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MUSICA 26 Marzo Mar 2016 1500 26 marzo 2016

Caro concerti: la musica è per tutti, il palco no

Dai 200 euro per gli U2 ai 500 per Elton: i live sono sempre più inavvicinabili. L'alibi del mercato? Non basta. Ma alle star ogni contraddizione è concessa.

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Circola una battuta. Come li amano le rockstar, i poveri, nessuno: al punto che li fabbricano in serie.
In pratica, funziona così: uno le va a sentire e dopo un paio d'ore esce che è molto più indigente di quando era entrato.
U2, PREZZI POCO SOLIDALI. Al netto delle spese di viaggio, vitto e spesso pure di pernotto, i nudi prezzi dei biglietti fanno paura: Bruce Springsteen, atteso a Roma e Milano rispettivamente a 50-90 euro e 120 (in ragione dei posti); gli U2, i più solidali di tutti, viaggiano tra i 75 e i 200 euro; Madonna, se vuoi vederla come Cristo comanda, devi moltiplicare le monete fino a 140 euro; David Gilmour, a Pompei il 7 e l'8 luglio prossimi, un muro di euro: 300.
Fino al top con Elton John, sempre a Pompei quattro giorni dopo e qui di pari opportunità manco a parlarne, i poveretti sgancino 200 euri, i più fortunati 500 e passa la paura; oppure passa il concerto, se lo faranno raccontare da chi c'era, amen.
NON DITELO AGLI HARDCORE FAN. Naturalmente, bisogna sempre aggiungere i diritti di prevendita e quant'altro, che già non sono bruscolini.
Altrettanto naturalmente, gli hardcore fan non si arrendono e li difendono – è il caso di dirlo – a qualunque costo, con argomenti che rasentano a volte l'esoterico: «Lo sforzo produttivo è alto», «è il migliore, ne vale la pena», «non è colpa loro poveretti (sic!), sono gli impresari che sono esosi», «un idraulico, fatti i conti, ti costa di più», «però si può andare nel backstage a baciargli la pantofola», «comunque è uno che fa molte campagne solidali». Beh certo, come direbbe Montalbano.
Saranno anche i migliori, faranno tante campagne, cioè tante chiacchiere, solidali, ma o hai uno stipendio da ceo di una multinazionale o te li scordi; da Boss a boss, si potrebbe dire.

  • Il concerto degli U2 a Torino, settembre 2015.

È il mercato, bellezza

È giusto? È fatale? È sbagliato? Ma no, è il mercato, bellezza: solo che fa un po' strano sentirlo sbandierare, il mercato, come madre di tutti gli alibi da chi solitamente ne fa il padre di tutti i crimini.
Non si fa prima a dire che anche il jet personale, santo cielo, ha i suoi perché e le sue spese?
Che requisire un intero piano dell'hotel più lussuoso di ogni città, magari per farlo ristrutturare a immagine e somiglianza di casa propria, sia pure per una sera sola, come usano fare i Rolling Stones (che l'ultima volta viaggiavano sui 100 sacchi, ma la prossima di sicuro si adegueranno), è una necessità basilare, giusto il minimo indispensabile?
C'ERANO UNA VOLTA I CONCERTI POPOLARI. Certo, ma si ammetterà che fa ugualmente strano sentire il Boss, quello originale, cantare di poveri, di epopee proletarie, di fantasmi di Tom Joad, sulle orme dei vari Pete Seeger e Woody Guthrie (che tuttavia viaggiava sui tetti dei vagoni, non in airbus) a 120 euro a botta.
C'erano una volta i concerti “popolari”, e c'erano quelli che teorizzavano, ossia pretendevano, i prezzi popolari.
E c'erano anche quanti non si accontentavano nemmeno di quelli e teorizzavano, e anche mettevano in pratica, l'accesso gratuito «perché la musica è di tutti», e mettevano sulla graticola perfino il povero, terrorizzato Francesco de Gregori, che proprio un reazionario non era.
L'UNICO MODO PER GUADAGNARE DAVVERO. Ma, si sa, il mondo è tutta una risacca di buone intenzioni e alla fine si riaggiusta sempre in favore di chi può, alla fine tra il dire e il cantare c'è di mezzo il mare: di quattrini.
Anche perché, in tempi in cui i dischi non si vendono più e si scarica come se non ci fosse un domani (ma perché dicono “scaricare” quando se mai è il contrario, uno carica il disco, in formato digitale, sul suo computer?), i concerti sono diventati l'unico modo per guadagnare davvero.
Il che è cosa buona e giusta, che la musica sia di tutti è una frase dello sciocchezzaio d'altri tempi, la musica è di chi la immagina ed è giusto che possa camparci, anche bene se ne vale la pena.
Altra cosa, il continuare a viverne da nababbi denunciando le umane e planetarie ingiustizie.

