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MODA 29 Marzo Mar 2016 2029 29 marzo 2016

Velo in vetrina, in Francia è polemica

Mercato in espansione e linee di abbigliamento sempre più diffuse: la moda dedicata ai musulmani fa discutere i francesi.

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Sempre più marchi disegnano linee di abbigliamento pensate per donne musulmane.

Dopo le collezioni di Dolce & Gabbana, adesso sono i grandi marchi popolari, i magazzini della moda, quelli che da Londra a Parigi affacciano i loro manichini sulle strade, a proporre il nuovo look islamico.
Nella capitale francese ancora sconvolta dagli attentati, però, veli islamici e 'burkini' (fantasioso punto d'incontro fra bikini e burka) fanno rabbia a molti. Fra questi - intervistato da Le Parisien - c'è un boss della moda come Pierre Bergé, uomo d'affari e per anni socio e compagno nella vita di Yves Saint-Laurent: «Sono affranto - dice - mi sembra una totale mancanza di morale e di coscienza politica. I creatori non hanno assolutamente niente a che vedere su questo mercato che è la negazione della moda! Trovo vergognoso il comportamento di questi marchi. Dovrebbero esaltare la libertà e non servirsi di donne che sono asservite».
MERCATO IN ESPANSIONE. La tendenza al look islamico, però, sembra ormai esplosa e inarrestabile: nel 2019, il mercato della moda musulmana dovrebbe rappresentare nel mondo un bottino di 500 miliardi di dollari, il doppio rispetto al 2013. Dopo multinazionali come H&M (siate 'chic' dice la pubblicità con l'immagine di una ragazza musulmana con capelli e collo coperti dal velo) è arrivata la giapponese Uniqlo con i suoi veli (hijab) nelle vetrine londinesi, seguita a ruota da Marks & Spencer. Con 62,95 euro, per l'estate prossima, ci si può assicurare un bel 'burkini', tinta unita o a fiori. In Francia, patria della moda, la svolta ideologico-finanziaria è arrivata nel momento di più difficile digestione, tanto che tutti i grandi stilisti non commentano volentieri la novità.
LA STILISTA: «C'È QUALCOSA DI OSCENO». Parla soltanto Agnes b.: «È una cosa delicata, fare questo tipo di indumenti è una cosa che va al di là del consumo o della moda. Significa entrare nella sfera della politica, della religione. Io non ne farò mai. C'è qualcosa di osceno nel proporre abiti per donne ricche in paesi dove certe fuggono dalle bombe con il loro velo sulla testa». Se qualcuno si ribella, la maggior parte ha fiutato il grande affare, sugli Champs-Elysees la sfilata di ricchissime arabe che scendono da limousine con autista ed entrano carte di credito in bella vista nelle boutique più prestigiose è panorama quotidiano. «È ora di finirla con quest'opposizione fra fede e moda, che rende il velo un tabù - dice Ece Ege, creatrice franco-turca che ha creato la maison Dice Kayek - pensare che tutte le donne velate siano asservite significa disconoscere un modello di vita, una religione una cultura. Ignorare queste donne, significa isolarle».

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