IN SALA 1 Aprile Apr 2016 1415 01 aprile 2016

«Race - Il colore della vittoria», 10 curiosità sul film

Esce al cinema la storia di Jesse Owens. Che sconfisse il razzismo e vinse due ori a Berlino '36. Dieci cose da sapere.

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Il mondo intero attende con trepidazione e passione i Giochi Olimpici di Rio de Janeiro. A distanza di meno di 130 giorni dalla cerimonia di apertura, nelle sale è possibile compiere un viaggio nel passato fino al 1936, anno in cui un atleta conquistò il mondo con le sue imprese in un clima di grande tensione politica e sociale.
Race – Il colore della vittoria è infatti la storia di James Cleveland 'Jesse' Owens (Stephan James). L'atleta che, nonostante il razzismo dell’America reduce dalla Grande Depressione, riuscì a ottenere la convocazione alle Olimpiadi di Berlino, grazie anche al sostegno dell'allenatore dell’Ohio University, Larry Snyder (Jason Sudeikis).
GLI USA PENSARONO AL BOICOTTAGGIO. E che riuscì a partire ed essere protagonista a dispetto della volontà di parte del Comitato Olimpico Americano di boicottare le Olimpiadi di Berlino in segno di protesta contro Hitler.
Gli Stati Uniti, con la mediazione di Avery Brundage (Jeremy Irons), partecipano all’evento, e Jesse, mettendo a frutto la sua determinazione e le sue capacità atletiche, si aggiudica quattro medaglie d’oro davanti allo sguardo attonito e un po' infastidito della Germania del regime nazista.
RITRATTO ACCURATO ED EMOZIONANTE. Il film diretto da Stephen Hopkins può contare su un attento lavoro degli sceneggiatori Joe Shrapnel e Anna Waterhouse, che hanno ripercorso i fatti salienti della vita di un'icona dello sport mondiale, sfruttando con bravura la collaborazione ottenuta dalla famiglia dell'atleta. Race - Il colore della vittoria riesce così a offrire un ritratto accurato e umanamente emozionante di Jesse Owens, rivolgendo lo sguardo oltre agli stadi e ai podi. Il giovane attore Stephan James si dimostra all'altezza di un ruolo da protagonista e il cast di grande talento sostiene con efficacia i vari tasselli della storia portata sul grande schermo. Pur rimanendo piuttosto tradizionale nella sua messa in scena e mettendo in secondo piano alcuni comportamenti discutibili di Owens, il film risulta un'opera coinvolgente e ben costruita, da non perdere per chi ama lo sport e vuole riflettere sulla società del passato per comprendere quella contemporanea.
Andiamo alla scoperta di qualche curiosità sulla realizzazione del film.

1. Cuore di papà: anche le figlie di Owens hanno sostenuto il progetto

Pur essendo una figura storica di indubbio fascino e peso sociale, è la prima volta che Jesse Owens è al centro di un lungometraggio biografico.
Il progetto è stato ideato dal produttore Luc Dayan, già nel team del corto Tribute to Jesse Owens and Carl Lewis, e Race - Il colore della vittoria ha potuto contare sul sostegno delle figlie dell'atleta.
LA FAMIGLIA HA AIUTATO GLI SCENEGGIATORI. La famiglia ha aiutato molto nella stesura della sceneggiatura e durante tutto il periodo delle riprese, segnalando anche a Stephan James e agli autori quali parti del dialogo andavano cambiate perché Jesse non avrebbe mai pronunciato certe parole.

2. Stephan James: un canadese nel ruolo di un'icona statunitense

L'attore John Boyega era tra i candidati più accreditati per ottenere il ruolo di Owens in Race – Il colore della vittoria ma ha poi rinunciato a causa dei suoi impegni in Star Wars: Il Risveglio della Forza.
UN PERFETTO ACCENTO AMERICANO. Stephan James ha però convinto tutta i membri della produzione nonostante sia canadese grazie alla sua capacità di emozionare e la sicurezza nell'utilizzare l'accento americano richiesto per la parte.

3. Completamente dentro la parte: un allenamento in stile Anni 30

Stephan James si è preparato fisicamente sottoponendosi a un allenamento di oltre due mesi con la supervisione degli allenatori della Georgia Tech.
Per essere pronto alle riprese l'attore ha dovuto mettersi in forma in modo da sostenere la quantità di scene in cui doveva correre. In un secondo momento ci si è poi concentrati sull'aumentare la velocità e sul replicare i movimenti specifici che caratterizzavano Owens in gara, dalla posizione che assumeva prima della partenza alle espressioni del viso durante corse e salti.
UN NEOFITA DELL'ATLETICA. Per essere il più possibile aderenti al materiale video dell'epoca, Stephan ha inoltre effettuato gli stessi esercizi fisici che venivano compiuti dagli atleti negli Anni 30.
L'attore, prima del lavoro compiuto per Race – Il colore della vittoria non aveva mai praticato atletica: in passato ha giocato a basket, football e pallavolo ma ha dovuto iniziare dalle basi per poter sembrare realistico mentre correva.