  • Madonna a Milano, giugno 2012.

I mugugni fanno parte della recita

Qualcuno i prezzi terra terra, se non rasoterra, li tiene pure, come Steve Wynn, che non è un novellino e si accontenta dell'inezia di 10 euro o giù di lì per proporre buona musica senza coloranti né conservanti.
Anche da noi ci sono artisti, e posti, dove per un biglietto che non supera i 12/15 euro ti porti a casa un bel concerto in teatro e ti ci scappa pure la cena informale prima e hai lo stesso occasione di intrattenerti con l'artista per un'oretta abbondante.
«È L'ULTIMA VOLTA». FINO ALLA PROSSIMA. Ma non fa testo, sono macchie che non fanno un leopardo, il leopardo, o meglio il dinosauro, lo fanno quelli da 150 euro in su, perché, parliamoci chiaramente, la musica sarà di tutti ma il palco proprio no.
E pazienza se di prediche, di campagne solidali non si è mai sfamato nessuno (qualcuno in effetti sì: chi le propala).
Va così, e, tutto sommato, il pubblico non pare dispiacersi troppo, i mugugni poi fanno parte della recita, tanto per salvare la faccia: «Ci vado, ma è l'ultima volta...». Fino alla prossima.
ALLA STAR SI PERDONA TUTTO. Questo gli artisti lo sanno, e sanno anche che a loro le contraddizioni, le incoerenze sono più che perdonate, sono quasi domandate: fa parte del carisma, o, come si dice, immorali nelle cose piccole, morali in quelle grandi, che sarebbero le prediche contro il mondo ingiusto.
Il Daily Mail, per dire, ha appena fatto un'inchiesta per verificare la corrispondenza tra impegno teorico e riscontri effettivi delle star di Hollywood. Risultati: non pervenuti, le magioni, i castelli, le ville lacustri restano desolatamente vuoti di migrantes, se qualche “extra” c'è, porta la divisa da cuoco, bambinaia, portiere, domestica.
L'«IMPEGNO SOCIALE» DI RENATO ZERO. Anche da noi, si capisce, c'è chi impone “carte dei diritti cantabili”, con tanto di appelli dalla Costituzione ai Dieci Comandamenti: si chiama Renato Zero e per i suoi due prossimi concerti all'Arena di Verona, l'1 e 2 di giugno, bisogna sborsare 80 euro, almeno per i posti migliori. Cosa che a qualche sorcino non va giù: «Ho capito che arrivi, ma costi più di un viaggio nella stratosfera. A Renà... Ma non predichi l'umiltà? Alla faccia...».
Ma ne vale la pena, lui presenterà il nuovo disco «di impegno sociale» espressamente dedicato ai poveri, agli ultimi e a Gesù (il quale, pur potendo contare su tecnologie all'avanguardia senza spendere niente, se ne asteneva).
«LUI SE L'È MERITATO». Se lo fai notare, gli hardcore fan ti rispondono che «lui se l'è meritato», e osservare che il punto non è la meritocrazia ma la coerenza con quanto cantato è perfettamente inutile: minacciano di darti fuoco sotto al palco al prossimo concerto.
Ma tanto che ti frega, tu i soldi per andarci mica ce li hai.

Twitter @MaxDelPapa

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