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LA MODA CHE CAMBIA 4 Gennaio Gen 2016 1200 04 gennaio 2016

Musei aperti gratis? Ditelo (anche) sui social

Della ressa a Palazzo Reale chi si è accorto? Spiegate a Franceschini cos'è Instagram.

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La fila fuori dalle Gallerie d'Italia, a Milano, per la mostra di Hayez domenica 3 gennaio 2016.

Non date retta a chi vi racconta che la digitalizzazione dell'Italia è ormai solidamente avviata e che anche il nonnino di Spaccanapoli prenota online il treno per andare a visitare i parenti a Modena, in attesa di consultarsi via internet con il proprio medico di base.
L'Italia è ancora potentemente analogica e parecchio restia al cambiamento.
UNA RAI FANTOZZIANA. Il disastroso uno-due della diretta Rai di Capodanno - anticipo del countdown e bestemmia a caratteri cubitali trasmessa sul fascione sotto il palcoscenico, errore prima tecnico e poi umano - sono lì a dimostrarlo.
Il countdown fantozziano può essere anche stato un maldestro e inelegante tentativo di conquistare share, come pare sospetti lo stesso direttore generale, e prossimo amministratore delegato, Antonio Campo dall'Orto, comprensibilmente furioso.
CHI PENSA AL PUBBLICO? Ma aver lasciato in mano a un solo funzionario il controllo, il vaglio e il filtro di centinaia di migliaia di messaggi in arrivo dal pubblico significa non aver capito nulla della società iper mediatizzata, delle sue opportunità, delle sue funzioni.
E soprattutto dell'anagrafica di chi dovrebbe a queste funzioni sovrintendere, e cioè una schiera di ventenni rapidi, pronti e veloci, e non dipendenti stanchi e disillusi o giornalisti a fine corsa, che sono invece di solito - e di certo non solo in Rai - i destinatari d'elezione per queste attività, curiosamente ritenute di prestigio secondario per chi le svolge.
Se Campo dall'Orto aspettava un'occasione per mettere in atto il rinnovamento della Rai, questa occasione è arrivata.
Ve ne sono altre, per altri gestori della pubblica crescita culturale, anche in questi giorni.
MUSEI PASSATI INOSSERVATI. Prendete il caso, solo in apparenza diverso, della riapertura gratuita mensile dei musei, ogni prima domenica del mese.
Iniziativa lodevolissima a prescindere dall'evidenza che gli italiani dovrebbero imparare a considerare la cultura un bene che richiede preparazione, impegno e fatica: cioè un lavoro e dunque meritevole di retribuzione come ogni altro.
Ma si tratta di un vecchia questione che si potrà superare solo e forse trasformando il vissuto popolare, generale, nei confronti della cultura, in un'occasione di gioia e di divertimento, e dunque arriviamo al punto.
I giornali di ieri e di oggi ci dicono che gli entusiasti visitatori della gratuità espositiva sono stati, ancora, centinaia di migliaia.
Voi li avete visti? No? Neanche io.
Ero su un'isola a guardare film, e anche lì mi è parso che si sarebbe potuto fare di meglio in termini promozionali, ma della ressa a Palazzo Reale e alla Galleria di Arte Moderna non ho testimonianza iconica.
BASTAVA POSTARE UNA FOTO. Eppure non sarebbe stato difficile.
Sarebbe bastato un gruppo di neolaureati provvisti di uno smartphone e di un rimborso spese a renderci entusiasti e orgogliosi dei nostri connazionali, così come basterebbe una qualunque pierre della vituperatissima moda per spiegare al ministro Dario Franceschini come una sola foto azzeccata e postata su Instagram possa valere milioni di euro in notorietà positiva e contribuire a fare dei nostri beni culturali un fenomeno e un punto di riferimento coinvolgente - friendly come si dice adesso - anche per la massa, esattamente come lo sono un concerto in piazza o la sfilata di Prada o di Chanel.
#MIBACT, UN HASHTAG INUTILE. Invece all'hashtag #mibact - che non significa emanato o controllato dal ministero del Beni culturali, giusto taggato da chiunque ritenga interessante farlo (che dovrebbe essere già un bel segnale, peraltro) - trovate le foto di un mediocre chiostro, lo scatto di uno scavo di apparente raro disinteresse e la studentessa di un istituto d'arte non identificato impegnata a trasformare le delicate e slanciatissime membra della Venere di Botticelli in un equivalente di miss Piggy.
«SERVONO GIOVANI SMANETTONI». L'amica Barbara Notaro Dietrich, una delle massime comunicatrici culturali italiane, nella rassegna stampa quotidiana commentata, argutissima e impietosa che scrive e invia a un piccolo gruppo di direttori, grandi firme e politici italiani, la mattina di sabato 2 gennaio suggeriva a Franceschini di «pigliarsi un tot di giovani smanettoni che riempiano Instagram e Facebook di immagini simbolo e da svenimento di opere conservate nei musei».
Specificando come «per i giovani cresciuti a immagini, dalle brevi e rapide emozioni, servano più quelle rispetto a mille parole, che comunque non leggerebbero e non ascolterebbero».
LA CLASSE POLITICA ADEGUI I MODI. Mi pare l'analisi lucidissima di quello che la classe politica applicata alle manifestazioni della cultura italiana non abbia (ancora, sperabilmente, e non per sempre) saputo fare.
E cioè adeguare modi, linguaggi, sperimentazioni e dunque assunzioni a chi abbia le competenze, l'età e le idee per farlo.
Del ministro Franceschini in veste digitale al momento si ricorda soprattutto il piglio strapaesano del sito verybello.it, espressione di un Paese fermo ai film di Gina Lollobrigida e al 'mambo italiano'.
Le domeniche al museo potrebbero essere un'ottima occasione per far sperimentare anche al Mibact linguaggi nuovi.
O, per meglio dire, i linguaggi di oggi.


Twitter @fgiacomotti

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