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DIVERBIO INFINITO 5 Aprile Apr 2016 1100 05 aprile 2016

Muccino Bros, evviva lo scontro tra i fratelli coltelli

Da 10 anni Silvio e Gabriele si azzuffano. Tra liti d'infanzia e violenze familiari. In un cinema morigerato e perbenino, ben venga la guerra. Il parere di Lia Celi.

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Gabriele Muccino.

Come se non bastassero la crisi economica, la mancanza di servizi e quella che, secondo Costanza Miriano e Camillo Langone, è l'arcinemica della fecondità, l'istruzione superiore femminile, a indurre i genitori a fermarsi a un figlio solo ci si mettono pure i cattivi esempi di fratellanza.
Che poi i fratelli Muccino, per altri versi, come esempi sono ottimi: entrambi carini, anticonformisti, creativi.
Gabriele, il maggiore, è riuscito a sfondare in America con L'ultimo bacio e a conquistare la fiducia di produttori e star di Hollywood, dove oggi lavora in pianta stabile.
Silvio, il più giovane, dopo ottime prove d'attore è diventato anche lui regista di un certo successo insieme con la sua grande amica e co-sceneggiatrice Carla Vangelista.
Cosa si potrebbe desiderare di più da due figli?
VOLANO GLI STRACCI. Per esempio che da anni non approfittassero di qualunque mezzo di comunicazione (esclusa forse la scia prodotta da un elicottero, improponibile nei cieli romani dopo lo scandalo Casamonica e le restrizioni antiterrorismo del prefetto Tronca) per scambiarsi accuse roventi su vicende strettamente private.
Perché è proprio come fratelli che i fratelli Muccino non funzionano, o almeno non funzionano più da tempo.
Le foto d'archivio che li mostrano insieme, entrambi giovani, belli e occhicerulei, i golden boys del cinema italiano, risalgono a 10 anni fa.
COPIONE DA FICTION. Da allora i Muccino Bros. si parlano a distanza attraverso interviste, post e tweet, secondo un copione scocomerato imbarazzante perfino per uno sceneggiatore di fiction di quarta categoria: Gabriele, il maggiore, che si dispera perché il fratellino ha rotto i rapporti con lui per ragioni incomprensibili, e Silvio che, a seconda dell'umore, gli tende la mano o lo respinge in nome di non meglio precisati episodi vissuti nell'infanzia.
E proprio da fiction è l'ultimo tassello della Muccineide: dall'Arena di Massimo Giletti, Muccino minor ha rivelato il fattaccio all'origine della rottura con il maior, un sordido episodio di violenza domestica ambientato in una casa di campagna.
SE FOSSIMO NOI IN LORO... Che essendo quella di Gabriele Muccino possiamo immaginarci come una di quelle stupende dimore di certi film italiani in cui i protagonisti si odiano e se ne fanno di ogni, suscitando lo sconcerto irritato di noi spettatori: ci abitassimo noi, in quei paradisi, sprizzeremmo amore e gioia di vivere da ogni poro, altro che tormentarci a vicenda, facendo raffreddare nei piatti la minestra di farro.

Quella lite coniugale pietra dello scandalo

Carla Vangelista e Silvio Muccino.

E invece.
In quella bella casa di campagna, otto anni fa, al culmine di una lite coniugale, Gabriele avrebbe rotto un timpano con un ceffone alla moglie, la violinista Elena Majoni.
Il giovane Silvio, testimone del fattaccio, nella successiva causa davanti al giudice ha fatto prevalere il familismo amorale negando l'accaduto, accreditando così la tesi secondo cui i danni al timpano la Majoni se li portava dietro un vecchio incidente in piscina.
Ma poi, oppresso dal rimorso, ha rotto i ponti con la famiglia e si è legato alla matura scrittrice Carla Vangelista, che in seguito Gabriele tratterà da megera plagiatrice, beccandosi una denuncia per diffamazione.
PERDITA DI CREDIBILITÀ. Anche se a perdere davvero credibilità è proprio Muccino maior, che dietro la cinepresa è un delicato cantore delle emozioni e delle mille sfaccettature delle relazioni umane, ma sul set della vita ha reazioni da matriarca conservatrice e passivo-aggressiva.
E pure da patriarca aggressivo e basta, stando alle ultime dichiarazioni di Silvio, il fratellino-Attak nato per tenere insieme una famiglia disgregata (come ha raccontato lui stesso).
Ma l'Attak fa brutti scherzi. Quando ne metti troppi strati non incolla più niente, anzi, rende l'aggiustatura impossibile.
LO SPETTACOLO DEVE CONTINUARE. Tant'è vero che l'esternazione di Silvio arriva pochi giorni dopo le scuse porte da Gabriele alla Vangelista per le velenose contumelie del passato, e che sembravano un segno di pace.
Però non c'è pace possibile fra quei due: lo spettacolo deve continuare, per la gioia dei talk show per famiglie.
Perché resta il mistero sugli «episodi vissuti nell'infanzia», precedenti al ceffone nella casa di campagna, e siamo certi che Silvio Muccino se li tiene per un'ospitata da Barbara D'Urso.
Ma non lamentiamoci. Nel mondo del cinema italiano contemporaneo, così morigerato e perbenino, dove registi, attori e attrici sono tutti amici, tutti bravi, buoni e saggi, padri e madri di famiglia senza peccato, ci voleva proprio una coppia inquieta, morbosa e conflittuale: Silvio e Gabriele, continuate così.


Twitter @LiaCeli

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