Semafori Omosessuali 150714162912
LA MODA CHE CAMBIA 7 Febbraio Feb 2016 0901 07 febbraio 2016

Se la discriminazione è omosex

Senza il «buco molliccio» e il «pezzo di pongo riscaldato» non ci sarebbe vita.

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Dopo che hai discusso a lungo il ddl Cirinnà. Dopo che hai raccontato a chiunque ti sia stato a sentire della coppia di amici omosessuali con figli ormai adolescenti arrivati in Italia dagli Stati Uniti per occuparsi della comunicazione di un grande signore della moda alla fine dei Novanta, anni in cui questi temi non si discutevano e che ti sembra siano proprio una bella famiglia, e anzi quanto sono brillanti quei due ragazzi.
I FIGLI NON SONO DI PROPRIETÀ DI NESSUNO. E ancora dopo che hai chiacchierato a favore di telecamera per una buona mezz’ora con Umberto Veronesi per promuovere il suo libro di recensioni cinematografiche per l’associazione Medicinema e un po' ti sei stupita di vedergli abbracciare i fondamenti della società matriarcale, nella quale i figli sono un dono per l’intera comunità, allevati da madri, zie, zii, nonni, e ti riprometti di andare a tirar giù dallo scaffale alto della biblioteca il grandioso saggio di Bachofen, per convincerti che i figli non sono proprietà di nessuno ma che per crescere bene hanno bisogno dell’amore di tutti e di un luogo affettuoso dove tornare la sera.
E dopo che hai visto, e parlato, e letto tutto questo, e senti che la società può abbracciare ogni sentire oltre al tuo, capiti sui due video virali del momento e ti senti profondamente offesa. Offesa come donna e come madre.
UN SUCCESSO DA 500 MILA VISUALIZZAZIONI. Molti di voi li avranno guardati, perché solo in Italia hanno totalizzato quasi mezzo milione di visualizzazioni, dunque non mi dilungherò sulla sinossi: sono stati girati negli Stati Uniti e fanno parte del cosiddetto filone del “first time ever”, la prima volta che…ho mangiato panna montata, ho cucinato il barbecue, ho tagliato l’erba del giardino oppure, e appunto, sono omosessuale e tocco le parti intime del sesso che non frequento.

Il video non promuove l'uguaglianza, ma la nega

Due papà con il loro figlio. In Italia manca una legge che estenda la possibilità di adottare il figlio del partner anche alle coppie omosessuali.

La cosiddetta parte avversa, per così dire ma anche in senso proprio, considerato che l’avversione per quelle parti anatomiche sconosciute nei video è evidente, anzi ostentata fra lazzi e risatine.«omygod, è più soffice di quanto pensassi», dice una ragazza decisamente fuori forma toccando il pisello di un tipo niente male (il casting è stato fatto secondo i più vecchi stereotipi di genere: le lesbiche, che nelle didascalie dichiarano di far parte di un gruppo musicale, sono racchie e i maschi omosex si comportano come delle checche fatte e finite).
«Ahh, ma ci si cade dentro?», strilla appunto un ragazzetto platinato di fronte alle gambe squadernate di una bruna, contorcendosi per l’imbarazzo. «Ma se ci metto dentro un dito che cosa mi succede?». Scempiaggini, di primo acchito. E invece no, perché l’imbarazzo e il clima da ricreazione scolastica nascondono qualcosa di molto più profondo, che una delle ragazze lesbiche si lascia sfuggire: «Il corpo umano è meraviglioso, ma sono contenta di non doverci avere a che fare».
IL BUCO MOLLICCIO E IL PONGO RISCALDATO. È a quel punto che si rimane interdetti e che si capisce come, nonostante l’obiettivo dichiarato di «promuovere l’uguaglianza», quei video in realtà neghino l’alterità, la diversità, promuovendo surrettiziamente l’idea che vita, riproduzione, gestazione siano separati dall’interazione fra il maschile e il femminile.
È a quel punto che si sente crescere dentro una gran rabbia. È per la voglia di prendere quei due gruppetti, e ricordare loro che senza la disponibilità del «buco molliccio» e del «pezzo di pongo riscaldato», anche surrettiziamente, persino pagando il buco di una povera disgraziata in un paese del terzo mondo, non si produrrebbe quella vita che le stesse comunità Lgbt sembrano così desiderose di procurarsi e di educare, ed Elton John non potrebbe prepararsi alla tirata a favore delle paternità omosex che sicuramente farà al festival di Sanremo.
LA MANCATA DENUNCIA DEL GRUPPO LGBT. Per loro, abituati a interagire solo e confortevolmente col proprio sesso, «buco» e «pongo» non hanno niente a che fare con la vita. Non spendono una parola sulla nascita, sul mistero e la bellezza della riproduzione, sull’alterità necessaria al mondo, a ogni specie, per riprodursi.
Non c’è nulla di «divertente», come ha commentato il sito gay.it, in quell’esplorazione imbarazzata e a tratti schifata dell’altro, ed è incredibile che un gruppo sociale così attento alle discriminazioni, al linguaggio corretto come quello Lgbt non abbia speso una parola contro, bensì abbia sostenuto, un video che non promuove, bensì rifiuta la diversità con un linguaggio brutale. Quella diversità e quella disponibilità all’accettazione delle differenze con cui essi stessi dimostrano, nei fatti, fra mille risatine sceme, di «non voler avere a che fare».

Twitter @fgiacomotti

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