Eccezionale Veramente 160330161528
SPIRITO ASPRO 31 Marzo Mar 2016 1500 31 marzo 2016

La7, «Eccezionale veramente» non è bello ma piace

Stroncato da critica e spettatori. Il talent per comici di La7 offre sketch mediocri. Eppure il pubblico è spontaneo. E i giudici regalano chicche. Il parere di Lia Celi.

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Da sinistra, Selvaggia Lucarelli, Diego Abatantuono, Paolo Ruffini e Gabriele Cirilli, giudici di ''Eccezionale veramente'', talent per comici in onda il giovedì sera su La7.

Ci voleva Eccezionale veramente, il talent per comici di La7, a creare un punto in comune fra me e Adriano Celentano, dal quale mi divide praticamente tutto, dall'anagrafe al conto in banca alle idee sulla vita e sì, mettiamoci pure la capacità di scrivere canzoni che lui ha e di cui io sono totalmente priva, ma se mi ci mettessi...
No, anche se mi ci mettessi per anni con tutte le mie forze non riuscirei a tirar fuori nulla di lontanamente paragonabile a Il ragazzo della via Gluck o a Svalutescion.
Mentre forse, con un po' d'impegno, riuscirei a tirare fuori battute meglio congegnate di quelle proposte da alcuni aspiranti comici di Eccezionale veramente.
Magari non piacerebbero a Celentano, e se smette di guardarlo lui il programma perde di brutto metà dell'audience.
UNICI SPETTATORI RIMASTI. Perché alle soglie della terza puntata, gli unici spettatori, a quanto pare, siamo rimasti lui e io.
Il grosso dei recensori, su carta o sul web, l'hanno fatto a pezzi dopo la prima puntata, dubitando che La7 avrebbe osato mandare in onda quelle successive.
In questa stagione si è letto di peggio solo su Baciato dal sole, la fiction di RaiUno con Guglielmo Scilla, la storia di un entertainer televisivo nato (guarda caso) da un talent show.
ADRIANO PROMUOVE IL FORMAT. Ma al Molleggiato Eccezionale piace.
Come ha ammesso sul suo blog, col talent dei comici lui ride, genuinamente, senza retrogusti post-qualcosa e meta-qualcos'altro, e dall'autore di Prisencolinensinainciusol non ti aspetti niente di diverso, perché all'epoca di quella canzone, oggi un cult, chiunque capisse qualcosa di inglese e/o di musica si era messo le mani nei capelli ululando «dio come siamo ridotti».
E negli Anni 50 le prime esibizioni Celentano, un mix fra Jerry Lewis e una sindrome da stress post-traumatico, avevano suscitato reazioni analoghe: dov'è l'arte? Dov'è la comicità?
Basta essere dei casi umani, oggigiorno, perché ti facciano esibire su un palco?
Sarebbero questi i giovani, il futuro dello spettacolo italiano?

Non c'è niente di più bello che divertire chi ti sta intorno

I comici di ''Eccezionale veramente'' sono in maggioranza meridionali, per un quarto donne, quasi tutti precari e squattrinati.

Davanti alla giuria di Eccezionale veramente - Diego Abatantuono, Selvaggia Lucarelli, Paolo Ruffini, più una guest star pescata a caso fra gli amici storici di Abatantuono con buchi in agenda - di giovani ne passano parecchi.
Sono in maggioranza meridionali, per un quarto donne, quasi tutti precari e squattrinati, compreso qualche attore o cantante che allarga il suo repertorio con sketch e battute.
Spesso privi di esperienza di show-business, in tanti casi si sono improvvisati comici durante attività di volontariato con disabili o malati, o per divertire i compagni di lavoro.
SENSAZIONE INEBRIANTE. Divertire chi ti sta intorno, a rischio di farti mandare a cagare o peggio, per il gusto di farlo, e il gusto è quella piccola ma inebriante sensazione di potere che provi quando consapevolmente riesci a far ridere qualcuno: la sua risata è la prova che ti ha ascoltato, che ti ha guardato, che ti ha dedicato qualche istante d'attenzione, e in quell'istante tu sei stato il più forte.
Più forte non dello spettatore, ma del suo cattivo umore, dei suoi problemi cronici, della sua indifferenza, della sua tristezza o della sua voglia di essere triste, perché quando esci dall'infanzia nessuno ti prende sul serio se non sembri triste.
FANTASTICO, MA DIFFICILE. Tutti quelli che fanno i comici, con il corpo, con la voce o con la scrittura, come la sottoscritta, bravi o cani, geni o scontati, sono persone che, una volta provata quella sensazione esaltante, hanno capito che non c'era niente di più bello nella vita, se non forse essere pagati per continuare a farlo.
E in effetti poche cose sono più belle, anche se - e questo è il problema dei ragazzi della scuderia Abatantuono-Cirilli - bisogna al tempo stesso rendersi conto che poche cose sono più difficili: sia far ridere, che essere pagati per farlo (oddio, oggigiorno se hai meno di 30 anni è difficile essere pagato qualunque cosa tu faccia).

Si salvano due cose: la spontaneità del pubblico e le piccole lezioni

''Eccezionale veramente'' è stato bocciato dalle recensioni di giornali e siti e non ha ottenuto grande successo di pubblico.

Il 90% dei comici (a essere buoni) non fa ridere.
La cialtroneria e il velleitarismo, nei testi e nei temi, abbondano.
Su tre minuti di numero ci scappano due o tre battute decenti.
Le idee fresche sono poche.
Esattamente come in tutta la comicità che passa sullo schermo, compresa quella del sommo Maurizio Crozza, che malgrado l'imponenza dei mezzi materiali, autorali e artistici, non è sempre a livelli stellari.
Ma ci sono due aspetti che al giovedì sera mi tengono davanti a Eccezionale.
NIENTE CAPOCLAQUE. Primo: il pubblico ha reazioni abbastanza spontanee, non guidate da un capoclaque o audioshoppate (nel senso di equivalente sonoro di Photoshop) con risate registrate.
Se la battuta è buona e accessibile, ridono, se non «arriva», restano freddi; non c'è, come in altri programmi, qualcuno che alza cartelli per dire al pubblico quando deve ridere, né risatisti specializzati che trascinano il pubblico quando la battuta è intelligente ma non immediatamente decifrabile a tutti.
E ti rendi conto che quello che «arriva» di più non è il Woody Allen del Vomero o la Luciana Littizzetto del Salento, ma un grassone che racconta un aneddoto alternando imperturbabilmente parole e pernacchie.
Imbarazzante? Se l'avesse proposto Arbore ai tempi de Il pap'occhio si sarebbe gridato al miracolo.
GIUDIZI DA ASCOLTARE. Secondo aspetto: Ruffini, Lucarelli e Abatantuono spiegano ai concorrenti perché il loro numero funziona o no, e parlano degli aspetti tecnici della comicità, gli stessi da sempre: i tempi, soprattutto, l'individuazione di un personaggio, il tormentone, il lancio della battuta, eccetera.
Certi giudizi diventano piccole lezioni. E a me, che adoro il comico e pur praticandolo da decenni lo trovo sempre un «mistero senza fine bello», piace anche guardare le cuciture sul retro del ricamo.
Anche se il ricamo è fatto di pernacchie.

Twitter @LiaCeli

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