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ARISTON, ITALIA 12 Febbraio Feb 2016 1630 12 febbraio 2016

Teatro Ariston, dove il Festival entrò per sbaglio

La musica arrivò nel '77. Colpa di un vetro rotto al Casinò. Non se n'è mai andata. Storia, vita e aneddoti del palazzetto raccontati dai suoi armatori, i Vacchino.

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da Sanremo

Il teatro Ariston ospita il Festival di Sanremo dal 1977.


«Tutto comincia nel 1977. E la musica arriva per sbaglio. Quando dal Casinò il Festival si trasferisce qui, all’Ariston».
Parlano i fratelli Vacchino, Walter e Carla, terza generazione di armatori del palazzetto più amato dagli italiani, la Grande Chiesa che va da Elton John a madre Teresa.
Nati cinematografari, la canzonetta come destino.
PROVVISORIETÀ DA 40 ANNI. «Al casinò, dove si erano tenute le prime edizioni, si era rotta una vetrata e per indicazioni della prefettura lo spostarono qui. Non se ne sono mai andati, viviamo in felice provvisorietà da 40 anni», dice Walter.
«Con una parentesi, nel 1990, quando il festival si spostò al Palafiori per inaugurarlo, ma faceva freddo, non era adatto».
C'ENTRA CON LE LAVATRICI? Una domanda che ci attanaglia da molti anni.
Ma c’entrate qualcosa con gli elettrodomestici bianchi?
Anche il marchio pare simile. «No, l'Ariston venne fondato nel 1953 da mio padre Aristide. Credo che gli elettrodomestici nacquero dopo», dice Carla.
«Però una volta giù in biglietteria ho ricevuto una telefonata di una signora che chiedeva informazioni su un modello di lavatrice», dice la nipote Chiara, che sta facendo una tesi di laurea in architettura sul teatro (con sculture e interventi di Luzzati e altri, in sala stampa enorme altorilievo metallico di un Giovanni Ceccarelli, «una carta geografica dei sentimenti e degli stati d’animo», secondo la fondamentale pubblicazione I quaderni dell’Ariston. «Ma i giornalisti ci appoggiano i piedi e gli zaini», dice la signora Carla).

E dopo il Festival? Il business rimane teatro e cinema

Uno dei contestatori in galleria delle epoche di Pippo Baudo.

Ariston per sogni anche consumistici.
«Il complesso nasce come centro commerciale e cinema integrato, il primo in Italia», racconta Walter.
«Al primo piano le sette sale, per un totale di 1.900 posti, e al piano terra la Standa. All’ufficio marketing del gruppo della grande distribuzione non ne volevano sapere di mettere un supermercato dentro un cinema, ma poi per anni è stata la filiale che faceva il più alto fatturato d’Italia».
MANICHINI E INTIMO. Adesso c'è l'Ovs, per entrare si passa per manichini e intimo.
Ma il business rimane sempre teatro e cinema.
Quando il festival finisce, l’Ariston rilancia con spettacoli di Virginia Raffaele, Gianna Nannini, Enrico Brignano.
E poi pellicole, ecco naturalmente Zalone.
«Un successo pazzesco, abbiamo fatto 1.600 ingressi il 2 gennaio, abbiamo dovuto aprire la galleria che di solito non apriamo mai», dice la signora Carla.
La stessa galleria da cui si calavano i vari cavalli pazzi per protestare nelle epoche Baudo. «Che paura».
FILM A KM ZERO. Intanto qui si fabbrica anche cinema a chilometri zero.
«Appena finito il Festival cominciano a girare qui dentro il film su Tenco e Dalida, una coproduzione italo francese con Riccardo Scamarcio, Vincent Perez, Sveva Alviti che fa Dalida e Alessandro Borghi che fa Tenco», spiega sempre Carla.

Quella volta che i fan degli Ac/Dc maltrattarono le poltrone

Scene dal Festivalbau del 1995.

Ma poi l’Ariston contiene tutto, e tutto tiene: «Un concerto degli Ac/Dc, la platea era piena di fumo, di sigarette o altro, il pubblico cantava e ballava in piedi sulle nostre poltrone, noi eravamo terrorizzati che devastassero tutto. Poi le abbiamo dovute cambiare».
PURE UN NOBEL DAY. Seriosi convegni, un «Nobel day, a metà Anni 90, con 33 premiati dall’accademia di Svezia» a battere il palco di Rita Pavone.
Addirittura «una settimana liturgica, nel 1988, con 1.900 tra preti, suore, monsignori e cardinali. L’Ariston fu completamente consacrato in ogni angolo, e ogni mattina prima dell’inizio dei lavori si faceva la messa sul palco, concelebrata da 200 sacerdoti».
E LE PECORE SUL PALCO. Oltre alle famiglie arcobaleno, l'Ariston accoglie tutte le creature del Signore: «Due anni fa c'era lo spot del Festival della Rai con le pecore sul palco, vennero fatte venire dall’entroterra, e i pastori stavano sottopalco a controllare che i loro animali fossero trattati bene», ricorda sempre Carla.
PERSINO IL FESTIVALBAU. Altri animali: c’è stato persino un Festivalbau «condotto da Edwige Fenech e Lino Banfi nel 1995. Una giuria composta da giudici italiani e stranieri dell'Enci, Ente cinofilo italiano, esaminava i 56 cani concorrenti; e dopo un'accurata selezione sceglieva sette finalisti. Poi col televoto si arrivava a scegliere il Telecane dell'anno».
Valerio Scanu, coi suoi 10 chihuahua che si è portato in Riviera, è avvisato.


Twitter @michimas

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