Cosmoprof Cosmesi Halal 160322173305
LA MODA CHE CAMBIA 23 Marzo Mar 2016 1100 23 marzo 2016

Islam e bellezza, boom per le aziende halal

Aumenta il fatturato di società italiane, francesi e inglesi che producono cosmetici e prodotti permessi dalla religione islamica. Un settore che vale oltre 2 miliardi all’anno.

  • ...

La cosmesi halal utilizza prodotti e metodi permessi dall'islam.

La sharia può avere risvolti commerciali inaspettati e perfino eticamente responsabili, per cui - mentre in Europa è massima allerta anti-terrorismo dopo la strage di Bruxelles - a Bologna chiude la 49esima edizione di Cosmoprof Worldwide, la più grande fiera internazionale dedicata al mondo del Beauty, con un fatturato complessivo, cioè comprensivo delle sue edizioni internazionali, pari a 60 milioni di euro, un aumento del 5% di aziende espositrici e un overbooking di spazi di cui una piccola, ma significativa parte, riservata alle aziende cosmetiche halal, ossia che utilizzano prodotti permessi dall'islam.
MASCARA E DECAPITAZIONI. Quelle che, per dirla in estrema sintesi e con un’immagine temo molto evocativa dopo i video dell’orrore girati in Arabia saudita, vendono mascara approvati dagli stessi enti che nei Paesi islamici ammettono la decapitazione delle donne che questi mascara dovrebbero usare.
Nessuno, in questi giorni di articoli sulle fragranze che aiutano a perdere peso e sulle “creme soufflé” di Tom Ford, ha parlato del gruppuscolo di aziende certificate halal, cioè “lecite”, che occupavano una bellissima area nel padiglione della bellezza etica, naturale e green, il più frequentato accanto a quello, ciarliero e allegrissimo, dedicato all’altro grande fenomeno del momento, la nail art, l'arte della decorazione delle unghie.
UNA NOVITÀ ASSOLUTA. Eppure la novità assoluta erano loro, una quindicina di aziende di origine del tutto diffusa, dall’Italia al Canada, dalla Svizzera fino al Brasile e l’India, selezionate e raccolte sotto la supervisione dell’ente di certificazione halah italiano, World Halal Development, in acronimo Whad.
Al di là della simbologia e della cronaca del terrore, ma a dimostrazione che l’islam convive con la realtà cattolica occidentale più di quanto crediamo, la richiesta di prodotti halal, cioè realizzati senza componenti animali e con metodi accettati alla religione islamica (e graditissimi anche ai consumatori vegani, in una curiosa unità di intenti e di dogmatismi), inizia a essere rilevante non tanto e non solo nei Paesi arabi, ma soprattutto in Europa e in Russia, cioè nelle enclaves islamiche delle nostre città, o nella ricca Mayfair che, dopo aver alloggiato per secoli la nobiltà inglese, ora accoglie i figli e i nipoti degli emiri.
MERCATO CHE CRESCE DEL 12%. Si tratta di un mercato che, fino a un paio di anni fa, valeva circa 2 miliardi di dollari, ma che a detta delle responsabili Whad cresce del 12% all’anno (in linea generale, e per un primo confronto, in Italia il comparto cosmetico vale oltre 10 miliardi di euro di fatturato, pari a una crescita che Cosmetica Italia stima pari al 6,5% nel 2015).
L’Inghilterra, la nazione europea con la maggiore presenza di islamici affluenti, è per l’appunto quella dove si sono sviluppate le prime linee di cosmetici “leciti”, richiesti soprattutto da consumatori giovani.
Sono i ventenni - e anche questa è un’indicazione da non sottovalutare, dal punto di vista politico e sociologico ben prima che commerciale - i clienti principali di cosmetici rispettosi delle tradizioni, anche se queste, con l’evoluzione delle tecniche produttive, si rendono talvolta difficili da decodificare, e l’halal finisce per sfiorare pericolosamente l’haram, cioè il proibito.
Ma è evidente che queste nuove generazioni di islamici, drammaticamente alla ricerca di radici e di riferimenti che non sempre siamo stati capaci di dare loro, non si fidano nemmeno dei nostri rossetti.
ITALIA FORTE PRODUTTORE. Alcuni di questi make up, di queste creme, di questi filler, sono realizzati con marchio diretto; altri, invece, per conto terzi, che è il segmento di mercato in cui l’Italia è storicamente il Paese produttore più forte e al tempo stesso sofisticato.
Al momento, i consulenti Whad dicono di avere «40 aziende in certificazione. E fra queste», sorridono, «tutti i grandi brand».
La Allegrini Amenities di Bergamo, produttrice appunto di “amenities”, cioè dei bagni schiuma, shampoo, balsami e di tutti quei prodotti da toilette che trovate nelle grandi catene alberghiere e che nel loro caso significano Starwood, Meridien, Westin, ha ottenuto la certificazione meno di un mese fa e, raccontano, insieme con lei anche il plauso soddisfatto dei clienti di Dubai e di Mosca.
Prima di tirare le somme sull’investimento si danno un anno di tempo. Ma sono sicuri di fare centro.

Twitter @fgiacomotti

Correlati

Potresti esserti perso