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SPIRITO ASPRO 13 Febbraio Feb 2016 0900 13 febbraio 2016

Anche Garko ha il diritto di essere bello e inutile

Pari opportunità pure per i maschi. Perché i valletti non possono fare i soprammobili?

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Gabriel Garko.

Non piace alla mamma di Nicole Orlando, l'atleta paraolimpica, povero Gabriel, e chissà a quante altre.
I saccentoni dei social l'hanno fatto a pezzi. I più spiritosi hanno insinuato che il vero disabile sul palco di Sanremo era lui e non Ezio Bosso. I meno brillanti hanno ironizzato sul suo nebuloso orientamento sessuale, sui ritocchini, sul suo eloquio impacciato, sulla sua capigliatura - e qui, onestamente, qualcosa da dire ce l'ho anch'io: ma con gli eserciti di parrucchieri di stanza all'Ariston, una pettinata non gliela potevano dare? Non dico di rifargli la mascagna imbrillantinata di Tonio Fortebracci, il mafioso più inverosimilmente figo della storia della fiction (dev'essere affiliato a una Cosa Nostra alla Zoolander, «bella bella in modo assurdo»), ma il ciuffo scarruffato da monello alle soglie dei 42 anni, via, anche no.
TUTTA COLPA DEGLI OCCHIALI? Insomma, il bonazzo più nazionalpopolare d'Italia, che a Sanremo doveva vivere la sua apoteosi, sembra non piacere a nessuno. Cos'è successo? Sarà colpa dei terribili occhiali da bibliotecario, uguali a quelli che si mette l'attrice gnocca nei film in cui deve interpretare la cozza sfigata finché, più o meno alla fine del primo tempo, dietro consiglio di amica sveglia/amico gay, si toglie gli occhiali, si scioglie i capelli e zac, sorpresa! è una gnocca?
FORSE HANNO SBAGLIATO PERSONA. In questo caso c'è la speranza che Garko, almeno nella serata finale, appaia pettinato e senz'occhiali, in tutta la sua 'bonazzità'. Ma finora spettinatura e lenti servono a coprire il malinteso in cui è incorsa la Rai, la stessa che sbaglia il conto alla rovescia la notte di Capodanno: ha ingaggiato per Sanremo Gabriel Garko nella convinzione che fosse uno scienziato del Cern o uno studioso di epistemologia biblica, per dare un tocco di cultura alla kermesse canora.
Quando hanno scoperto che Garko in realtà era un attore molto bello ma non particolarmente esperto nell'intrattenere grandi folle con disinvolta arguzia, i boss di viale Mazzini hanno cercato di coprire il pasticcio in modo piuttosto grossolano, non dico tentando di sbarazzarsi di Gabriel facendogli cadere in testa il soffitto di una villa (gli inquirenti comunque sono ancora al lavoro), ma mascherandolo da nerd, ruolo in cui è ancora meno credibile che in quello di capomafia.

Sfatare gli stereotipi di genere: anche il maschio è soprammobile

Carlo Conti e Gabriel Garko in conferenza stampa.

Le vicissitudini di Garko a Sanremo illuminano da un'altra angolatura il problema delle dispari opportunità in Italia, di cui il palco dell'Ariston è un'eloquente miniatura.
A una bella donna è concesso limitarsi a riempire fastosi abiti da sera e snocciolare a fatica quattro banalità, anzi, non le si chiede altro. Un bell'uomo non può limitarsi a svolgere con professionalità un ruolo da spalla decorativa, è una deminutio.
I MASCHI? PETTEGOLI PIÙ DELLE DONNE. E si scatena il linciaggio da parte (soprattutto) degli altri uomini, sempre pronti a rinfacciare alle donne l'invidia per chi è più giovane e bella, come se loro non avessero nei cromosomi la gelosia per i maschi fisicamente più dotati, non tendessero a sminuirli con battute ironiche e, quando possibile, a isolarli dal gruppo.
L'equivalenza bellezza=stupidità vale più declinata al maschile che al femminile: riconoscere la bellezza di un altro maschio puzza di omosessualità, perciò un uomo non ammetterà mai di avercela con qualcuno semplicemente perché è più bello di lui, ma farà di tutto per farlo sembrare un imbecille, così da giustificare il proprio disprezzo con motivazioni meno frivole.
Il che spiega la drammatica assenza di begli uomini in tutti i settori in cui conta il sostegno del gruppo, come la politica; nella finanza e nell'economia i belli sono in genere «figli di», quindi ci stanno per diritto di nascita.
IL TERRORE DI APPARIRE GAY. Gli unici belli 'perdonabili' sono gli attori e soprattutto gli sportivi: per il principio di cui sopra, le loro qualità atletiche forniscono l'alibi per ammirarli senza sembrare gay.
Ma guai se escono dai loro recinti e si mescolano agli uomini 'medi', la cui massima (e peraltro simpatica) espressione è Carlo Conti. L'esercito delle pancette, delle pelate e dei sederi bassi insorgerà come un sol uomo evidenziando l'evidente: sarà difficile che il bellone vinca un Nobel.
IL CACHET, (NON) MAGRA CONSOLAZIONE. A Garko, che può legittimamente aspirare al Nobel per il fisico (sempre che si sistemi i capelli e si tolga occhiali), restano due consolazioni: una, il suo cachet di 'valletto' maschio è 100 mila euro contro i 70 mila di Madalina Ghenea e di Virginia Raffaele.
Due, poteva andargli peggio. Tipo essere la Raffaele, che oltre a farsi un gran mazzo guadagnando meno di lui, è costretta a condurre Sanremo sempre travestita da qualcun altro, per non scioccare sia gli uomini che le donne mostrando lo scandalo degli scandali: si può avere un fisico da urlo, una testa finissima e una verve eccezionale, tutto insieme.

Twitter @LiaCeli

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