REPORTAGE 12 Dicembre Dic 2015 1500 12 dicembre 2015

Roma, viaggio nella più grande moschea d'Europa

Parioli. Non distante dal Vaticano. Qui c'è il cuore dei musulmani d'Italia (foto). L43 al venerdì di festa. Iulia si converte, i fedeli pregano. «Dovete rispettarci».

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A pochi chilometri di distanza dal Vaticano sorge il cuore dell’islam italiano.
La più grande moschea d’Europa è proprio qui, ai piedi dei Monti Parioli, quartiere chic della Capitale.
La cosa che più impressiona è che molti romani ne dimenticano spesso l’esistenza.
OSPITA FINO A 3 MILA PERSONE. In questi 30 mila metri quadrati, 20 anni fa, è nato il Centro islamico culturale d'Italia.
Un luogo che può accogliere al suo interno fino a 3 mila persone.
Simbolo di fede e aggregazione, è divenuto un riferimento per i musulmani di tutta Italia.



Il venerdì per i musulmani è il giorno della festa, la domenica cristiana.
In questo giorno della settimana tutti si liberano dagli impegni e affollano la moschea per ascoltare il sermone dell’imam.
Un discorso che dura circa mezz’ora, poi l’imam scende davanti ai fedeli e guida i movimenti della preghiera.
Si entra percorrendo due scalinate dalle quali si aprono due soppalchi decorati da colonne simili ad alberi che si ergono paralleli impedendo alla luce di filtrare eccessivamente.
«Questo crea la giusta atmosfera per pregare, per la spiritualità», dice un fedele all'ingresso.
Per entrare è necessario togliersi le scarpe.
Le donne poi vanno a destra, gli uomini, invece, possono occupare tutto lo spazio al centro.
IULIA DICE ADDIO AL CATTOLICESIMO. «Oggi una ragazza italiana di converte all’islam», dice Omar, uno dei soci della Grande moschea, indicandola.
Iulia è una giovane donna che è sempre stata cattolica, ma ora ha deciso di intraprendere il percorso di conversione.
«Quando mi chiedono perché, rispondo così: mi sono convertita all’islam per trovare la pace», dice visibilmente emozionata per questo giorno.
«HO SMESSO DI FUMARE E BALLARE». «Quando ero cristiana ero molto inquieta. Poi ho deciso di avvicinarmi alla religione musulmana, ho smesso di fumare, di andare a ballare e mi sono sentita in pace», aggiunge mentre cammina verso l’imam che la deve convertire ufficialmente.
Un rito che avviene in pochi minuti. Al centro c’è Iulia, davanti a lei l’imam e intorno il suo compagno, musulmano anche lui, con alcuni testimoni.
«SCELGO DI CHIAMARMI JAMILLA». La ragazza ripete i cinque pilastri dell’islam con la voce tremante e gli occhi lucidi per l’emozione.
«Hai scelto un nome o terrai il tuo?», chiede un fedele.
Iulia risponde convinta: «Ho scelto di chiamarmi Jamilla».

Tra banchetti e Corano: «Siamo una religione di pace, ricordatevelo»

Tra le bancarelle si possono comprare oggetti di ogni tipo, assaggiare cibi tipici e bere del thè alla menta.

Dopo il discorso dell’imam, alcuni fedeli restano a pregare o a leggere i versi del Corano.
La maggior parte, invece, esce e si riversa nel piazzale davanti alla Moschea dove si svolge il mercato.
Qui si possono comprare oggetti di ogni tipo, ma si può soprattutto assaggiare o portare via cibi tipici e bere del thè alla menta.
Tra un banchetto e l’altro, è facile percepire il disagio per il momento storico che il mondo e la comunità musulmana sta vivendo.
Per questo molti di loro sentono la necessità di ripetere come un mantra «l’islam è una religione di pace».
«OGNUNO RISPETTI L'ALTRO». I fatti di Parigi e la tensione internazionale, con l’escalation di accuse tra Mosca e Ankara, preoccupano anche loro.
«Quello che succede in Siria riguarda tutti», dice un signore marocchino, «però l’Occidente non deve risolvere la situazione, deve solo contribuire. Se ognuno rispetta gli altri a casa sua, si risolverà tutto».
Molti sanno che la Siria rappresenta un interesse economico e per questo «il problema non è religioso, ma di soldi», afferma Jamal.
«PARLIAMO DI COSA CI UNISCE». La maggioranza dei musulmani è stanca di doversi difendere dalle accuse che sono mosse anche da una parte della politica italiana.
«Io vorrei parlare di quello che ci unisce», dice Salim che di mestiere fa il cuoco.
«La mia famiglia è algerina, io sono arrivato qui con mio fratello che lavora all’ambasciata», spiega.
Salim parla bene l’italiano ed elenca tutte le parole della nostra lingua che sono simili all’arabo: «Veniamo dalla stessa origine», conlcude.
«IL BURQA? ROBA DA FANATICI». Sul ruolo delle donne nell’islam spiega che «quelli che impongono il burqa sono fanatici. Le donne devono poter lavorare, ci sono alcuni uomini che negano perfino una visita ginecologica alla propria donna perché il medico è un uomo», dice Salim.

«Renzi sta facendo bene, i francesi invece non devono bombardare Raqqa»

La mezzaluna in cima alla moschea e al minareto.

La maggior parte dei fedeli vive in Italia da decenni.
E si sente così profondamente italiano da difendere e sostenere anche la politica del premier Matteo Renzi.
«Non lo voto, ma sta facendo bene. I francesi invece hanno sbagliato a bombardare Raqqa», spiega un uomo che ha origine libiche.
«TUTTI TEMIAMO L'ISIS». «Io nell’attentato di Parigi al Bataclan», dice, «ho perso un ragazzo che conoscevo. Era un giovane ingegnere marocchino. Non risparmiano nessuno quelli dell’Isis. Abbiamo tutti paura», aggiunge mentre vende qualche falafel a un italiano.
È quasi sera, il sole sta tramontando.
Il venerdì di festa sta per arrivare alla sua conclusione. Tutti i musulmani tornano a confondersi tra le vie della Capitale.

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