Babbo Natale 151207194838
L'ULTIMO MARXIANO 8 Dicembre Dic 2015 1149 08 dicembre 2015

Natale, vuoto nichilistico nel regime del consumo

Il Capitale mira alla desimbolizzazione: l'unico monoteismo è quello del mercato.

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La pubblicità della Coca-cola con Babbo Natale.

Ha fatto molto discutere la vicenda del preside di Rozzano e dell’abolizione della festa del Natale nella sua scuola per non “offendere” i bambini delle altre religioni.
E ha fatto molto discutere non soltanto perché si è rivelata una grandiosa montatura, un caso mediatico privo di consistenza (il preside mai avrebbe agito in quel senso), ma anche per il fatto che è andata a toccare una questione degna di attenzione: il rispetto interculturale e interconfessionale.
Il fatto che a difendere la tradizione cristiana e la cultura occidentale si siano esposti in primo piano personaggi politici di cui Gesù Cristo e la cultura occidentale nel suo insieme si vergognerebbero profondamente, è qui del tutto secondario.
RINUNCIARE ALL'IDENTITÀ? La domanda che si pone - l’unica filosoficamente e culturalmente rilevante - è la seguente: per rispettare le altre culture è necessario rinunciare alla propria?
O non bisogna, invece, riconoscere che il rispetto dell’altro deve necessariamente passare per il riconoscimento del proprio e che, dunque, si possono rispettare le culture e le identità altrui se e solo se si dispone di una propria cultura e di una propria identità?
La tesi che voglio, sia pure solo telegraficamente, esprimere è la seguente.
SOTTOCULTURA DEL CONSUMO. Il mondialismo del mercato finge di voler valorizzare le culture chiedendo a ciascun popolo di rinunciare alla propria per aprirsi alle altre; e, così, ottiene l’inconfessabile obiettivo dell’annullamento delle culture in quanto tali, sostituite dal vuoto nichilistico della sottocultura del consumo.
Il Capitale, infatti, mira alla desimbolizzazione integrale, al laicismo assoluto: di modo che resti uno spazio vuoto senza alto né basso, senza bene né male, senza alcun limite simbolico e valoriale all'estensione onnilaterale e all'allargamento nichilistico della forma merce.
L'UNICO DIO È IL MERCATO. Non mira al multiculturalismo e al politeismo dei valori e dei simboli: aspira invece al monoculturalismo del consumo e al monoteismo del mercato, ed è per questo che chiede agli islamici di cessare di essere tali (identificando senza riserve l’islam e il terrorismo) e ai cristiani di essere cristiani (aprendosi all’altro e abbandonando «superstizione» e «fanatismi»).
Basti pensare alle strategie pubblicitarie, che mostrano bambini con colore della pelle diversi e con differenti provenienze, tutti però vestiti con le medesime marche.
Il plurale è sussunto sotto il singolare del mercato e dell’economia, del consumo e del valore di scambio.
In verità - diciamolo - si possono rispettare le altre culture solo avendone una propria.
FANATISMO ECONOMICO. Ma è appunto ciò che il fanatismo economico non vuole: esso finge di volere il rispetto delle culture, in realtà persegue il sogno della loro sparizione.
Prova ne è, oltretutto, che gli islamici in Italia - guarda caso - non chiedono mai l’abolizione dei simboli cristiani, che invece è voluta e perseguita dall’armata Brancaleone dei laicisti al servizio di Monsieur Le Capital, per le ragioni poc’anzi richiamate.
GESÙ? NO, LA COCA-COLA. Ecco, allora, che l’integralismo economico e il terrorismo finanziario mirano a sostituire la comunità del presepe con lo sfavillare delle luci dell’albero di Natale, Gesù bambino con il Babbo Natale brand della Coca-Cola: in una parola, aspirano a riconfigurare integralmente il Natale come sacro giorno di celebrazione del consumo, nuova religione di quello che Pasolini chiamava l’edonismo neolaico.

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