Test Ammissione 150821165608
BASSA MAREA 30 Dicembre Dic 2015 1449 30 dicembre 2015

Università al collasso da 100 anni. E nulla cambia

Basta leggere Salvemini per capire che i problemi sono sempre gli stessi. Soprattutto a Sud. È ora che il governo se ne faccia carico.

  • ...

Il premier Matteo Renzi.

Il grande lamento dell’università italiana cresce e prima o poi qualcuno se ne dovrà occupare.
Già nel 2014, come ricorda un breve ma efficace documento votato nei giorni scorsi da tutti i direttori di Dipartimento dell’Università di Pavia, il Consiglio Universitario nazionale (Cun) parlava di gravi rischi di “collasso strutturale” del sistema e da allora nulla o quasi è stato fatto.
Il Cun è un organo elettivo di rappresentanza del sistema universitario con funzioni di controllo e indirizzo. Un discorso a parte poi meritano le università del Sud Italia.
Le cifre citate dai professori di Pavia parlano chiaro: fatta 100 nel 2000 la spesa pubblica per la formazione destinata al terzo livello (formazione universitaria soprattutto, ma anche altro), nel 2011 l’Italia era a quota 102,57 secondo i dati Ocse.
L'APPELLO AL GOVERNO. La media dei Paesi Ocse era a quota 148. Solo l’Islanda aveva nel 2011 un valore inferiore a quello italiano, ma come noto la piccola isola (330 mila abitanti) finiva con la crisi finanziaria del 2008 in totale bancarotta.
I docenti di Pavia, uno dei centri migliori in Italia, invitano il governo ad agire con più coerenza, ad avere una strategia credibile per l’università, «prima che sia troppo tardi e la protesta del personale universitario diventi incontenibile».
Sono molti anni comunque che per molte università il 90% e oltre del bilancio va in stipendi e spese di funzionamento.
E non a caso recenti statistiche hanno assegnato a Padova la palma dell’eccellenza proprio perché riesce a contenere la spesa corrente e quindi a investire di più in ricerca.
ATTENZIONE AL SUD. La cura dimagrante, imposta a tutte le facoltà dove ogni tre o quattro docenti che vanno in pensione è possibile un solo nuovo inserimento, sta sì aiutando a risolvere alcune storture e a volte scandali (i corsi cervellotici creati 30 o 40 anni fa, soprattutto nel settore umanistico, viene in mente un insegnamento di Sociologia dell’alimentazione mediterranea in un’università romana), ma crea gravi problemi, perché molti pensionati tenevano invece corsi fondamentali.
Se questo è il quadro complessivo, numerosi interventi riservano una attenzione particolare al Sud, dove il calo delle iscrizioni, il ritiro degli studenti e altri malesseri sono negli ultimi anni ancora più accentuati.
Una serie di concause ha fatto sì, scrive in questi giorni il professor Ernesto Galli della Loggia sul Corriere, che «gli atenei meridionali si sono trovati così rinchiusi irreparabilmente nei propri mali e nei propri vizi, condannati a una progressiva subalternità».

I professionisti seri non mancano

Gaetano Salvemini.

Ci sono al Sud istituti universitari che funzionano bene, ma sono uno qua e uno là, isolati, con serie difficoltà di collegamenti nell’area meridionale e costretti, per respirare a polmoni liberi, a cercare collegamenti con il Nord.
Esattamente come accade con molti ospedali: i pazienti, i medici del Sud spesso e i loro familiari, per una cura o un intervento complessi preferiscono risalire la penisola.
UN SISTEMA CHE NON DÀ GARANZIE. E non è che anche nel più profondo Sud manchino professionisti e reparti seri: ma è il sistema nel suo complesso che non offre garanzie sufficienti.
Quando si parla di università meridionali, tuttavia, occorrerebbe distinguere tra problemi recenti, la scarsità di finanziamenti degli ultimi 10-15 anni è uno che tocca tutto il sistema ma soprattutto colpisce i centri non considerati “di eccellenza”, e problemi antichi.
I mali dell’università meridionale, ai quali Galli della Loggia accenna e che non sono solo del Sud ma al Sud sono tipici, sono ad esempio «la povertà dei circuiti culturali locali» e «la peste del baronato con punte record di clientelismo accademico e non».
L'ARTICOLO DI SALVEMINI. Concetti pesanti e nodi non facili da affrontare, perché radicatissimi, storici. Più di 100 anni fa si potevano dire le stesse cose e Gaetano Salvemini, pugliese, docente dal 1901 a Messina dove nel terremoto del 1908 perse moglie, cinque figli e sorella, e poi a Pisa e Firenze, disse a inizio secolo che l’Università di Messina sarebbe stato meglio chiuderla, tanto era inaffidabile.
Ma il meglio sull’Università meridionale (e italiana in genere) Salvemini lo dà in un articolo pubblicato su La Voce il 3 gennaio 1909, quindi 107 anni fa esatti, in cui descrive la “scuola” che un giovane del contado può trovare nella veccia capitale borbonica, «vasto centro di consumi e di attività improduttive».
L’articolo si intitola Cocò all’università di Napoli o la scuola della malavita e, per quanto forse qua e là a toni calcati (il Salvemini giovane non amava le mezze tinte), dà un ritratto efficace.
ANCHE IL NORD HA LE SUE COLPE. Della città prima di tutto: «Napoli è la piaga del Mezzogiorno, come Roma è la piaga di tutta l’Italia». E della sua Università, che «sforna ogni anno circa 600 fra medici e avvocati e una sessantina fra professori di lettere e di scienze, dei quali la più parte non è assolutamente capace di scrivere dieci righe senza almeno dieci errori di grammatica ed è intellettualmente abbruttita e moralmente disfatta. Questa vergogna non è peculiare dell’Università di Napoli. Tutte le Università italiane sono più o meno ammalate... Ma è innegabile che nell’insieme l’Università di Napoli è quella che accentra in sé il minor bene e il maggior male, che mentre nelle altre università prevalgono fra i professori ufficiali in proporzioni più o meno forti gli scienziati sugli affaristi, nell’Università di Napoli prevalgono gli affaristi sugli scienziati».
Togliamo Napoli che non è giusto si abbia tutte le contumelie, mettiamoci in misura anche le università del Nord con cui Salvemini non sempre è tenero, e teniamo a mente Cocò, un testo così dimenticato da far supporre che non solo per le sue forzature polemiche ma anche per le sue verità sia considerato fastidioso.
E non scordiamoci, parlando di università e di altro, il tagliente professor Salvemini, tutto sommato uno degli uomini migliori fra quanti l’Italia unita abbia mai prodotto.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso