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ARISTON, ITALIA 13 Febbraio Feb 2016 1725 13 febbraio 2016

Sanremo, viaggio tra i collaterali del Festival

Non solo CasaSanremo coi suoi finti Warhol. Cantanti neomelodici e bimbi prodigio. Fuori dall'Ariston la Riviera sembra il Regno delle due Sicilie.

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da Sanremo

Il palco di CasaSanremo.

«Fai il pezzo sui collaterali. Vai a CasaSanremo» dice il collega autorevole, con un tono tipo: qualcuno lo deve pur fare, tipo rito di passaggio. Dal Festival in giù, ci sono infatti qui una serie di sottoprodotti che allignano nei dintorni dell’Ariston e richiamano folle anche più cospicue.
CITTÀ SENZA SILENZIO. I collaterali sono sparsi ovunque e in tutta la cittadina è impossibile trovare silenzio. A Piazza Colombo, una tensostruttura 'Bravo Jazz' ospita una rassegna di musica afroamericana, mentre a pochi metri, in una piazzetta intitolata agli 'eroi sanremesi', che saremmo noi, ecco un Open theatre «a cura di Sanremointheworld» (il brand è declinato in tutte le possibilità), con folto programma; perfino nella Chiesa di Santa Brigida il parroco ha previsto le esibizioni di cantanti del calibro di 'Blessed Rebels' o 'Bruti e boi'.
Ma il collaterale principe di Sanremo è al Palafiori, famigerato palazzetto d’architettura brutalista, con grandi aiuole sul tetto di cemento armato, tipo bosco ma orizzontale. «Vai a CasaSanremo» dice il collega. Poi mi mette una mano sulla spalla.
AL ROOF DI CASASANREMO. Secondo la brochure, CasaSanremo ospitata al Pala è un 'corporate guest village', «luogo di B to B, una location resa precisa da un roof di indiscussa qualità dove la cucina regionale la fa da padrona».
Si parte dunque per questo roof (a Sanremo tutto è roof, anche la sala stampa al secondo piano, i terrazzi sono asset fondamentali, pare); ma prima ancora di entrare nel palazzetto ecco altri derivati e collaterali. In una 'Casettalive', format e palchetto di compensato con modulo prenotabile online, si sta esibendo in questo momento il cantante un po’ neomelodico Giò Patti, con il pezzo Love Amour; Giò si dimena col massimo dell’impegno, ma non c’è molta gente che si ferma. Giò dichiara che le sue canzoni sono disponibili su iTunes e col cronista condivide «una possibilità eccezionale, essere qui a Sanremo». Effettivamente, siamo a Sanremo.

C'è chi si contende la fascia di Mister Sanremo

L'ingresso della Sala Mango di CasaSanremo.

Sull’ingresso, presidiato da polizia e carabinieri, ci sono due ragazzi con la fascia, Mister Fiction, Pierluigi Paparo, di Napoli, e Mister Bello per il Cinema, Emanuele De Martino, che concorreranno per il titolo di mister Sanremo, sono entrambi di Napoli. «Essere a Sanremo è una grande opportunità, entrare in quella realtà che sogniamo di solito in televisione» mi dicono.
TRA VINITALY E TERRA DEI FUOCHI. Entro dunque nella realtà del PalaFiori, ed è un incrocio tra un Vinitaly e una discoteca da Terra dei Fuochi, tutto moquettato rosso e dalle pareti nere con il brand enorme 'Limoni Profumerie'. Si sale la scala mobile e ne discende una banda, coi pennacchi e gli spartiti, «siamo qui per la Calabria, qualcosa di calabrese, non so esattamente cosa» mi dice Angelo Audino, giovane clarinettista, e infatti salendo le scale mobili mentre viene sparato Lorenzo Fragola di sottofondo si scopre che oggi tra i vari eventi collaterali di CasaSanremo c’è il Calabria Day; ci sono cartelli che indicano «La Calabria a CasaSanremo con degustazioni di suino nero di Calabria ('Sua bontà il Nero') e vini ('Ciro' Zu Lorenzo')».
LA SALA MANGO, UN PRIVÉ AMBITISSIMO. Al primo piano c’è soprattutto l’ambitissima sala Mango che è il fulcro di CasaSanremo, è il suo privé, tutto nero; un cartello minaccioso vieta cellulari e foto, bodyguard rocciosi alla porta inibiscono il passaggio. Avevamo chiesto anche il pass dedicato, ma all’ufficio stampa qui una signora che sembra donna Imma Savastano dice che «’mo avimm’ chiuso», e niente. Un finto Mr. Bean tenta di intrufolarsi ma viene respinto immediatamente.

Finti Lichtenstein e Warhol sulle pareti

La Madonna con l'iPad nell'Area museale di CasaSanremo.

