Creazione Lucio Vannotti 160116182713
LA MODA CHE CAMBIA 17 Gennaio Gen 2016 0900 17 gennaio 2016

Il «pillbox brutalista» e lo sciocchezzaio modaiolo

Termini astrusi. Usati solo per stupire. Così i comunicati non rendono onore a una firma.

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Una creazione di Lucio Vannotti.

Sarà perché continuare a guardare, comprare e discutere di sfilate e di imperdibili eventi come se nulla fosse mentre ogni giorno si contano i morti degli attentati inizia a provocarmi un filo di imbarazzo; sarà perché, valutando la produzione di moda e abbigliamento in Italia come la grande risorsa economica che è, trovo il nulla nel quale viene spesso confezionata, e la cultura abborracciata che sottende, francamente intollerabile.
Per questo, nel momento in cui butto l’occhio sul comunicato stampa della nuova collezione di Lucio Vanotti, provo il desiderio di accartocciare il foglio e di gettarlo lontano.
UNA ACCOZZAGLIA DI TERMINI ASTRUSI. Ditemi. Che voi siate buyer, appassionati o semplici clienti, comprereste mai una collezione descritta come «una divisa che si sottrae al rumore dell’apparire», che genera «distacco, introspezione, distanza, come in un pillbox brutalista», dove «razionalismo e malinconia» diventano «ricerca ascetica del bello»?
Perché questo ridicolo affastellamento di concetti e di correnti diverse, questo giustapporre immagini e parole come nella più frusta delle poetiche adolescenziali per descrivere una collezione che invece è davvero bella, davvero interessante?
Che cos’è il «pillbox brutalista»? Un divertissement surrealista clamorosamente fuori tempo massimo, il «cadavere squisito» dei giochi di André Breton, oppure l’impossibile apparentamento fra immagini dicotomiche (la scatolina per conservare le pillole e quello che immagino essere un derivato lessicale del brutalismo, la corrente architettonica nata a seguito dell’uso estetico e volumetrico del cemento grezzo di Le Corbusier sull’Unité d’habitation di Marsiglia).
SCIOCCHEZZE PER STUPIRE. È brutalismo o è razionalismo o sono solo sciocchezze giustapposte per riempire il foglio e stupire le folle assise a bordo passerella?
È, innanzitutto, un vero peccato, un’occasione mancata per promuovere una firma che meriterebbe, anche nelle parole, il rigore che esprime nella sua moda.
Vanotti è infatti uno di quei gentili 40enni che la moda italiana, composta perlopiù da ultra60enni o da pluri80enni pur di piglio come Giorgio Armani, ama definire «emergenti».
In realtà, è nel giro da un bel po’ di tempo, e ha già alle spalle un marchio di non straordinario successo, February, che da qualche stagione ha fatto evolvere e ribattezzato con il proprio nome.
UNO STILE MATURO E INTERESSANTE. Non a caso, la sua moda ha l’impronta stilistica della maturità ed è, anche, decisamente interessante.
La Fondazione Pitti Discovery, che lo sostiene da qualche tempo a questa parte, l’ha affidato non a caso a una delle pr più apprezzate dalla stampa e dai compratori, Silvia Negri Firman, e l’ha messo nelle condizioni di farsi ospitare dal Teatro dello stesso Armani per presentare la nuova collezione.
Chi ha avuto, come me, l’opportunità di vederla dietro le quinte, ne è rimasto molto favorevolmente impressionato: bella la scelta di tessuti grezzi, eleganti le sovrapposizioni fra completi pigiama e cappotti vestaglia; coerente anche la scelta cromatica che si rifà appunto ai toni del cemento aggiungendovi tocchi di verde salvia, écru, khaki.
Nelle sue linee si percepisce la ricerca della purezza del sentire e del vivere; nei tessuti-coperta, sfrangiati, un desiderio e al tempo stesso una richiesta di protezione.
NON È PIÙ IL TEMPO DELLE PAROLE VUOTE. Ma nulla di tutto questo vi è stato o vi sarà dato capire se, come centinaia, migliaia di altri, invece di aver avuto il privilegio di toccare con mano il suo lavoro, ne avete letto la descrizione e nei prossimi giorni ne ritroverete parti, copiate e incollate, sui blog e sugli articoli di chi non ha avuto tempo o modo di vedere.
Non è più il tempo delle parole vuote, soprattutto nella moda che da migliaia di anni sconta la propria inessenzialità.
E Lautréamont con le sue antitesi è morto da 145 anni.

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