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CINEMA 17 Dicembre Dic 2015 1130 17 dicembre 2015

«Il Ponte delle Spie», 10 curiosità sul film di Spielberg

Nelle sale la storia vera dell'avvocato James Donovan, interpretato da Tom Hanks. Storia di diplomazia e tensioni politiche durante la Guerra fredda. Ma ancora attuali.

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In una settimana in cui tutti i riflettori sono puntati sul ritorno della saga di Star Wars nelle sale, la distribuzione italiana propone anche uno dei film più convincenti diretti negli ultimi anni da Steven Spielberg: Il Ponte delle Spie.
Il regista porta sul grande schermo la storia vera di James Donovan: un avvocato assicurativo di Brooklyn a cui venne affidato il difficile e complesso compito di difendere, in piena Guerra fredda, una spia sovietica da una possibile condanna alla pena di morte e, successivamente, di negoziare a Berlino uno scambio di prigionieri tra Russia e Stati Uniti.
TENSIONE DOMINANTE. A interpretare il legale è l'attore Tom Hanks, ma il cast del progetto, in cui la tensione del periodo è rappresentata con estrema attenzione ed efficacia, comprende anche l'ottimo Mark Rylance nel ruolo dell'agente sovietico, Sebastian Koch, Alan Alda, Amy Ryan e Will Rogers.
Spielberg è a suo agio con tematiche importanti come quelle affrontate ne Il Ponte delle Spie e il lungometraggio diventa un racconto appassionante e coinvolgente sull'importanza della giustizia, sul coraggio di un uomo e sul peso delle decisioni individuali nel delineare il corso della storia.
EVENTI POCO NOTI. Diretto e interpretato con grande maestria, il film racconta eventi poco conosciuti, ma dalla rilevanza, anche metaforica, senza tempo.
Andiamo alla scoperta di qualche curiosità sulla realizzazione del lungometraggio.

  • Regia: Steven Spielberg; genere: drammatico (Usa, 2015); attori: Tom Hanks, Mark Rylance, Amy Ryan, Sebastian Kock e Alan Alda.

1. Il coraggio di un uomo comune: la storia di James Donovan

Steven Spielberg è rimasto affascinato dalla storia dell'avvocato James Donovan perché ha avuto la forza di difendere una spia che metteva a rischio la sicurezza della propria nazione, individuando nelle persone sempre il meglio e mantenendo salde le proprie decisioni grazie a un profondo senso di giustizia.
Nel film si mostra come Rudolf Abel venne accusato di aver inviato messaggi in codice alla Russia e si fosse rifiutato di collaborare con l'Fbi o di tornare nel proprio Paese.
PRIMA I DIRITTI UMANI. Donovan era stato procuratore dei processi di Norimberga e accettò quindi di difendere l'agente sovietico in tribunale perché convinto che i diritti umani dovessero sempre essere tutelati, scoprendo poi nel suo assistito una grande forza e lealtà che rispettava e apprezzava.
Qualche tempo dopo un aereo spia americano U-2 venne abbattuto mentre sorvolava lo spazio aereo sovietico e il pilota arrestato e condannato a 10 anni di prigionia in Russia.
La Cia affidò quindi proprio a Donovan il compito di negoziare lo scambio tra i due prigionieri.
SI OCCUPÒ PURE DI UNO STUDENTE. Arrivato a Berlino, il legale scoprì però che uno studente americano era stato arrestato a Berlino Est mentre cercava di tornare nella sua casa situata nella zona Ovest.
E decise di negoziare anche il suo rilascio, nonostante gli si chiedesse di concentrare la sua attenzione solo sul militare.

2. Progetto nato per caso: la scoperta in una nota a pié di pagina

L'idea di raccontare la storia di Donovan è nata a Matt Charman, un drammaturgo e scrittore televisivo britannico, che ha scoperto un riferimento a un avvocato americano inviato a Cuba per negoziare il rilascio di oltre 1.000 prigionieri in una nota a pié di pagina presente in una biografia sulla vita di John F. Kennedy.
L'IDEA ALLA DREAMWORKS. Compiendo delle ricerche Charman ha trovato i dettagli di quanto accaduto a Donovan e ha presentato alla DreamWorks l'idea del progetto.
È stato poi il produttore Marc Platt a proporre tutto a Spielberg. I fratelli Joel ed Ethan Coen hanno infine contribuito a delineare la sceneggiatura finale.

3. Una passione in comune: l'amore per la storia di Hanks e Spielberg

L'amicizia tra Spielberg e Hanks è nata molti anni fa e uno degli elementi che il regista e l'attore hanno in comune è la grande passione per la storia.
Che li ha spinti a dirigere, produrre e interpretare molti progetti ambientati in periodi come quelli della Seconda guerra mondiale e della Guerra fredda.
VICENDA NON CONOSCIUTA. L'interprete di James Donovan non conosceva però alcun dettaglio su quanto accaduto realmente all'avvocato; quando gli è stata offerta la parte, tuttavia, si è subito reso conto del valore del progetto e ha accettato immediatamente, proprio come accaduto a Spielberg.

