SPETTACOLI 18 Aprile Apr 2016 1700 18 aprile 2016

David di Donatello, i nostri Oscar che puntano ai giovani

Conduttori da X Factor. Red carpet. Rigido dress code. La premiazione ispirata all'Academy. Vincono Jeeg, Il racconto dei racconti e Perfetti sconosciuti.

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Un po' X-Factor, un po' YouTube, un po' Notte degli Oscar.
Quella del 2016 è un'edizione dei David di Donatello diversa dalle altre.
Per la prima volta va in onda su Sky, condotta da Alessandro Cattelan accompagnato dai The Jackal.
L'ITALIA SI RIFÀ IL TRUCCO. Insomma, il cinema italiano si rifà il trucco per svecchiarsi guardando alla spettacolarità di Hollywood con un approccio necessariamente diverso.
Le candidature ai premi dell'Accademia del cinema italiano ne sono lo specchio.

UN SUPEREROE AI DAVID. Dietro alla consueta massiccia presenza del cinema d'autore (da Youth di Paolo Sorrentino e Il racconto dei racconti di Matteo Garrone, vincitore della miglior regia, passando per Fuocoammare di Gianfranco Rosi e Non essere cattivo dello scomparso Claudio Caligari) spunta il caso cinematografico Perfetti sconosciuti (miglior film), e soprattutto il dominio incontrastato di Lo chiamavano Jeeg Robot , (miglior regista esordiente, e tutti i migliori attori, protagonisti e non).
CINECOMIC CON BUDGET DI 1,7 MILIONI. Costata 1,7 milioni di euro e in grado di superare i 3 milioni di incassi, primo film di supereroi promosso a pieni voti nella storia del nostro cinema, l'opera d'esordio di Gabriele Mainetti (che se l'è anche prodotto in unione con Rai) è l'esempio perfetto di un cinema che prova a rinnovarsi per intercettare un pubblico sempre più giovane.

Incassi in crescita: quasi 100 milioni di biglietti staccati

Interno di una sala cinematografica.

Il 2015 è stato un anno positivo per l'industria del grande schermo, che ha visto nelle sale 473 film (sostanzialmente comparabili ai 470 dell'anno precedente), con quelli italiani o con partecipazione italiana saliti da 171 a 187.
A crescere sono stati anche e soprattutto le presenze e gli incassi.
DATO MIGLIORE DAL 2011. I biglietti staccati hanno sfiorato i 100 milioni (99 milioni 362 mila 667), dato migliore dal 2011 (quando furono 101 milioni 344 mila 43), in cresciuta dell'8,56% rispetto ai 91 milioni 526 mila 747 del 2014.
Gli introiti hanno raggiunto i 637 milioni 265 mila 704 euro, il 10,78% in più rispetto ai 575 milioni 247 mila 515 di un 2014 che aveva fatto segnare un calo preoccupante rispetto alle annate precedenti.
Numeri che dicono già qualcosa, ma per capire meglio la rinnovata verve del cinema italiano bisogna cercare altri dati.
UNO SU DUE NON VA AL CINEMA. Secondo l'Istat, nel 2015 circa la metà degli italiani non ha mai visto un film in sala (il 48,9%).
Una percentuale che sale al 90% tra gli over 75, e che è invece molto più bassa tra i giovani.
La tendenza è chiara: superati i 20 anni, il numero degli spettatori tende a decrescere con l'aumentare dell'età.
Sono dati confermati anche dal Rapporto giovani 2014 dell'istituto Toniolo, secondo cui il 52,6% dei nati tra gli Anni 80 e i 2000 guarda più di un film a settimana, e il 16% uno al giorno.

Box office dominato da cinecomic e action

Persone in coda alla biglietteria di un cinema.

Se si esclude l'eccezione di Cinquanta sfumature di grigio, film più visto del 2014/2015, l'ultima stagione del box office è stata dominata da film che si rivolgono prevalentemente a un pubblico giovane.
Grandi produzioni americane come American Sniper e Interestellar; film d'azione come Fast & Furious 7; cinecomic come Avengers: Age of Ultron, fantasy come Lo Hobbit, Jurassic World, Hunger Games; film d'animazione come Big Hero 6 e Dragon Trainer 2.
PUNTIAMO SUI COMICI TELEVISIVI. L'Italia finora ha provato a opporsi con i comici televisivi.
Nella top 15 degli incassi della passata stagione, le uniche produzioni nostrane sono Si accettano miracoli di Alessandro Siani, Il ricco, il povere e il maggiordomo di Aldo, Giovanni e Giacomo, Andiamo a quel paese di Ficarra e Picone.
CHECCO ZALONE IRRAGGIUNGIBILE. Il 2016 sembra essersi aperto in modo diverso, e se è vero che in testa, irraggiungibile oltre i 65 milioni, resta comunque Quo vado? di Checco Zalone, ma ora ha deciso di sfidare gli Usa sul loro terreno.
Lo chiamavano Jeeg Robot fa il paio con gli eroi Marvel e Dc, Veloce come il vento, film di Matteo Rovere che racconta il mondo delle corse d'auto, può essere la risposta italiana a Fast & Furious.
PERFETTI SCONOSCIUTI RIALZA LE COMMEDIE. Anche le commedie hanno alzato il livello qualitativo con Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese, capace di raccogliere consensi unanimi e di ottenere nove nomination ai David.

Ma Pupi Avati frena: «È ancora troppo poco»

Roy Menarini, critico cinematografico e docente all'Università di Bologna.

