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IPSE DIXIT 12 Febbraio Feb 2016 1647 12 febbraio 2016

Sanremo, Gasparri e la guerra al Cirinnà

Pooh. Eros. Elton John. La battaglia social del senatore contro i diritti gay al Festival.

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Sanremo è Sanremo. E Gasparri è Gasparri.
Non passa sera, infatti, che il Nostro non intervenga a 140 caratteri tesi nelle cronache festivaliere.
MINACCIA ARCOBALENO. Complice la 'minaccia' gender, va detto. Le coccarde arcobaleno e gli ospiti che possono trasformarsi in testimonial pro adozioni gay sono il Male assoluto.
Non importa se poi Elton John - per Gasparri «schifo umano» - alla fine canti successi indimenticabili e accenni solo alla gioia di essere padre.
Perché la regola è una: la Crociata - che porta instacabilmente avanti con i sodali Camillo Langone, Massimo Gandolfini e Mario Adinolfi, praticamente gli Hateful four- vale soprattutto se preventiva.
A Gasparri non sfugge proprio nulla. E basta lo scorcio rubato dalla telecamera di un braccialetto arcobaleno per fargli scatenare l'inferno. Anche se a indossarlo sono dei mostri sacri dell'ugola italica.
«I POOH? SCAPPATI DALL'OSPIZIO». «Pure i Pooh scappati dall'ospizio diventano conformisti, ora a nanna con la badante», ha twittato il vicepresidente del Senato.
A difendere la 'famiglia allargata' è intervenuto Francesco Facchinetti, figlio di Roby: «Purtroppo a te neanche la badante ti sopporta. Che triste realtà la tua, ti sono vicino...».

Come ogni guerriglia che si rispetti, anche quella ingaggiata da Gasparri-troll ha una parola d'ordine: «Conformismo».
Dove «conformista» sta per gayfriendly, sostenitore dei diritti civili, insomma pro Cirinnà.
Si tratta di una guerra asimmetrica, visto che contro il familydaysta c'è una corazzata che macina ascolti su ascolti. Ma fino a un certo punto. Oltre a Facebook e Twitter, Gasparri riesce infatti a strappare qualche comparsata da hashtaggare, vedi #lariachetira. «Ritengo l'ostentazione dei nastri arcobaleno a #Sanremo2016 un esagerato atto di conformismo. #lariachetira ST».



Da apprezzare, comunque, è la costanza con cui il senatore twitta, taggando quasi sempre il direttore di Rai Uno Giancarlo Leone. Costanza che, a essere onesti, andrebbe premiata con uno speciale riconoscimento sul palco dell'Ariston o con un bonus come Il Troll in prima fila.
Nonostante non gli sfugga nulla, strategicamente, forse per schivare le critiche del chi disprezza compra, il forzaitaliota preferisce mimetizzarsi dietro lo stratagemma del «mi hanno riferito» e «mi hanno detto».
Qualche esempio?
«Mi dicono pure luci arcobaleno... che conformismo patetico #Sanremo2016 @giankaleone».
Oppure: «Mi segnalano occhiali @Garko_Gabriel che pagliaccio».
Anche se attaccare Garko è francamente come sparare sulla Croce Rossa. Ma poco importa, à la guerre comme à la guerre...


Nemmeno Eros Ramazzotti - nonostante sia padre naturale ed eterosessuale - si è salvato dall'ira funesta.


Arcobaleno contro Tricolore. Diritti contro memoria. Come se si trattasse di due concetti antitetici. Tant'è.
La sfida era stata lanciata su Il Giornale in occasione della Giornata del ricordo. «Dopo i nastri arcobaleno, esporre il Tricolore per le foibe», aveva rilanciato il Nostro.


E Carlo Conti aveva risposto.
Con estrema soddisfazione del senatore che dopo tanti tentativi era riuscito a mettere a segno la prima vittoria «a furia di tweet», manco fosse l'antiaerea.


L'incognita Toti e marò

L'afflato patriottico di Gasparri, non ce ne voglia, potrebbe però essere superato da quello del governatore forzista Giovanni Toti, presente va ricordato col gonfalone della Regione al circo Massimo coi colleghi Luca Zaia e Roberto Maroni.
Sul palco - a cui Toti ha accesso come presidente della Regione Liguria - potrebbe infatti arrivare «un fiocco giallo legato al tricolore, simbolo dell'Italia e degli italiani, per due ragazzi che non possono essere qui: i nostri marò».

Sir Elton? «Uno schifo umano»

L'attacco più violento della Militia un po' Christi e un po' familiae di Gasparri era però stato riservato a Elton John. Reo non solo di essere omosessuale, ma di avere messo su famiglia col regista David Furnish (che si è ben guardato da sedere in platea), avere avuto due figli da una madre surrogata e di rubare con la sua ospitata i soldi dei contribuenti che pagano il canone.
RISCHIO DI DERIVA «NAZISTA». «Elton John è uno schifo umano», ha affondato il vicepresidente del Senato. «Quello che ha fatto è l’egoismo di un ricco arrogante che ha sfruttato la disperazione del prossimo. Dall’utero in affitto si arriva all’eugenetica e al nazismo!».
Munizioni sprecate, le sue.
Sir Elton John infatti non si è sperticato né in un'ode alla famiglia omogenitoriale né alla maternità surrogata. Ha semplicemente cantato.
LA TRAPPOLA NICOLE. Nemmeno il tempo di tirare il fiato, che ecco ripresentarsi una nuova minaccia. Molto più subdola, perché incarnata nella bellissima ed eterea Nicole Kidman. La quale però è ricorsa - proprio come Elton John - alla maternità surrogata.
«Non sapevo né che la Kidman andasse a Sanremo, né che avesse avuto un figlio con l'utero in affitto», si è difeso Gasparri che però non ha ceduto alle sirene del complottismo. «Credo che la scelta della Rai di invitare sia lei che Elton John sia una coincidenza», ha messo in chiaro, «ma in ogni modo gli artisti devono fare gli artisti».
Nicole non è certo uno «schifo umano», ma solo «un'artista». Del resto, ha sottolineato Gasparri, «le leggi si fanno da un'altra parte».
Sì, mica in televisione. Magari in Twitter.

L'offensiva a Conchita Wurst e a Biagio Antonacci

Se oggi il nemico numero uno è Elton John, lo scorso anno era Conchita Wurst ospite a Sanremo.
In quel caso il valoroso non sferrò il suo attacco durante la diretta dall'Ariston, ma qualche mese prima. Subito dopo la vittoria di Wurst all'Eurovision Song Contest 2014.
«Questa Conchita è ignobile, ed è vergognoso questo coro mediatico che si solleva, che schifo», aveva commentato in Rete. E, non pago, aveva aggiunto: «Conchita orribile spettacolo, deve sparire».





Rimanendo in ambito musicale, sempre lo scorso anno nel mirino inquisitorio era finito pure Biagio Antonacci che aveva osato, durante la trasmissione Panariello sotto l'albero, dirsi favorevole alle adozioni gay. Anche in quel caso però Gasparri, a scanso di equivoci, non aveva visto la trasmissione.
«Avete fatto schifosa e faziosa propaganda», minacciò, «ne parleremo in Vigilanza».





È passato un anno, e la guerra è ancora lunga.
Anche se forse Gasparri dovrebbe scegliere un campo di battaglia a lui più adatto visto il clamoroso scivolone su Jim Morrison.
Per fortuna a informare il soldato Gasparri in quel caso intervenne Dj Aniceto.

Twitter: @franzic76

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