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L'ULTIMO MARXIANO 22 Dicembre Dic 2015 0800 22 dicembre 2015

Annientare le religioni, vero obiettivo del capitale

Un individuo senza identità è più facile da manovrare. E da convertire al monoteismo del mercato. Ecco il motivo della guerra all'Islam.

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Vi è un fatto che diventa più chiaro ogni giorno che passa: dopo il 13 novembre 2015, ossia dopo l’orrendo attentato parigino, il nuovo nemico individuato dall’Occidente o, più precisamente, dal mondialismo economico in cui esso si identifica è l’Islam, identificato tout court con il terrorismo.
Che lo si sappia oppure no, l’anti-islamismo conduce more geometrico alla capitolazione nell’ultracapitalismo magnificato come “valori occidentali”, “civiltà buona“, eccetera.
L’anti-islamismo conduce dritti dritti all’apologia del capitale. La Lega Nord ci è dentro fino al collo e rivela così la sua vera natura di partito organico al nuovo ordine mondiale neoliberale, il cui riferimento è Oriana Fallaci, non certo Hegel o Marx.
IL FANATISMO ECONOMICO. Il fanatismo economico – lo ripeto – deve necessariamente destrutturare le religioni (la cristiana oltre che l’islamica), lasciando unicamente il monoteismo del mercato: sarà forse un caso che il precedente attentato del gennio 2015 si sia rivolto contro una rivista – Charlie Hebdo – che faceva della volgare satira antireligiosa la propria bandiera?
Immediatamente, complice la manipolazione organizzata, la contrapposizione cessa di essere quella tra capitale e umanità, e diventa quella tra difesa del laicismo e difesa dell’Islam inevitabilmente terroristico.
L’alternativa che il potere ci vuole offrire è quella tra il terrorismo islamico e le patetiche Femen che bruciano il Corano. Di modo che tutti, in modo irriflesso, siano indotti a pensare che libertà ed emancipazione siano sempre e solo quelle delle ridicole Femen e della pornografia capitalistica del godimento individuale senza freni, il meglio che la religione del capitale possa vendere.
IL PROCESSO DI SDIVINIZZAZIONE. È questo il punto: ridicolizzazione del fenomeno religioso qua talis (assunto come intrinsecamente terroristico e autoritario), con l’obiettivo di accelerare il processo – peraltro già ampiamente in corso – di “sdivinizzazione” (Heidegger), di modo che l’individuo senza identità, senza famiglia, senza valori e anche senza religione sia integralmente plasmato dal capitale e dalla sua fantasmagorica macchina dei desideri.
Nel mondo post-1989, ossia nel tempo del comunismo defunto, la religione rimane l’ultimo baluardo concreto contro il dilagare della mercificazione totale e del mercato reale e simbolico.
Per questo, il capitale deve dichiarare guerra alla religione in ogni modo.
I MERITI DELL'ISLAM. L’armata Brancaleone dei cosiddetti “laicisti” si illude che il gesto più emancipativo che possa darsi sia la ridicolizzazione del Dio cristiano o di quello islamico. Essi non cessano di contrastare tutti gli Assoluti che non siano quello immanente della produzione capitalistica, il monoteismo idolatrico del mercato: il laicismo integralista, in ogni sua gradazione, si pone come il completamento ideologico ideale del fanatismo del mercato; in cui The Economist diventa L’Osservatore Romano della globalizzazione capitalistica e le leggi imperscrutabili del Dio monoteistico divengono le inflessibili leggi del mercato mondiale.
Come ogni monoteismo, anche quello del mercato pretende di essere il solo e di neutralizzare ogni concorrente. Capirà mai l’armata Brancaleone dei laicisti che la lotta contro il Dio tradizionale è, essa stessa, uno dei capisaldi dell’odierna mondializzazione capitalistica, la quale si regge appunto sulla neutralizzazione di ogni divinità non coincidente con il monoteismo mercatistico?
Il nemico non è l’islam, ma l’integralismo economico della civiltà del consumi, alla quale l’islam – proprio come il cristianesimo – ha il grande merito di non essersi piegato.

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