocento). Non intende abbandonarli, e in questo contravviene ai principi del Deuteronomio, offrendo appunto il destro ai giudici per incastrarla.
QUEL NO CHE LE COSTÒ LA VITA. Le ragioni per le quali Giovanna arrivi ad anticipare la propria esecuzione pur di non infilarsi la veste femminile che le hanno preparato è dibattuta da decenni dagli studiosi di costume, di storia e di teologia (necessità di proteggersi dagli sguardi maschili in battaglia e nelle sue missioni, com'era in uso allora ed è stato fino a pochi secoli fa? Aderenza a un modello che non volle mai rivelare? Sessualità incerta?).
Pur tenendo presente che nel XV secolo, come in parte anche adesso, la dottrina cattolica prendeva in considerazione gli omosessuali, ma non l'identità omosessuale, l'abito di Giovanna, ben prima della sua sessualità, e tanto meno della sua identità, venne dunque considerato elemento determinante per mandarla al rogo.

Donne che hanno scelto di pagare il proprio sogno con la morte

Malala Yousafzai, premio Nobel per la pace 2014.

Per questo, e non a caso, Giuseppe Verdi e il librettista dell'opera tratta dalla 'Pulzella d'Orleans' di Schiller , Temistocle Solera, si tennero ben lontani nella messinscena da qualunque aspetto controverso della sua vicenda: dai rapporti strettissimi con il terribile condottiero Gilles de Re', l'uomo che, per intenderci, servì da modello per il personaggio di Barbablù, fino alla sua pervicace eresia di spacciarsi per un uomo attraverso gli abiti.
LA COMBATTENTE TRAVESTITA. Correva il 1845, si poteva di certo sfidare il potere degli austriaci in Milano, quello del Papa di Roma (che avrebbe canonizzato Giovanna solo nel XX secolo) no. E Giovanna, da combattente travestita per la liberazione della Francia dagli inglesi e nel nome di Cristo, si trasformò in una tenera verginella innamorata del re di Francia Carlo VII («amai, ma un solo istante»).
Ma se l'opera di Verdi è un «cumulo di incongruenze e un'offesa continua al buon gusto artistico e la verità storica» secondo quanto scrisse il critico Carlo Gatti nel 1931, la figura di Giovanna meriterebbe una rivalutazione attenta soprattutto in questi anni di dibattito sul genere e l'identità sessuale.
LA GUERRA DI GIOVANNA E MALALA. In particolare, dovrebbe essere oggetto di discussione per chi tende a dimenticare che, se noi donne occidentali godiamo senza nemmeno rendercene conto della libertà di vestirci e svertirci come preferiamo, è anche grazie alle battaglie, alle fughe in avanti, alle lotte, al martirio di centinaia di donne contrarie al destino che la società, e una società ancora fortemente teocratica, aveva stabilito per loro e, nel nome di Cristo o anche solo di se stesse, hanno scelto di pagare il proprio sogno, le proprie 'visioni', qualunque esse fossero, con la morte.
C'è un filo sottile che unisce l'analfabeta Giovanna che grida ancora fra le fiamme per difendere il proprio paese e il proprio diritto a stabilire un legame esclusivo con Dio, senza la mediazione della Chiesa, alla colta Malala, premio Nobel, che viene presa a colpi di pistola perchè si ostina a gridare attraverso il web e i media il diritto delle donne pakistane allo studio e all'autodeterminazione.

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