4. Il 'nemico': la misteriosa figura di Rudolf Abel, pittore e spia

L'agente sovietico Rudolf Abel si chiamava in realtà Vilyam Fisher ed è morto nel 1971.
Su di lui si conoscono solo pochi dettagli: riceveva e passava messaggi a New York utilizzando una moneta vuota.
Abel svolgeva solo una missione e non aveva un ruolo rilevante all'interno dello spionaggio russo: trascorreva molto del suo tempo a Brooklyn dipingendo.
FEDELE ALLA NAZIONE. Dopo la cattura, Rudolf decise di continuare a compiere il suo lavoro da spia e di non rivelare alcuna informazione, rimanendo fedele alla sua nazione.

5. L'intuizione di un momento: le lampadine fulminate a terra

Steven Spielberg, durante le riprese della scena del verdetto in tribunale, ha avuto l'idea di cospargere sul pavimento delle lampadine usate dai fotografi che circondano la famiglia di Donovan e di far indietreggiare il personaggio di Mary, facendole poi schiacciare una lampadina con i tacchi.
COMMENTO SIMBOLICO. L'aggiunta ha permesso di far emergere visivamente nuovi dettagli sul carattere di Mary e inserire un commento simbolico alla situazione.

6. L'importanza del realismo: la vera metro e il vero aeroporto per le riprese

Per girare la sequenza in cui Abel viene inseguito all'Fbi e Donovan va al lavoro era indispensabile, per mantenere il realismo del film, fare le riprese in una vera stazione di metropolitana.
La Metropolitan Transportation Authority ha concesso alla produzione l'uso di una stazione della metropolitana di domenica mattina e i responsabili delle scenografie hanno dovuto lavorare velocemente per trasformare gli spazi in una versione in linea con quella esistente negli Anni 60.
VAGONI DELL'EPOCA. Gli attori hanno poi realizzato alcune sequenze nei vagoni risalenti proprio a quel periodo che si trovano in esposizione nel New York City Transit Museum.
Alcune sequenze del lungometraggio sono state inoltre realizzate all'aeroporto di Tempelhof a Berlino, dove negli anni 1948 e 1949 arrivavano aerei provenienti da Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Sud Africa.
Portavano cibo e rifornimenti agli abitanti della città dopo che l'esercito sovietico aveva chiuso l'accesso della parte occidentale a ogni mezzo di trasporto.
Anche la sequenza dell'abbattimento dell'aereo spia americano è stato girato a Tempelhof, utilizzando un grande schermo e la ricostruzione della cabina di pilotaggio su una base mobile.

7. Una città in rovina: la polacca Wroclaw come Berlino Ovest

Alcune importanti scene del film sono ambientate nell'area Ovest di Berlino e per realizzarle è stata scelta la città di Wroclaw, in Polonia, dove si possono trovare edifici mai ristrutturati dopo la guerra, e uno stato di incuria generale a causa di problemi economici.
STILE ARCHITETTONICO TEDESCO. Le case e i palazzi, inoltre, hanno uno stile architettonico tedesco perché costruite quando la città era ancora all'interno dei confini della Germania e si chiamava Breslau.

8. Essenziali i dettagli: ricostruito il muro di Berlino

Gli scenografi hanno ricostruito 280 metri di muro per le sequenze ambientate a Berlino, scegliendo di rispettare le dimensioni dell'originale e di utilizzare gli stessi materiali.
EVENTI RESI PIÙ EFFICACI. L'importanza dei dettagli è stata essenziale per rendere più comprensibile quanto è accaduto realmente agli abitanti della città e il significato simbolico della divisione degli spazi a causa di un muro.

9. I costumi creati da Walicka Maimone: Jackie Kennedy come ispirazione

La costumista Walicka Maimone ha collaborato per la prima volta con Steven Spielberg e ha compiuto delle ricerche molto approfondite per capire quali fossero i capi più utilizzati negli Anni 50 e 60.
Uno dei personaggi più interessanti per cui creare gli abiti è stata Mary Donovan: la fonte di ispirazione per delinearne il look è stata Jackie Kennedy, senza dimenticare le foto della collezione privata della famiglia dell'avvocato.
BIANCHERIA COSTRITTIVA. La cura per i dettagli ha inoltre permesso di fare indossare ad Amy Ryan un cappotto verde dall'importante messaggio metaforico o la biancheria intima costrittiva che ha aiutato l'attrice a entrare nella parte, obbligandola a modificare i suoi movimementi.

10. Un film senza musica: l'idea balenata in testa a Spielberg

A occuparsi della colonna sonora del film Il Ponte delle Spie è stato il compositore Thomas Newman.
Steven Spielberg, però, inizialmente aveva persino pensato di portare nelle sale un lungometraggio privo di musica originale a causa di un lieve problema di salute che ha impedito a John Williams di lavorare al progetto.
Dopo 42 anni di collaborazione, il filmmaker ha ammesso di ritenere quasi inconcepibile realizzare un'opera cinematografica senza il suo amico.
FIDUCIA IN NEWMAN. Tuttavia Newman ha conquistato la fiducia di Spielberg con cui successivamente ha collaborato anche in occasione di un altro progetto in uscita: Il gigante gentile, tratto dal libro di Roald Dahl.
Nel team de Il Ponte delle Spie c'è però un altro storico collaboratore del regista: il montatore Michael Kahn che ha iniziato il suo rapporto professionale con Spielberg nel lontano 1977, in occasione di Incontri ravvicinati del terzo tipo.

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