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CINEMA 25 Marzo Mar 2016 1837 25 marzo 2016

«Ellis», offerta transazione economica a Stefania Grassi

Le offrono dei soldi per ritirare l'accusa di plagio. Ma la sceneggiatrice non cede: «Voglio il riconoscimento della paternità dell'opera».

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Stefania Grassi non è in vendita. Lo ha ribadito anche attraverso il suo profilo Facebook con un post sibillino. «Oggi capirete il perché», ha promesso ai suoi amici e a chi la segue sui social la sceneggiatrice italiana che ha querelato Robert De Niro e la Tribeca per il plagio di Ellis, il corto diretto dall'artista visivo JR e inserito nel catalogo di Netflix.

CONTATTATA DA UN'AMICA DI MATTEI. Il 21 marzo il suo cellulare ha squillato. Dall'altra parte della linea c'era un'attrice vicina a Danilo Mattei, l'uomo che si offrì di fare da intermediario per portare la sceneggiatura del suo Uomo in frac a De Niro, prendendosi 6 mila dollari per poi sparire nel nulla. L'uomo che, attualmente, è indagato dalla procura di Milano per truffa.
Una conversazione breve, intorno al minuto, giusto il tempo per proporre un incontro di persona per risolvere la questione in modo 'amichevole'.
A mandare l'attrice, estranea alla vicenda, sarebbe stato proprio Mattei, dopo averle mostrato delle email inviate da De Niro per chiedergli di trovare una soluzione.
APERTO FASCICOLO CONTRO IGNOTI. La procura di Milano, dopo quello per truffa contro Mattei (al secolo Mezzetti i rappresentanti di De Niro Peter Grant e Josh Lieberman, ha infatti aperto un altro fascicolo per plagio a carico di ignoti a seguito della denuncia presentata da Stefania Grassi contro De Niro, la casa di produzione Tribeca, la produttrice Jane Rosenthal, lo sceneggiatore Erich Roth e il regista JR.
Ora sembra che l'attore abbia deciso di muoversi, dando mandato allo stesso Mattei perché lo tiri fuori da una posizione scomoda. Gli agenti di De Niro avevano confermato l'amicizia con l'ex caratterista italiano, negando però che ne sia rappresentante.
MATTEI COINVOLTO NEL PROGETTO FERRARI. E questo nonostante il suo nome ritorni più volte nei progetti italiani che coinvolgono l'attore, da Manuale d'Amore 3 di GiovanniVeronesi all'ultimo biopic su Enzo Ferrari prodotto da TriWorld, che vedrebbe De Niro come protagonisa e in cui il ruolo di Mattei è testimoniato da un contratto che prevedeva per lui un anticipo di 15 mila euro da detrarre poi dai successivi compensi: 3 mila euro al mese tra ottobre e e dicembre 2014, 1.000 euro a settimana durante la fase di pre-produzione e 2.500 a settimana durante quella di produzione.
Per la verità De Niro aveva già mobilitato i suoi avvocati per rispondere alle accuse che, partite dall'Italia e pubblicate per la prima volta da Lettera43.it, si erano diffuse anche all'estero.
Il 13 novembre 2015, era stata rilasciata una nota stampa in cui la denuncia di Grassi veniva definita «assurda e calunniosa» e pur ammettendo che la sceneggiatura fosse stata inviata ai suoi agenti, si affermava che l'attore «non ha mai letto uno script di questa scrittrice sconosciuta e non l'ha passato a Roth».
I LEGALI DI DE NIRO: «MAI LETTO LO SCRIPT». Sette giorni dopo, sul tavolo di Stefania Grassi, era arrivata una lettera firmata da Thomas Harvey, avvocato di De Niro, in cui si invitava l'italiana a ritirare la denuncia.
Proposta rispedita al mittente, esattamente come l'ultima arrivata. Nessuna transazione economica in vista, l'unica cosa che la Grassi accetterebbe per chiudere la questione è un riconoscimento pubblico della paternità dell'opera. «Io non sono in vendita». E adesso avete capito anche il perché.

Twitter @GabrieleLippi1

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