RICONOSCIMENTO 20 Febbraio Feb 2016 1814 20 febbraio 2016

Berlino, l'Orso d'oro a Fuocoammare di Gianfranco Rosi

Il docufilm che racconta il dramma dei migranti sbarcati a Lampedusa premiato al Festival del cinema. Foto.

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Ancora una volta la Germania porta fortuna all'Italia.
A trionfare alla 66esima edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino è infatti Fuocoammare, il film documentario di Gianfranco Rosi che racconta il dramma dei migranti sbarcati Lampedusa (guarda la gallery).
Col successo del docufilm di Rosi, l'Orso d'oro torna in Italia quattro anni dopo la vittoria dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani con Cesare deve morire.
TRIONFO ANCHE A VENEZIA. Fuocoammare, che il regista, già Leone d'oro a Venezia con Sacro GRA, ha girato nel corso di un anno e mezzo a Lampedusa, documentando da un lato la vita sospesa di alcuni suoi abitanti e dall'altro quella drammatica dei migranti in viaggio verso l'Europa, aveva colpito sin dall'inizio critica e pubblico del Festival, da sempre molto attenti ai temi politici.
ROSI: «PENSO A CHI NON CE L'HA FATTA». «Il mio pensiero va a tutti coloro che non sono mai arrivati a Lampedusa nel loro viaggio di speranza», sono state le prime parole con cui Rosi ha commentato il premio, «e alla gente dell'isola che da 20-30 anni apre il suo cuore a chi sbarca».
««Non è accettabile», ha spiegato il regista, «che la gente muoia in mare per attraversare le frontiere».

RENZI SI CONGRATULA . Immediate le congratulazioni del premier Matteo Renzi, che su Twitter ha scritto: «Berlino premia Gianfranco Rosi, il suo talento e la poesia dell'accoglienza #fuocoammare #orgoglio». Entusiasta, e non poteva essere altrimenti, anche il ministro della cultura Dario Franceschini: «Il premio a Rosi ci riempie di orgoglio e dimostra la vitalità del cinema italiano, capace di raccontare, con poesia e crudezza, storie di grande attualità». «Fuocoammare», ha aggiunto Franceschini- «ha la forza di proiettarci nella quotidianità di Lampedusa, luogo simbolo dei confini europei e dei drammi e del dolore dei migranti del Mediterraneo».

  • Il trailer di Fuocoammare.

Fuocoammare racconta l'isola italiana frontiera d'Europa, con la giusta pietà e senza alcuna retorica. Un'isola, quella di Lampedusa, in cui sono sbarcate negli ultimi anni 400 mila persone e che ne ha viste morire 15 mila.
LA VITA SULL'ISOLA. Com'era stato per Sacro GRA, a scorrere sullo schermo è la vita ordinaria di alcuni isolani, cui fa da sottofondo il fenomeno dei migranti visto come da lontano. Quasi una guida a questo mondo circondato dal mare, gli occhi semplici e pieni di curiosità di Samuele Puccillo, 12 anni. Figlio di pescatori, gira l'isola con il suo amico Mattias a caccia di uccelli da colpire con le loro fionde. Vive con la nonna Maria e lo zio, ex marinaio pescatore atlantico, e soffre solo di una cosa: quando va in barca ha il mal di mare. C'è poi Pietro Bartolo, il direttore sanitario dell'Asl locale. Un uomo buono, che cura paesani e immigrati con la stessa passione. Uno che ne ha viste tante, ma pieno di un'umanità che gli fa a un certo punto dire: «È dovere di un uomo che sia davvero un uomo di aiutare queste persone».
RACCOLTI DAL MARE E AIUTATI. E i migranti? Si vedono quando sono raccolti dal mare pieni di nafta, quando vengono perquisiti e assistiti, quando vengono chiusi morti nei sacchi di plastica e anche quando si raccontano in un ritmato gospel che fa: «Ci bombardavano e siamo scappati dalla Nigeria, siamo scappati nel deserto, nel deserto del Sahara, molti sono morti. Sono stati uccisi, stuprati. Non potevamo restare. Siamo scappati in Libia. E in Libia c'era l'Isis e non potevamo restare...Siamo scappati verso il mare...il mare non è un luogo da oltrepassare. Il mare non è una strada. Ma oggi siamo vivi». Ma i migranti giocano anche a calcetto improvvisando squadre come Sudan contro Eritrea, si coprono con le loro coperte in alluminio, mostrano comunque la loro gioia per avercela fatta.
DUE ESISTENZE PARALLELE. Insomma, isolani e migranti sembrano in Fuocoammare vivere come una vita parallela senza darsi troppo fastidio. Da questa immersione di Gianfranco Rosi di oltre un anno nell'isola, vera protagonista del documentario, esce così fuori, senza alcuno fuoco d'artificio ideologico, la storia di una possibile convivenza che ha evidentemente convinto la giuria di Berlino. Forse anche proprio per la mancanza di ogni forzatura. Nella Lampedusa di Rosi s'incontrano due umanità semplici e senza pregiudizi. Capaci di convivere.

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