Francobollo Salvatore Ferragamo 151212203559
LA MODA CHE CAMBIA 13 Dicembre Dic 2015 0900 13 dicembre 2015

I biglietti di Natale che Poste non vi farà ricevere

La semplificazione ci complica la vita. Fate come Germaine Greer. Scrivete per voi stessi

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Il francobollo di Salvatore Ferragamo.

Qualche giorno fa, Ferragamo ha presentato in pompa magna il suo francobollo emissione speciale a Palazzo Spini Feroni, gioiello medievale che si affaccia sull’Arno.
La presidente di Poste italiane, Luisa Todini, donna simpatica che ama la moda e la pubblica rappresentazione di sé, l’ha salutato come un «doveroso omaggio a un protagonista del made in Italy» e tutti hanno applaudito. Molto gradevole a vedersi, con le décolletées rosse che Salvatore Ferragamo aveva disegnato per Marilyn in primo piano, il francobollo, emesso qualche mese dopo quello dedicato a Giorgio Armani, vale 0,95 centesimi.
FRANCOBOLLI INTROVABILI. Per qualche minuto sono stata lì lì per privarmene e applicarlo a un biglietto di condoglianze che avevo bisogno di spedire con urgenza e che ho rischiato di tenere in borsa per tutto il week end. Ho infatti peregrinato da un tabaccaio all’altro per un’ora senza trovare un solo francobollo o la macchinetta distributrice in funzione nell’unico ufficio postale raggiungibile a piedi da casa. I tabaccai allargavano le braccia: nella città di Milano, i francobolli risultano infatti esauriti fino alla prossima settimana. Verranno sicuramente consegnati in numero limitato e, tra chi vende sali e tabacchi e (sempre meno) valori di Stato, sono comunque in via di scomparsa, grazie alla nuova politica distributiva di Poste italiane.
UN COLPO DI FORTUNA INATTESO. Sono riuscita a cavarmela grazie a un colpo di fortuna che molto somigliava a un gesto di rabbia. Pagando un caffè per raccogliere le idee, ho rovesciato il portafoglio aperto in borsa e ho trovato, miracolosamente, un bollo adatto. Ma senza l’inatteso intervento della dea bendata sarei ancora qui, a rigirarmi il bigliettino fra le mani. O forse avrei sacrificato il delizioso riquadrino con le decolletées che, come tanti altri collezionisti di memorabilia di eventi modaioli, intendo conservare e in futuro mettere a disposizione di un archivio. Nnon pensate siano carta straccia, priva di valore: ho già dato in prestito gli inviti alle sfilate degli ultimi 20 anni, in particolare quelli di Moschino, per una tesi di laurea in Storia dell’arte.

Un paio d'anni fa bastavano tre minuti

Poste Italiane

Certo, direte voi, avrei ben potuto non farla tanto lunga con la smania collezionistica, prendere un tram, l’auto, la bici o anche il metrò e continuare il mio pellegrinaggio, collezionando dinieghi invece di francobolli fin quando la vittoria non mi avesse arriso. Ma, se ve la devo dire tutta, non vedevo la ragione di sacrificare un pomeriggio alla caccia di un francobollo che fino a un paio d'anni fa, data dell’ultima riforma, avrei potuto trovare ovunque in tre minuti e che ora è diventato un bene prezioso e soprattutto contingentato.
VITTIME DELLA RAZIONALIZZAZIONE. Ostinata, ero pronta a non cedere perfino, al costo, masochistico, di non inviare il biglietto. Vittima, come migliaia di altri abitanti del centro di Milano, di una razionalizzazione del servizio postale che mi costringe a ore di fila settimanali per ritirare raccomandate e pacchi che i postini non hanno il tempo di consegnare e che siamo invitati a ritirare tramite bigliettino precompilato e buttato nella nostra casella.
NECESSARIO L'AIUTO DEI CARABINIERI. Non volevo, infantilmente, dargliela vinta, quasi Poste fosse Steno o Medusa e io un Perseo intenzionato a decapitarla. Volevo aggirare l’ostacolo a ogni costo, anche di dar prova di furbizia italica come ho fatto due settimane fa, quando tre tabaccai romani di fila si sono rifiutati di stamparmi il bollo per il rinnovo del passaporto («fino a quanno erano come li francobbolli se faceva ‘n fretta, ma ora ad accendere ‘a macchinetta e stampalli ce vole tempo e nun ce guadagniamo gnente, signo’. Vada a’e Poste quanno aprono»). L'ho ottenuto solo dal quarto e solo grazie al simpatico intervento di un gruppetto di carabinieri che sorseggiava il caffè ai quali avevo chiesto, fingendo ingenuità, il valore da ordinare.
L'OSSIMORO DELLA SEMPLIFICAZIONE ACCENTRATRICE. La semplificazione accentratrice di Poste, un ossimoro logistico che offre nei propri sportelli tutti i servizi un tempo distribuiti sul territorio, ma negli orari e con i modi di sempre, per molti di noi senza mattinate a disposizione per mettersi in fila si sta rivelando un incubo. Per questo, quando ho letto che l’università di Melbourne, dopo aver acquistato in blocco le carte di Germaine Greer, ha deciso di rendere pubblica l’infuocata lettera d’amore che la scrittrice vergò negli Anni 70 per Martin Amis senza mai inviargliela, e che dunque era rimasta in un blocco per gli appunti per 40 anni, sulle prime mi sono sentita in imbarazzo per la sfacciataggine dell’ateneo.
MEGLIO SCRIVERE LETTERE SENZA INVIARLE. Quindi ho pensato che scrivere lettere senza mai inviarle potrebbe rivelarsi una soluzione paradossalmente ideale. Una lettera mai inviata conserva infatti la propria funzione terapeutica, catartica, per chi la scrive (nulla come una penna che si muove su un foglio aiuta infatti a mettere in fila i propri pensieri) e nel contempo libera dall’incubo del francobollo da rintracciare fra mille ostacoli come la pepita d’oro delle favole. Al mittente, all’occasione, il contenuto si può sempre raccontare.

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