PERSONAGGIO 29 Dicembre Dic 2015 1200 29 dicembre 2015

Cosa ci lascia Lemmy, il diavolo dei Motorhead

Sporco, anti-commerciale, eccessivo. Se n'è andato il demone hard rock e metal. Ha rivoluzionato un genere. Senza di lui sarebbero mai esistiti i Metallica? Foto.

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Lemmy Kilmister, leader dei Motorhead, morto il 28 dicembre 2015.

Appena prima di Natale era nato, appena dopo Natale è morto.
Strano destino per uno dei più grandi demoni del rock.
Ian Fraser Kilmister, in arte “Lemmy”, 24 dicembre 1945 - 28 dicembre 2015 (foto).
Settant'anni tondi tondi da incidere sulla lapide.
E tutti lo sapevamo che era malconcio, anzi eravamo abituati alla sua roulette russa, fatta di tracolli improvvisi, di concerti interrotti e di riprese improbabili e orgogliose.
UN CANCRO FULMINANTE. Il mondo lo sapeva che Lemmy stava male, ma nessuno, lui compreso, sospettava quanto male.
Pare si sia accorto solo il giorno dopo Natale di avere un cancro: e quello, in due giorni, se l'è portato via, probabilmente anche perché Lemmy era già consumato oltre ogni limite.
Con la forza della disperazione aveva pubblicato l'ennesimo disco, Bad Magic, quello, importante, del quarantennale, insieme ai suoi Motorhead, nel 2015.
TILL THE END, SUO TESTAMENTO. Dentro, una ballata tragica e solenne che era il suo testamento, e forse lui lo sentiva: Till The End, fino alla fine, «io non posso essere che questo, io non so essere che chi sono».
Cantava quell'addio con una voce sfinita, debolissima per lui, eppure non meno feroce, non meno decisa.
Ad ascoltarla, adesso, è la cosa migliore per accompagnare il suo funerale.
TORNATO A LIVELLI IMPORTANTI. Negli ultimi due anni aveva riportato i suoi Motorhead a livelli importanti, prima con l'ottimo Aftershock, poi proprio con Bad Magic: «Finito questo tour, subito un altro album», aveva annunciato.
Non ha fatto in tempo, e lo Snaggletooth lo segue nella tomba.
Perché era lui, mostro mezzo cane e mezzo gorilla con zanne di cinghiale, le borchie, un essere spaventoso.
«Mai visto nessuno come lui, non è umano», disse Ozzy Osbourne, che pure non ci andava leggero con gli eccessi.

  • I Motorhead al Telekom Volt Festival nel 2015.

Ha forgiato un impasto tra punk e metal

I Motorhead sono famosi per il loro rock hard duro e puro.

“Lemmy the Lurch”, questo britannico fino al midollo, ma inzuppato di mitologia sudista americana, un Hell's Angel a bordo di stivaloni, scortato da basettoni ottocentenschi e immancabili occhiali a specchio addosso, non ha mai ceduto a niente.
MIRIADE DI SCHEGGE. Si è inserito nella transizione tra il rock and roll degli Anni 50 e il megarock, apocalittico, nietzschiano dei 70, forgiando dalle fucine dell'inferno quell'impasto tra punk e metal che poi diede origine a una miriade di schegge, più o meno impazzite: senza Motorhead, e dunque senza Lemmy, ci sarebbero mai stati i Metallica?
Sarebbe mai esistita tutta una scena estrema, destinata a scadere nel parossismo caricaturale e improbabile?
COL MOTORE FUORI GIRI. Lui, nel frattempo, continuava.
Tutto quello che faceva era non arrendersi, «fino alla fine, perché non posso essere altro che questo».
In una esistenza che pareva ai profani senza senso, col motore perennemente fuori giri, finché non si è spaccato.
Tutti pensavano fosse il cuore, la causa prima dei suoi malanni.
Un cuore che, magari, batteva alla rovescia, ma non ha mai mancato di essere, a modo suo, generoso. Troppo.
CRESCIUTO NELLA DESOLAZIONE. Il piccolo demonio era nato la notte di Natale da un pastore anglicano, a Stoke-on-Trent, destinato a crescere nella desolazione di una ricostruzione industriale, di quelle che, con le macerie della guerra ancora in giro, ti fanno pensare: tutto ma non questo, tutto ma non qui.
Poi inciampare in un basso elettrico è un attimo, portare le borse alla divinità Jimi Hendrix è un attimo, e il destino si segna, invincibile, con la potenza di una profezia: Lemmy per tutta la vita questo è stato, profezia di se stesso che si autoadempie, costi quel che costi ma senza recedere mai, e anche, tutto sommato, senza compromessi.
DISCO CONVULSO E RANTOLANTE. Il suono del “suo” gruppo è rimasto sporco e anti-commerciale fino alla fine, anzi nell'ultimo album si è impastato anche di più, e il disco, che doveva segnare la maturità di una carriera lunghissima, durata quattro decadi, invece suona convulso e rantolante come non mai.
In fondo, una cover dei Rolling Stones, Sympathy For The Devil, e anche quella, adesso, assume un altro significato.

  • 'Sympathy for the devil', la cover dei Rolling Stones fatta dai Motorhead.

È tardi anche per piangerlo: rissoso, irascibile, carissimo

Il leader dei Motorhead collezionava oggetti della seconda guerra mondiale, tra cui la croce di ferro nazista che indossava sempre.

Adesso è tardi per tutto.
Forse anche per piangerlo, il rissoso, irascibile, carissimo Lemmy.
Quello che, vuoi o non vuoi, ce l'aveva nelle corde del basso il trash, lo speed, quel martello non degli dèi, se mai martello pneumatico che ha squarciato possibilità e timpani.
Altri sarebbero venuti, perfino più estremi, ma dal vivo Lemmy coi Motorhead non avrebbe mai smesso di essere qualcosa d'altro, e di più.
CARISMA ECCITANTE. Una esperienza, al cospetto di un carisma pericoloso e eccitante.
Con le bottiglie tutte in macabra parata sull'amplificatore.
Con le sigarette bruciate in bocca.
Con le ballerine ipertatuate, volgarissime, da bordello di provincia sprofondata dell'America bianca ad agitarsi oscene.
SUGGESTIONI ODIOSE. Con quelle suggestioni del nazismo, odiose, ma in fondo meno ambigue che in altri, pura fascinazione visiva infantile di qualcuno che non era mai stato capace di essere altro che chi doveva essere, e pareva ancora stupirsene, a volte.
Quando, pochi mesi fa, l'hanno premiato, a Los Angeles, Lemmy era pallido, estenuato, pareva anche intimidito: ha ricevuto quel trofeo, l'ultimo, quasi mormorando, in una sorta di inadeguatezza sorprendente.
SFORNATI 40 DISCHI. È andato avanti mezzo secolo, macinando oltre 40 dischi tra gruppi e attività singola.
Ha suonato con moltissimi, recitato, determinato uno stile e seminato a dinamite i campi del metal.
Ci parve bello credere che Lemmy non moriva neanche se lo ammazzavano, ma non è stato così.
Oggi tutti i colleghi lo piangono con le solite parole: «Riposa in pace, amico mio».
E non hanno capito niente, perché uno così non può riposare in pace mai. Neanche dove diavolo sarà finito adesso.

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