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SPIRITO ASPRO 16 Aprile Apr 2016 0900 16 aprile 2016

Se accettiamo la Brexit ripigliatevi William e Kate

Le foto dei rampolli fannulloni ci invadono. Forse l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea non sarà poi così male.

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William e Kate con la piccola Charlotte e il loro cane.

Come strategia mediatica per addolcire l'amara pillola della Brexit, è ben pensata.
Si direbbe la versione aggiornata di quella teorizzata da Jerome K. Jerome in Tre uomini a zonzo: secondo lo scrittore, per blandire i nemici europei dell'Inghilterra Londra inviava appositamente sul continente finti turisti ambosessi che rappresentavano i cliché più scontati e grotteschi sugli inglesi.
Francesi, tedeschi e russi si sarebbero così persuasi che non valeva la pena fare la guerra a un popolo tanto ridicolo.
Jerome riteneva che questo trucco, se adottato da tutti i Paesi, avrebbe garantito la pace e la comprensione fra i popoli.
(Non si sa se il trucco avrebbe funzionato davvero, fatto sta che non fu adottato su larga scala e pochi anni dopo scoppiò la Prima guerra mondiale).
LA VITA IRREALE DEI REALI. Un secolo dopo, la strategia del Foreign Office consiste nel diffondere oltre la Manica notizie sulla vita irreale dei reali d'Inghilterra, in particolare della principessa Kate (che essendo di origine plebea può essere ridicolizzata più impunemente del suo blasonato coniuge), mentre il resto d'Europa è alle prese con tutte le emergenze possibili, dal terrorismo ai migranti, più quelle relative a ogni singolo Paese: scandali, fattacci di cronaca, dati sconfortanti sulla povertà.
Risultato, i giornali online di metà aprile 2016 erano occupati a sinistra da sfighe, lutti, crisi, incidenti sul lavoro e allarmi assortiti; a destra, proveniente una dimensione spazio-temporale di rarefatta e inaccessibile fatuità, il box-tormentone quotidiano sulle bizzarre peripezie dei duchi di Cambridge durante il loro viaggio nel subcontinente indiano «tra safari, giochi e visite ufficiali».
IL LORO FEUDO È IL «BOXINO». Ora, è noto che il vero ducato di William e Kate non è Cambridge, e men che mai l'Inghilterra, al cui trono approderanno, se va bene, nel 2126, se la longevità dei Windsor è ereditaria.
Il loro feudo sta nella colonna di destra dei siti di informazione italiani, il principato di Frittomisto, o «boxino morboso», ovvero la macedonia di stronzate acchiappaclic su vip, animali, tatuaggi, vegliardi, neonati, Balotelli e angeli di Victoria's Secrets, lardellata di contenuti pubblicitari.
Dopo/prima/al posto di una full immersion nelle sfighe nazionali e continentali, il lettore sbriglia lo stanco e affamato mouse o polpastrello su un ricco pascolo fiorito di bonazze in mutande, star di Hollywood pre e post Botox e animali che ne combinano di tutti i colori, per lo più in Cina.
CON O SENZA FIGLIOLETTI. Installati, come si conviene, in un principesco box dedicato, riccamente contornato e sormontato da uno strillo «la coppia reale», ci sono loro, William e Kate, più spesso Kate da sola, con zero, uno o due figlioletti, sempre abbigliata più o meno come le signore inglesi interpretate dai Monty Python (anche se su di lei quegli abiti fanno sicuramente più figura), tinta prevalente il bluette (come lo chiamava la mia nonna che avrebbe trovato quei vestiti antiquati), e proposta immancabilmente come inimitabile modello di stile.

La raffica di immagini della coppia in India è troppo pure per noi

William Kate in viaggio in India.

Se nella frequenza abituale, una o due volte al mese, la notizia sui duchi fa cagare, stavolta la raffica, con la «coppia reale» in missione nell'India misteriosa e nel suggestivo Bhutan, ha procurato attacchi di idrofobia anche ai più affezionati frequentatori del Frittomisto.
Kate alla cena di gala di Bollywood, Kate con la gonna che svolazza, Kate e William che incontrano un rinoceronte durante l'escursione in jeep al parco di Kaziranga, probabilmente creato per l'occasione perché i giornali potessero citare un nome che contenesse la «k» e finisse per «anga», suoni che per gli occidentali sono la quintessenza della toponomastica esotica, dall'Africa all'Indocina.
DIDASCALIE ADORANTI. Tutti abbiamo una coppia di amici che invade i social con foto e video della luna di miele, delle vacanze, dei propri cani e/o bambini, ma almeno non ce li infligge anche sui giornali online corredati di didascalie adoranti, a pochi centimetri da notizie tremende.
Certo, anche la realtà è così: in ogni istante c'è chi se la spassa e chi sta male, qui c'è una strage e là una festa da ballo, e a volte il «qui» e il «lì» sono nello stesso Paese, addirittura nella stessa città.
Ma quel che secca è la richiesta implicita di consenso stucchevole e velatamente invidioso per il ménage di due fortunati fannulloni, ultimi rampolli di una monarchia la cui utilità per il Regno Unito equivale, grosso modo, a quella del Frittomisto per i quotiani del web italiani: arreda, diverte, è pittoresca e fa vendere.
(Per un'analisi ben più pregevole del mito dei Windsor rimando agli scritti del mai abbastanza rimpianto Christopher Hitchens.)
LA BREXIT È MENO TRAGICA. Però alla vigilia di un sempre più probabile uscita della Gran Bretagna dall'Ue, questa insofferenza può fare gioco. Anziché strapparci i capelli per l'addio inglese alla scalcagnata Unione, finiremo per accettare di buon grado la prospettiva di separare l'Europa dal Paese che attualmente esporta William&Kate e poco altro.
E che prima o poi avrà come sovrano un tizio che ha attaccato Galileo Galilei in quanto responsabile di una «crisi dell'anima europea» e promotore di un «pensiero meccanicista» da cui sono nati materialismo e consumismo.
Sì, Carlo dixit nel 2010. Quello che sognava di essere il tampax di Camilla. Forse l'avevate rimosso. Vero che adesso la Brexit sembra meno tragica?

Twitter @LiaCeli

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