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LA MODA CHE CAMBIA 10 Aprile Apr 2016 0906 10 aprile 2016

Guida alla Design Week nel segno della luce

Al Salone conviene guardare più agli ambienti nel loro insieme che ai singoli arredi.

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L'esterno del nuovo centro commerciale di Arese.

Qualcuno ci si è messo di buzzo buono, come si diceva un tempo, e ha calcolato che per il Fuorisalone, il sistema di eventi esterno al Salone del Mobile che, contrariamente alla fiera, non ha dovuto barattare la propria definizione elegantemente datata con una banale reinterpretazione inglese come “Design Week”, dall’11 al 15 aprile sono stati organizzati 1478 appuntamenti. Troppi per chiunque.
Troppi per ricavarne una linea guida, una tendenza uni o anche pluriunivoca, insomma troppi per capirci qualcosa e anche per uscire con onore dalle inevitabili domande degli amici che abitano lontano e di tutti quelli che, a torto o a ragione, ci ritengono degli esperti per il solo fatto di abitare in uno dei tanti “design district” della città.
A forza di elencare e ordinare comunicati, segnalazioni e inviti provenienti non solo da Milano, ma anche da decine di altri piccoli o grandi centri di irradiazione culturale (checché se ne dica, una svegliata a questo paese e ai suoi torpidi amministratori culturali il decreto Franceschini l’ha dato), un’idea però me la sono fatta, e ve la giro in caso potesse tornarvi utile.

«La luce, per l’uomo, è vita, dunque la devi assecondare, non costringere»

La Torre Velasca illuminata.

Il tema di questo Salone mi pare abbia poco a che fare con il mobile in senso stretto e molto con l’illuminazione. Cioè, con la luce che sembriamo chiedere per gli ambienti in cui viviamo e ancora di più, temo, per noi stessi. Abbiamo bisogno, come Diogene, di una lanterna accesa anche in pieno giorno per cercare (di capire) l’uomo; spesso, noi stessi, quello che siamo diventati e in cui non sempre ci riconosciamo.
ILLUMINARE LA TORRE VELASCA. Non credo sia un caso che Gianni Ravelli, architetto delle più importanti scenografie luminose, questa volta sia stato chiamato a raccontare attraverso la luce non un’installazione o una mostra, ma l’intera Torre Velasca, uno dei simboli della ricostruzione di Milano dopo il conflitto mondiale, e che anche i Musei Civici di Venezia, di certo non direttamente legati alla Design Week, organizzino a fine mese un convegno sul valore della luce nei musei di oggi con la Scuola Grande di San Rocco e la Graduate School della City University of New York, prendendo spunto dagli scritti di John Ruskin e di Henry James sulla desolante situazione in cui versavano proprio le tele dei maestri italiani della luce come il Tintoretto prima dell’avvento dell’elettricità (la Scuola, in realtà, era illuminata solo con la luce naturale fino al 1937, quando venne chiesto a Mariano Fortuny - l’inventore della luce indiretta per i teatri, oltre che il geniale creatore di abiti di cui si sa – di illuminarla).
LA LUCE GESTIBILE CON UN 'APP. «La luce, per l’uomo, è vita, dunque la devi assecondare, non costringere», dice Ernesto Gismondi, il fondatore di Artemide, che prima di illuminare la prossima Biennale Architettura di Venezia con un progetto di rara complessità, a questo Salone presenta una nuova serie di lampade studiate per valorizzare il rapporto fra l’uomo e la luce fra cui Ameluna, studiata con Mercedes, una luce ad altissima tecnologia gestibile attraverso una App che consente di modulare intensità e colore della luce, in linea con l’ambiente e con le proprie emozioni.

Il rapporto diretto fra illuminazione e vendite

L'interno del Centro di Arese.

Guardatevi attorno: adesso in Italia, il paese che ha fatto del neon uno dei segni della propria faticosa, brutta e tardiva industrializzazione, la luce naturale effettiva o anche forzata grazie alla sua più diretta imitazione, i Led, è diventato un argomento di conversazione comune, e una tendenza condivisa.
Ormai, l’immersione nella luce e il suo valore sono diventati il refrain anche di chi c’entra poco con il design come il colosso degli outlet McArthurGlen, che per il Salone ha chiesto a Mario Airò di studiare un’installazione che illuminasse in via particolare la sua serata alla Triennale, benché chiunque venda anche solo bottoni o trapani, non vestiti che di una buona luce e di un ambiente piacevole si giovano molto, stia iniziando a riflettere con molta attenzione sul rapporto molto diretto fra illuminazione e vendite.
L'ILLUMINAZIONE AUTOALIMENTATA. E infatti, ci ha pensato, fra i primi nella grande distribuzione, l’imprenditore Marco Brunelli, trasformandolo in un punto di forza del grande Ipermercato che aprirà a giorni nel complesso Il Centro di Arese. L’ha studiato l’architetto-simbolo della rinascita milanese, Michele De Lucchi, lavorando non solo su tema dell’illuminazione ma anche dell’illuminazione autoalimentata, corollario di un sistema che si vuole sempre più ecologico e autosufficiente e aprirà, non a caso, nei giorni del design.
In una corsia male illuminata, ormai non vogliamo comprare più neanche una triglia. In realtà, non vogliamo più neanche la corsia. Ogni espressione della nostra vita, ogni “esperienza”, come la chiamiamo con sempre maggiore enfasi, e sempre maggiore convincimento, vogliamo sia personale, modulabile secondo il nostro modo di vivere, circonfusa della “nostra” luce.
Per questo, al Salone del Mobile che si inaugura domani con i primi appuntamenti e i primi immancabili cocktail, conviene guardare più agli ambienti nel loro insieme che ai singoli arredi. Si rischia di capirne di più.

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