Bambini Viziati 151228110326
LA MODA CHE CAMBIA 28 Dicembre Dic 2015 1000 28 dicembre 2015

Quei bambini soli e viziati nei giorni di Natale

Sono sfoggiati come l'ultimo status symbol. Persi dentro un videogame e mai coinvolti.

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Bambini impegnati con il tablet a tavola durante le feste di Natale.

La foto che vedete, debitamente tagliata in ottemperanza alle norme sulla privacy (i ragazzini sono già ripresi di spalle, per cui anche i dettami della Carta di Treviso sono rispettati) è stata scattata nei giorni di Natale nel migliore ristorante di Stresa, sul lago Maggiore.
Raffigura la classica famiglia benestante italiana: genitori, nonni o forse zii più due ragazzini che scopro essere gemelli, seduti a tavola per la colazione di Santo Stefano, quella che chi appena può permetterselo consuma fuori casa, senza sentirsi costretto a smaltire gli avanzi del pranzo di Natale e soprattutto senza costringere la padrona di casa a un nuovo tour de force.
OGNUNO SUL TABLET. L'immagine, scattata in una frazione di secondo, raffigura gli adulti impegnati nella conversazione e i ragazzini isolati ognuno sul proprio tablet, ma avrebbe potuto essere ripresa identica in qualsiasi momento per oltre un'ora e persino all'arrivo delle ordinazioni, una delle quali è infatti volata a terra nel tentativo dei bambini di mangiare senza interrompere il gioco.
È stata l'unica volta in cui la madre abbia rivolto loro la parola, naturalmente per sgridarli.
Gli altri tre adulti, padre compreso, si sono limitati a strappare loro il tablet di mano continuando a parlare dei fatti propri e a ridere di chissà cosa, senza coinvolgerli mai nel loro chiacchiericcio.
QUADRETTO TRISTE. Una scena desolante, che ho visto ripetuta pochi minuti dopo al bar dove mi ero fermata a prendere il caffè: genitori assembrati, bambini isolati, assorti nei loro giochini elettronici.
Una di loro è stata rivestita del piumino e trascinata fuori senza una parola.
Come un peso morto, o un accessorio di moda, chissà, visto che i bambini adesso si portano molto, in ogni senso: li si veste, talvolta li si para a festa, li si trascina in ogni dove, anche in orari in cui dovrebbero essere a letto, e in posti dove non vorrebbero andare.
NESSUNO LI ASCOLTA. Non si presta loro alcuna attenzione se non per zittirli, ingozzarli di cibo o tenerli buoni con giochini elettronici.
Nessuno che sembri davvero interessato alle loro osservazioni, ai loro pensieri.
Nessuno che abbia voglia di impegnarsi ad ascoltarli, a farli sentire partecipi, cioè parte di un gruppo, di una famiglia, e non appendici dei genitori o, come verrebbe da pensare, status symbol ultimativi.

Che fine hanno fatto i bimbi dei cosiddetti «film per famiglie»?

Sono questi, i figli italiani che le classifiche internazionali ci accusano di proteggere e di viziare oltre misura?
Dei bambolotti portati appresso e posati qui e là da genitori che «non vogliono perdersi nulla della vita»?
Questi, i figli delle maternità perseguite e volute anche a costo di sottoporsi a calvari terapeutici?
Questi esserini col golfino di cashmere, muti e soli ciascuno davanti al proprio schermo, che cercano di «far esplodere le palle di Natale» di un albero fatto di pixel senza che nessuno dia loro retta?
Che ne è dei bambini a cui tutti prestano ascolto, teneri, buffi, divertenti, persino eroici, dei cosiddetti «film per famiglie» e dei cartoni animati trasmessi dalle televisioni senza soluzione di continuità in questi giorni?
E dopo l'happy end, Cenerentola che fa?
Porta i figli fuori a cena con gli amici del principe facendoli sedere in fondo al tavolo?
A NATALE SI STAVA «COI GRANDI». Al di là della retorica, davvero fin troppo facile, credo che chiunque di noi sia cresciuto in una famiglia affettuosamente normale conservi fra i ricordi più preziosi le prime cene «con i grandi», i pranzi di Natale che si trasformavano in occasioni per ascoltare le storie di famiglia e andare alle origini di certi lessici privati altrimenti inspiegabili.
Ma anche le conversazioni quotidiane, i racconti, le confidenze scambiate a tavola, non di rado con l'enciclopedia a portata di mano per verificare un certo fatto, non farsi cogliere in castagna dalla sorella che sembrava saperne sempre più di noi o dal babbo che ci stuzzicava.
È LA BASE DELLA FORMAZIONE. Momenti che hanno rappresentato la base, la pietra miliare della nostra formazione, insieme con le uova sode dipinte con gli occhietti di Humpty Dumpty, che non riesce mai a stare dritto, e con i panini tagliati a metà, infilzati con le forchette e trasformati nelle gambe di una ballerina.
Queste pur piccole cose richiedono un impegno e una disponibilità di certo non economica, che va ben oltre il pranzo di Santo Stefano da consumare ben vestiti, oltre l'accompagnamento in piscina o a danza, oltre l'acquisto dell'ultimo videogioco natalizio.
EDUCATORI, NON SOLO GENITORI. Si tratta di saper ascoltare e di sapersi anche divertire al chiacchiericcio dei bambini.
Significa, soprattutto, riuscire a proiettare se stessi nel ruolo di educatori, e non solo di genitori, oltre l'immagine di Cenerentola vittoriosa fattrice e del principe valente inseminatore, più o meno artificiale.

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