4. Da John Lewis a Jesse Owens: due ruoli alle prese con il razzismo

Stephan ha recitato con il ruolo dell'attivista John Lewis in Selma, diretto da Ava DuVernay, film che, come RaceIl colore della vittoria, affronta la tematica delle discriminazioni razziali avvenute negli Stati Uniti.
COLPITO A LIVELLO EMOTIVO. L'attore ha spiegato che lavorando a entrambi i lungometraggi ha compiuto delle ricerche storiche che lo hanno profondamente colpito a livello emotivo.
Per offrire la migliore interpretazione possibile, Stephan si è tuttavia impegnato per raccontare la storia come è realmente accaduta lasciando da parte i suoi sentimenti e quello che pensava. L'obiettivo era infatti quello di immergersi totalmente nel personaggio.

5. Un'attesa di due anni: la distribuzione nell'anno olimpico

Le riprese di Race – Il colore della vittoria si sono svolte e terminate nel 2014 ma il film arriva solo ora nei cinema, a distanza di due anni.
A 80 ANNI DA BERLINO 1936. La Focus Features, nell'ottobre 2014, ha infatti annunciato l'intenzione di distribuire il lungometraggio nel 2016, probabilmente per celebrare l'anno olimpico e l'ottantesimo anniversario delle imprese di Owens.

6. Un'amicizia reale che ha imbarazzato la Germania: il legame tra Owens e Long

La sceneggiatura dà spazio anche all'amicizia tra Jesse Owens e Luz Long, l'atleta tedesco che rappresentava la grande speranza ariana di Hitler. I due, durante la gara di salto in lungo, sono diventati amici ed è stato proprio Long a dare un suggerimento a Owens che gli ha permesso di superare il turno di qualificazione dopo aver fatto due salti nulli.
UN LEGAME OSTEGGIATO DAL FUHRER. Il governo tedesco non approvava questo legame di amicizia perché andava contro il desiderio di distanziare la razza ariana da quelle considerate inferiori.
Owens ricordò in un'intervista: «Ha avuto molto coraggio nel diventare mio amico di fronte a Hitler. Potreste fondere tutte le medaglie e le coppe che ho e non reggerebbero il paragone dell'amicizia a 24 carati che ho provato per Luz Long in quel momento». L'atleta tedesco, dopo i Giochi Olimpici, non ha mai più incontrato Jesse ed è morto il 14 luglio 1943 mentre combatteva nell'esercito tedesco.

7. Un uomo coraggioso: Larry Syder, l'allenatore dei neri

Larry Syder, il ruolo affidato a Jason Sudeikis, è stato coach e mentore di Jesse Owens. L'allenatore è stato particolarmente importante perché all'epoca era uno dei pochi che permetteva ad atleti afroamericani di correre per lui.
RAZZISMO DIFFUSO IN OGNI DISCIPLINA. Il razzismo nel mondo dello sport era infatti diffuso in ogni disciplina. In una scena del film, ad esempio, Owens e il suo compagno di squadra Dave Albritton devono attendere prima di potersi fare una doccia fino a quando il team di football non se ne va, perché i membri della squadra non volevano dividere gli spazi con le persone di colore.

8. Ritornare sui luoghi storici: le riprese in Germania

Il film ha potuto contare su quattro settimane di riprese a Berlino. Nella città tedesca si sono girate alcune sequenze all'Olympiastadion, costruito proprio per i Giochi olimpici del 1936.
DORMITORIO CHIUSO PER RESTAURO. Non erano invece disponibili, perché in ristrutturazione, gli spazi del dormitorio berlinese in cui l'atleta ha soggiornato durante le Olimpiadi.

9. Germania complice della sua stessa disfatta: le scarpe tedesche di Owens

Come viene mostrato nel film, Jesse Owens ha conquistato gli ori di Berlino indossando delle scarpe fatte in Germania.
FATTE DA MR. ADIDAS. Le calzature erano infatti confezionate a mano da Adi Dassler, il fondatore dell'Adidas.

10. Da Owens ai fumetti: i sogni futuri di James

Nel cast di Race – Il colore della vittoria c'è anche Jeremy Irons che interpreta Alfred, il fedele maggiordomo di Bruce Wayne in Batman v Superman: Dawn of Justice.
VORREBBE ESSERE BATMAN. Una fortunata coincidenza per James, che tra i sogni culla quello di interpretare un supereroe dei fumetti e tra i ruoli che vorrebbe ottenere ci sono quelli di Spider-Man o Batman.

  • Il trailer di Race - Il colore della vittoria.

Regia: Stephen Hopkins; genere: drammatico, storico (Usa, 2016); attori: Stephan James, Jason Sudeikis, Jeremy Irons, Carice van Houten, Eli Goree, Tony Curran, Shanice Banton, William Hurt.

Twitter @BP_81

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