Il cinema italiano sembra aver dunque iniziato a battere strade diverse, raramente (e quasi sempre male) percorse prima.
«È ancora troppo poco», ha commentato Pupi Avati in un'intervista a Lettera43.it. E forse è vero.
ROY MENARINI SCETTICO. «Chi ha una visione a lunga gittata sa che una rondine non fa primavera», ha confermato il critico e docente Roy Menarini: «Abbiamo già assistito a tante situazioni creative e dinamiche di rinnovamento che poi sono rimaste isolate».
Ma il trend è incoraggiante e «quest'anno i casi cominciano a essere parecchi».
La sfida è quella di creare un brand più forte, rendere «il cinema italiano più appetibile, senza ricorrere solo alla commedia», ma bisogna riportare tutto nella giusta dimensione: «Lo chiamavano Jeeg Robot è andato bene, ma è Zalone che ha fatto 65 milioni».
VA DI MODA LA CROSSMEDIALITÀ. Eppure qualche elemento di novità si vede.
I nuovi film sono spesso accompagnati da progetti paralleli, in un'idea di crossmedialità che vada oltre il semplice consumo in sala e l'home video, finendo sulla carta e nella serialità televisiva.
Lo chiamavano Jeeg Robot è stato accompagnato da un fumetto firmato da Roberto Recchioni (era successo anche con Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores).
Deve tantissimo alla tivù Suburra (cinque candidature ai David), a partire dal regista (lo Stefano Sollima delle serie Romanzo Criminale e Gomorra).
E alla tivù ritornerà, dal momento che è già prevista la produzione di una fiction a puntate.

Eppure siamo il Paese dove 10 milioni di persone guardano Don Matteo

Menarini ha spiegato che «stiamo assistendo a quanto accaduto sul mercato Usa 15-20 anni fa, con l'arrivo di una qualità straordinaria nelle produzioni televisive che ha stimolato anche l'industria cinematografica».
E se «guardiamo con attenzione anche film come Lo chiamavano Jeeg Robot e Veloce come il vento, ci rendiamo conto che sono perfettamente serializzabili. Non so se questo sia in programma, ma non mi stupirebbe se accadesse».
PROFONDA CONTRADDIZIONE. Eppure, ha aggiunto, «questo resta un Paese che vive una profonda contraddizione. È quello di Gomorra e Romanzo criminale, ma anche quello in cui 10 milioni di persone continua a guardare Don Matteo. Probabilmente il cinema ha dato per perduta quella generazione, ormai abituata a un certo tipo di tivù, e cerca di conquistare quella nuova».
GIOVANI: MENO TELE E PIÙ CINEMA. Quella di chi, per riprendere il Rapporto giovani dell'Istituto Toniolo, sta gradualmente abbandonando la tivù generalista per incrementare il consumo di film nelle sale cinema (da 26,2% a 29,9%).
I David non potevano certo ignorare questa tendenza, nonostante «una logica corporativa che fatica a fotografare la realtà e rimane sempre piegata sull'autorialità».

I David si ispirano all'Academy: il red carpet inizia alle 20.50

Gianni Canova e Francesco Castelnuovo, volti del cinema di Sky.

La 60esima edizione dei premi del cinema italiano viene trasmessa per la prima volta da Sky, prodotta da Magnolia per il network di Ruper Murdoch e dichiaratamente ispirata agli show internazionali.
Può vantare un ledwall di 150 metri quadri, un chilometro di led, 15 telecamere con un braccio telescopico da 2,3 tonnellate e un'estensione di 20 metri, 500 punti luce, uno studio di 850 metri quadri.
Una notte degli Oscar in piccolo, ridotta nei tempi e nelle proporzioni.
UNA SQUADRA DA OSCAR. A prendervi parte anche il giornalista Francesco Castelnuovo e il critico Gianni Canova, da anni presentatori italiani della notte degli Oscar, giusto per confermare le ambizioni di Sky e alternare lo show con l'approfondimento sulla cultura cinematografica italiana.
Per il direttore di Sky cinema Margherita Amedei si tratta del «tassello di un percorso che seguiamo da anni sul cinema» e di «una sfida poter rinnovare questo tipo di cerimonia».
PURE UN RIGIDO DRESS CODE. L'ambizione, ha spiegato a Lettera43.it, «è quella di un modello che si avvicini, per tipologia di prodotto, agli Oscar e ai Golden Globe», a partire dal red carpet con un «dress code rigido» e «la presenza di tutto il cinema italiano».
Menarini non ha dubbi: «La Rai aveva già provato a rendere più spigliati i David affidandone la conduzione a dei comici, con risultati tutt'altro che esaltanti. Questa sarà un'edizione più professionale e aggiornata con i linguaggi della comunicazione. Ma fa sorridere tutta questa attenzione per quelle che sono un paio d'ore di trasmissione».
«NON SIA UN CASO ISOLATO». Quello che non deve sfuggire è il contesto: «Tutto deve essere visto come il tassello di un puzzle più grande, e non sarebbe male se si iniziasse ad affidare a Sky o altri professionisti del settore anche la cerimonia di chiusura della Mostra del cinema di Venezia», ha commentato Menarini.
L'importante è che tutto non si esaurisca nello spazio di uno show o di un film: «Non vorrei che opere come Lo chiamavano Jeeg Robot e Veloce come il vento fossero belle per il solo fatto di essere diverse. Se diventano cult movie unici nel loro genere, si trasformano in un'altra occasione persa».


Twitter @GabrieleLippi1

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