Ci consoliamo allora con l’arte: al primo piano ecco una personale del maestro Antonello Capozzi, olii su tela un po’ Burri, assai materici, e poi addirittura c’è una 'Area museale' con dei finti Roy Lichtenstein e finti Warhol e delle foto stupende di Tenco e poi una collezione di tondi a olio con papa Bergoglio, Wojtyla, Arisa (opere del maestro Marchione, con una enne).
Una madonna di Raffaello col bambinello che legge l'ipad. Poi altre opere del maestro Capozzi, ed è tutto in vendita e ci sono i cartelli della 'Re d'Italia art' (Salerno-Monaco di Baviera). I titolari vengono intervistati da una tivù locale, dicono «pazzesca opportunità d’essere qui a Sanremo».
ENTUSIASMO E SPERANZA. Girando, c’è entusiasmo e speranza, tutti vogliono partecipare al sogno, possibilmente anche fatturare qualcosa. Ecco un piccolo studio televisivo 'Talent scout Sanremo Show' - «Canti? Hai una band? Sei un’artista (con l’apostrofo) - Fatti intervistare da Talent Scout Sanremo», dice il dépliant.
L’organizzatore Piero Ciantelli di Livorno ci spiega che «siamo una tivù che trasmette normalmente sul 190 del digitale terrestre, per l’occasione anche sul 116 di Imperia tv. Se sei un cantante vieni qui, ti facciamo un’intervista con la presentatrice, poi montiamo dei contributi e lo mandiamo in onda tre volte, una replica anche al mattino». Il tutto per 100 euro, pare anche conveniente.
CORSI TELEMATICI SULL'INDUSTRIA MUSICALE. Proseguendo, e affondando i piedi nella moquette scarlatta, nella Sala Narciso, un piccolo stand ha un marchio conosciuto, è la celebre Università telematica Pegaso, che qui pubblicizza un corso 'Music industry academy', «la prima accademia online degli audiovisivi», tra i docenti Fabio Salvatori.
Ritorno nell’area museale e noto uno strano andirivieni tra le opere del maestro Capozzi: alcune modelle si cambiano di vestito tirandolo fuori dalle buste Coin, rimanendo con le calze. In una saletta accanto sta per cominciare un talk show che pare un Porta a Porta con poltroncine azzurre, molto affollate, e un presentatore introduce tra gli applausi Claudia Russo, modella messinese che, dice, «ho avuto molto successo a Milano ma mi sento soprattutto siciliana», e poi il sindaco di Antillo, «uno dei più bei centri dell’unione dei comuni pelorici e peloritani.
IL MARE FESTIVAL SALINA A SANREMO. Indago, sto assistendo alla versione distaccata sanremese del premio 'Mare Festival Salina', i pannelli annunciano che gli sponsor sono New fashion model e Donato cellamare photographer. Il sindaco di Antillo dice «il motivo per cui abbiamo deciso di essere presenti anche quest'anno a Sanremo» e si capisce che non fa niente se non siamo all’Ariston. Siamo pur sempre a Sanremo.

Derivati che vengono soprattutto dal Sud

Anna Laura Princiotto a 'Ti lascio una canzone' di Antonella Clerici.

Un signore in kway verde dice a una modella: «Trasi, c'è Ludmilla», e vanno verso un privé. I derivati sono soprattutto a trazione Due Sicilie, pare. Come tutto, qui al Festival. «Sanremo è molto importante per il Sud, lì nasce la canzone italiana e lì sanno tutte le canzoni a memoria molto più che al Nord» mi aveva detto ieri Carla Vacchino, proprietaria del Teatro Ariston. E un habitué: «I napoletani sono tantissimi, comprano i biglietti da sempre, dai tempi di Mario Merola. Guarda quanti negozi di mozzarelle di bufala ci sono».
LITTLE MISS SUNSHINE SULLA SALERNO- REGGIO. Ma questo Salina Festival mi sta conquistando: viene annunciata una cantante di 14 anni, «Anna Laura Princiotto, che ha partecipato a Ti lascio una canzone della bravissima Antonella Clerici». La Princiotto canta un pezzo live di Céline Dion, e il presentatore davvero bravo, nonostante una forte cadenza dialettale, dice «sappiamo che Céline non sta passando un bel periodo, le facciamo sentire il nostro calore da Sanremo». La cantante-bambina è straordinaria, riceve il premio che è una Madonnina del porto di Messina con grande spigliatezza, dicendo «è una delle vedute più belle di Messina», molto professionale. Sembra di stare in un Little Miss Sunshine sulla Salerno-Reggio Calabria.
Purtroppo questa meraviglia finisce e mi tocca andarmene.
PER CERTI EVENTI IL PASS NON BASTA. Di fronte al Salina Festival, un grande stand chiuso con bodyguard all’ingresso, entrano camerieri con misteriose libagioni. Mi affaccio, una hostess gentilissima mi dice: è la cena della Regione Basilicata. Placée, con grandi tavoli tondi. Anche qui, il mio pass di giornalista non basta. Mi sembra di essere don Calogero Sedara al gran ballo del Gattopardo con la mia onorificenza nuova. «Qui non basta»; mi fanno capire non i principi di Salina ma di Basilicata. Di fronte al mio sguardo perplesso, forse per evitare fondamentali errori, la signorina mi dice però: «Ah, ma certo. Tavolo Lucania Film Commission vero? La accompagno subito». Non oso alimentare l’equivoco e me ne vado.
Verso l’uscita, in un altro micro-studio televisivo (Sala Melograno) c’è Maurizio Seymandi, intervistato da una presentatrice su poltroncine a forma di petalo. Dice: «Questo Festival è orrendo, ma basta aspettare un anno, e ci sembrerà subito bellissimo». Mi sembra la cosa più intelligente sentita in questi giorni. Uscendo, tra la moquette, una strana opera di un misterioso scultore pare riassumere un po’ tutto, è un atleta smaltato su una rete di ferro, che regge in mano non il disco ma un 33 giri, vero, di vinile, e il titolo è: «Disc-Obolo».

Twitter @michimas

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