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SPIRITO ASPRO 30 Gennaio Gen 2016 0900 30 gennaio 2016

Un consiglio ai jihadisti: giù le mani da Topolino

L'universo Disney è il luogo del sogno. E non si tocca. Chi ci ha provato non è finito bene.

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Disneyland Parigi.

Siete neo-convertiti all'Islam, state traslocando e non sapete dove lasciare le vostre pistole comprate illegalmente per motivi personalissimi, cui probabilmente non è estranea la vostra conversione all'Islam: che fate?
Portarvele appresso può essere una soluzione solo se non avete in programma un weekend a Disneyland Parigi con la vostra fidanzata.
Se poi nella stessa borsa con le pistole mettete anche il vostro Corano da viaggio (in quanto convertiti dovete riguadagnare il tempo perduto studiando le sure in tutti i ritagli di tempo), al primo metal detector siete fregati: non solo addio weekend, ma la fidanzata, saggiamente, vi mollerà su due piedi facendo perdere le proprie tracce.
NESSUN ATTENTATO, PER FORTUNA DELL'ISIS. È quanto è successo allo sconsiderato gestore di una brasserie parigina in procinto di trasferirsi in provincia, che per ventiquattr'ore, oltre che per i media, è diventato il terrorista che voleva scatenare la jihad contro Topolino.
Non era così, per fortuna. Meno male per turisti che si trovavano in quel momento a Disneyland, ma anche per l'Isis e i suoi accoliti.
Finché se la prendono con gli occidentali, con tutte le loro debolezze, le incertezze dei loro governanti, le falle delle loro intelligence, possono anche ottenere qualche agghiacciante e sanguinoso risultato.
Ma se cominciano a pestare i piedi a Topolino le cose cambiano.
I CORTOMETRAGGI COME PROPAGANDA. L'ultimo che ci ha provato è stato Hitler. E non è finito bene. Le gesta di veterani come Paperino, Pluto e perfino i Tre porcellini sono testimoniate da decine di cortometraggi Disney di propaganda, in cui gli eroi dei cartoni combattevano l'Asse e ne sbeffeggiavano senza riguardi i capoccia.
Ma oggi la coalizione di volenterosi disneyana sarebbe molto, molto più ampia.
Prenderebbero le armi anche le principesse Disney, oggi toste e volitive come soldatesse, e avrebbero al loro fianco la temibile Crudelia Demon, che di certo vuole aggiungere al suo guardaroba una pelliccia di barba di foreign fighter.

Un potere simbolico degno del Vaticano

Topolino stregone, personaggio simbolo di Disneyland Paris.

I più agguerriti contro il nuovo Califfato sono Aladdin e il suo antagonista, il visir Jafar, visto che Daesh se la prende anche con la tradizione araba da cui sono nate le Mille e una Notte.
Ma non basta: oggi Disney significa anche Star Wars, quindi lo Stato islamico, campato per aria e fittizio quanto Paperopoli, dovrà fare i conti anche contro Darth Vader e Han Solo, alleati per l'occasione.
E mettiamoci pure la Pixar, altro braccio della major di Burbank, che scatenerà contro i fanatici tutta la sua scuderia: Buzz Lightyear e lo sceriffo Woody, il robottino Wall-E, Sulley e Wazowsky di Monsters & Co. e pure le cinque emozioni di Inside Out.
Un'alleanza imbattibile, perché padrona globale del soft-power più irresistibile e seducente di qualunque libro sacro: quello della fantasia.
IL LUOGO DEL SOGNO E DEL CONSUMO. Di questi tempi è azzardato usare la parola «mai». Ma se Isis non vuole trovarsi contro tutto il mondo civile e anche un bel po' di quello meno civile, continui a tenersi alla larga dalle tante Disneyland sparse in America, Europa e Asia.
Per i nemici dello stile di vita occidentale, un attacco a Disneyland, oltre a falciare soprattutto famiglie in vacanza, avrebbe una potenza simbolica devastante, equivalente se non addirittura superiore a quella di un attacco al Vaticano.
È il luogo del sogno e del piacere infantile, del consumo avido e oblioso, nella totale assenza di riferimenti a una qualunque religione monoteista - semmai ce ne sono ai culti pagani del Medio Oriente preislamico o al pantheon induista, perché in quel mondo incantato si acclamano idoli con sembianze animali - topi, anatre, cani.
UN GREGGE DEVOTO E FIDUCIOSO. Il battesimo disneyano, attraverso una tutina, un gioco o un sonaglio con l'immagine di Trilli o di Saetta McQueen, precede abbondantemente quello religioso ed è solo l'inizio di una catechizzazione grazie alla quale ormai cinque o sei generazioni di esseri umani occidentali, o anche solo sfiorati dallo stile di vita occidentale, non possono non dirsi disneyani.
Sono un gregge devoto e fiducioso i cui esemplari adulti custodiscono nel cuore un piccolo altare con la trinità Pippo-Pluto-Paperino cui sono legatissimi. E guai a toccarlo, anche solo per scherzo.
L'imprudente convertito parigino si è bruciato il sospirato fine settimana nel Magic Kingdom, e probabilmente in tutte le Disneyland del mondo, in cui probabimente sarà considerato «persona non grata» fino al 2256.
Il suo imam potrebbe sempre dirgli che gli resta comunque il paradiso islamico con le vergini e gli alberi da frutto. Ma lì non fanno le parate con la musica e i coriandoli.

Twitter @LiaCeli

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