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MUSICA 15 Gennaio Gen 2016 1222 15 gennaio 2016

Iggy Pop: «Bowie? Un amico che mi ha salvato la vita»

Il cantante racconta il suo rapporto con il Duca Bianco in un'intervista al Nyt. Dalle notti folli nei club europei al sodalizio musicale.

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Iggy Pop e David Bowie in Germania nel 1977.

Iggy Pop, la cui carriera solista è iniziata nel 1977 con The Idiot e Lust for life, due album prodotti da David Bowie, ha dichiarato in un'intervista al New York Times di non aver ancora metabolizzato la morte del Duca bianco, avvenuta domenica 10 gennaio.
«L'amicizia si basava semplicemente sul fatto che quest'uomo mi ha salvato da un sicuro annichilimento professionale e forse anche personale», ha detto l'Iguana, 68 anni, al quotidiano americano, «molta gente era incuriosita da me, ma solo lui aveva veramente qualcosa in comune con me, e apprezzava quello che facevo. Aveva intenzioni buone, abbastanza da aiutarmi. Fece una cosa giusta».

  • Un'intervista a Iggy Pop e David Bowie nel giugno del 1977.

«Mi ha fatto risorgere», riflette Iggy nell'intervista con il Nyt, «Era più un benefattore che un amico, nel senso in cui la maggior parte della gente concepisce l'amicizia. Andò anche un po' fuori strada per indirizzare parte del suo buon karma verso di me».
I due persero i contatti nel 2002, quando Bowie cercò di affiliare Iggy Pop alla sua nuova casa discografica, e quando problemi di agenda impedirono a Pop di partecipare al Meltdown Festival, un concerto organizzato da Bowie a Londra.
L'INCONTRO NEL 1971: «ERAVAMO MESSI MALE». Il loro primo incontro avvenne nel 1971, un periodo di eccessi, quando «eravamo tutti abbastanza messi male, ma lui era per lo meno vitale». Nel 1976, Bowie invitò Pop a viaggiare con lui «'come una mosca sul muro' (senza farsi notare, ndr)» nel tour seguente l'uscita di Station to Station.
Erano gli anni del Duca Bianco, e «lui era molto disciplinato», racconta Iggy Pop. «Era l'epoca in cui potevano esserci 700 persone, 15 mila o 300: lui faceva un grande show tutte le notti».
Dopo il tour, David Bowie produsse l'album di debutto da solista di Pop, nel 1977, The Idiot, mentre viaggiavano in Francia e Germania e lavoravano insieme alle canzoni. Spesso Bowie metteva le musiche (a volte i titoli), e Pop le completava con melodie e parole. «Ha incorporato la mia personalità, liricamente, in quel primo album», racconta l'ex cantante degli Stooges, che paragona Bowie al personaggio del Pigmalione di George Bernard Shaw e del musical My Fair Lady.
L'ISPIRAZIONE PER LE MUSICHE. «All'epoca», continua Pop, «era come avere il professor Higgins (il personaggio del Pigmalione di Shaw) che ti diceva: 'Ragazzo, per favore, sei di Detroit. Penso che dovresti scrivere una canzone sulla produzione di massa'». Pop l'ha ascoltato, e ha realizzato la canzone Mass Production, contenuta in The Idiot.
Nello stesso album c'è Nightclubbing, una canzone che riflette le serate nei club dopo i concerti in Europa con Bowie. Fu realizzata con un sintetizzatore economico e una primordiale drum machine.
«Mi disse: “Non posso fare una registrazione con quella roba”», ricorda Pop. «Gli risposi: “Ma io posso”. Sorrise, e realizzò che per lui lavorare con me sarebbe stato un parco giochi. Ho sempre cercato di incoraggiare i suoi peggiori impulsi. Ero un fan».
MI VEDEVA COME UN PERSONAGGIO DI DOSTOEVSKIJ. Quando il Duca Bianco si trasferì a Berlino, Iggy Pop lo seguì nel suo appartamento. Il titolo per la sua successiva canzone e album Lust for Life, prese forma in quella casa.
«Lui mi vedeva come un moderno membro della Beat generation, o come un moderno personaggio di Dostoevskij , o un moderno Van Gogh», spiega Pop, «ma sapeva anche che sono un campagnolo di periferia in fondo al cuore».
Al contrario, Bowie era “globale”. «Ho imparato cose che utilizzo ancora oggi. Ho incontrato i Beatles e i Rolling Stones, attori e attrici, e tutte le persone potenti intorno a lui. E osservavo», racconta il cantante, «e adesso sono un po' meno rustico quando devo confrontarmi con quel tipo di persone».
L'INCONTRO CON I GENITORI. Bowie si decise di andare a trovare i genitori di Iggy Pop a Detroit - conclude l'articolo del Nyt, di cui vi abbiamo fornito la traduzione – dove vivevano nella loro roulotte.
«Quando andammo a trovarli, i vicini furono così spaventati dall'auto e dalle guardie del corpo che chiamarono la polizia», ricorda Pop, «mio padre era una persona fantastica, e gli disse: “Grazie per quello che fai per mio figlio”. “Zitto pa'”, pensai, “mi fai passare per uno sfigato”».

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