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SPIRITO ASPRO 9 Aprile Apr 2016 1400 09 aprile 2016

Cotroneo, 'Un bacio' a Maria De Filippi

Basta poco per dissinescare le paure. Persino la versione gay friendly di Uomini e donne

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Uomini e donne, con Maria De Filippi.

«Bastava poco»: è affidata alla voce roca e acerba della sedicenne Blu la morale di Un bacio, il bel film di Ivan Cotroneo, che racconta di che lacrime gronda e di che sangue (letteralmente) l'impresa di capire chi siamo nell'età della paura di non essere niente e della voglia di essere tutto, la maledetta-benedetta adolescenza. Basta poco - un gesto, una parola, un sorriso - per disinnescare le angosce che bruciano dentro tanto da diventare discriminazione e violenza, così potenti da svellere dal cuore un'amicizia.
QUEL POCO DI UOMINI E DONNE. Ma per i ragazzi il «poco» non esiste, le emozioni e i desideri si declinano solo secondo il tutto o il niente: riconoscere la forza e il valore di quel «poco», come fa Blu alla fine del film, è un segno di maturità.
Allora sforziamoci di farlo anche noi, che abbiamo un multiplo degli anni di Blu e cerchiamo di vedere il molto in ciò che sembra veramente poco, anzi, pochissimo: la versione gay di Uomini e donne, promessa da Maria De Filippi per il prossimo settembre. Con l'obiettivo, afferma la dea-ex-machina dei talent-show Mediaset, di mostrare «la normalità di un amore vissuto nella quotidianità», che evidentemente per lei consiste nello starsene a cazzeggiare a gambe accavallate su un trono dorato in stile barocco-Casamonica, a prescindere dall'orientamento sessuale.
GIOVANARDI, C'È CHI È PEGGIO DI LEI. Scatta puntuale la reprimenda preventiva del Foglio, nel suo stile «noi omofobi sì che capiamo davvero i gay»: secondo Manuel Peruzzo la televisione italiana è letteralmente tappezzata di omosessuali dai tempi del povero Paolo Poli e l'innovazione omo-friendly del programma della De Filippi sancirà solo «il diritto dei gay a essere tamarri»; comunque loro non sono abituati al corteggiamento alla Uomini e donne, «sono terrorizzati dalla possibilità di un rifiuto, detestano inseguire», al massimo staranno «tutti su Grindr a inviare foto al tronista».
Ma il vero problema dei gay, insiste Peruzzo, è che per loro un partner solo è troppo poco: «perché limitarsi a provarne uno quando si può sceglierne tre o quattro assieme?» (testuale). Insomma, sono troppo cacasotto, insaziabili e depravati per sedersi sul seggiolone di Maria. Venga qui, senatore Giovanardi, tutto è perdonato, c'è chi è peggio di lei.

Un Paese in cui i gay sono pervertiti o eterni fanciulli

Ivan Cotroneo, regista e sceneggiatore.

Ci sono poi quelli che «offendiamoci noi etero per i gay, loro poverini non ci arrivano», come Riccardo Bocca, che dall'autorevole blog 'GliAntennati' accusa la De Filippi di voler sfruttare gli omo a mo' di toppa trendy e progressista sulla sua formula televisiva logora e volgare. Curioso che a Vladimir Luxuria, alla quale vanno riconosciuti qualche neurone funzionante e un certo senso della dignità, oltre che un filino di impegno pro-lgbt, la storia dello sfruttamento televisivo non sia neanche passata per la testa, anzi, per lei la sensibilità di Maria sarà «la giusta chiave per parlare di un tronista gay ponendo l'attenzione sui sentimenti e sull'amore in generale».
NIENTE FEDELTÀ, ALMENO LA DE FILIPPI. . «Basta poco». Ma in un Paese dove gli omosessuali sono considerati dei pervertiti o degli eterni fanciulli che non capiscono cos'è meglio per loro, non è poi così poco aprire ai gay un talk show sui sentimenti popolarissimo fra i teenager (molti lo guardano al ritorno da scuola mangiando davanti alla tivù la pastasciutta riscaldata nel microonde o facendo i compiti. E lo guardano pure parecchie insegnanti). Tanto, peggio degli etero non potranno uscirne: nella sua veste attuale, Uomini e donne rappresenta una delle più esilaranti caricature dell'eterosessualità mai viste sui media, con le corteggiatrici abbarbicate alle gambe palestrate del tronista, e gli anziani imbellettati con una libido inversamente proporzionale al senso del ridicolo.
LA NORMALITÀ È QUANTITÀ E FREQUENZA. Adesso basta con le discriminazioni, non siamo riusciti a infliggere ai gay il nostro matrimonio tradizionale con obbligo di fedeltà, ma sotto le forche caudine della De Filippi devono passarci anche loro. Perché forse Maria ha ragione quando dice di voler mostrare la «normalità» della coppia gay. Ma la normalità si crea attraverso la quantità, la frequenza.
Più lo si vede e se ne parla, in tivù e nel cinema, meno l'amore fra persone dello stesso sesso sembrerà quella cosa abnorme e minacciosa, con inevitabili corollari di perversione, che al liceo fa segnare a dito il ragazzino «frocio». Come succede a Lorenzo, l'altro protagonista di Un bacio: ai compagni che gli negano la «normalità» risponde inventandosi una vita «favolosa».
Cotroneo, autore del film e del libro da cui è tratto, è un nome importante (anche) della tivù, come Maria De Filippi: ha firmato fiction come Tutti pazzi per amore e È arrivata la felicità, che hanno saputo coniugare qualità della scrittura e gusto del grande pubblico, le famiglie «normali» che la sera guardano Raiuno.
IL POCO CHE APRE GLI OCCHI. Pochi come lui possono raccontare ai «normali» la normalità dell'innamorarsi di una persona del proprio sesso: lo ha già fatto con la sceneggiatura di Io e lei e ci riesce ancora meglio con gli adolescenti protagonisti di Un bacio. Andare a vedere un film può sembrare poco. Ma se guardi le facce dei ragazzi mentre scorrono i titoli di coda, capisci che ha ragione Blu: quel poco, quando è fatto con intelligenza e cuore, a volte basta per iniziare ad aprire gli occhi.

Twitter: @LiaCeli

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