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MUSICA 19 Aprile Apr 2016 1826 19 aprile 2016

Vasco Rossi si racconta e promette: «Concerto a Modena per i 40 anni di carriera»

Sul palco nella sua città a giugno 2017.  E confessa: «Non bevo e non fumo più, la malattia mi ha cambiato. L'antipolitica? Non mi piace».

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Vasco Rossi.

Aspettando i quattro concerti in programma allo stadio Olimpico di Roma, Vasco Rossi ha annunciato un evento destinato a rimanere nella memoria del popolo del Komandante: a giugno 2017, il Modena sarà teatro di una special night per celebrare «i primi 40 anni di palco», quattro decenni dopo il 1977, quando un allora sconosciuto cantautore di Zocca salì per la prima volta su un palcoscenico.
Per annunciare l'evento Vasco ha scelto 'L'incontro d'autore' con Gino Castaldo ed Ernesto Assante, organizzato all'Auditorium Parco della Musica di Roma.
LA PRIMA VOLTA A BOLOGNA. Inevitabili, nelle due ore di colloquio che, come sua abitudine, Vasco ha affrontato con diretta sincerità e ironia, i riferimenti agli inizi della carriera, tutt'altro che facili ma oggi, col senno del poi, pieni di episodi esilaranti. «La prima volta sul palco è stata in piazza Maggiore a Bologna: Lucio Dalla aveva organizzato una cosa con gli Stadio, che erano la sua band dell'epoca e che sono sottovalutati dalla critica. Alla fine gli Stadio non vennero più, io chiamai alcuni amici tra cui Maurizio Solieri, Massimo Riva, ai bonghi c'era Guido Elmi (il suo storico produttore). Eravamo più gente sul palco che tra il pubblico».
IL CONCERTO IN BOCCIOFILA A VENTIMIGLIA. Poi vengono i ricordi di una serata in cui dalla platea gli tiravano le freccette, un concerto acustico in una bocciofila di Ventimiglia, le esibizioni ai festival dell'Unità con gli annunci che facevano concorrenza alla musica e una serata in un night in cui la fine del primo brano fu accolta da un silenzio glaciale, rotto dalla voce del batterista che in dialetto commentò «un gran success ...». «Non mi sento all'altezza di quello che vedete voi» - ha detto ai fan - «oggi sono qui in rappresentanza del mito».
LA STIMA DE ANDRÈ E DE GREGORI. Oggi Vasco ascolta molto metal, ma è cresciuto «con i cantautori degli Anni 60 e 70, con un'ammirazione particolare per De Andrè e De Gregori». «La mia grande soddisfazione è stata dare credibilità al rock italiano, ho capito che dovevo trovare un linguaggio più diretto di quello usato dai cantautori per arrivare al pubblico. Così ho scoperto che la storia di una canzone non necessariamente va raccontata per intero, si possono lasciare spazi vuoti che vengono riempiti dall'immaginazione del pubblico». Il rock per lui «rimane provocazione, sberleffo: Albachiara l'ho scritta di getto una notte in cui piangevo per la rabbia di essere caduto sul palco: parlare allora di masturbazione femminile era una provocazione». Per lui l'impegno prioritario nel suo essere artista «è fare sempre cose diverse ed essere sincero e onesto sia quando scrivo canzoni che quando sono sul palco. Essere onesto sul palco è come denudarsi, perché in certi momenti attraverso le canzoni confessi anche le tue debolezze. Per scrivere canzoni ho rinunciato a tutto il resto».
GLI INFERMIERI? DEGLI ANGELI. La malattia l'ha raccontata così: «Sono stato ricoverato sei mesi: prima non ero mai stato in ospedale e al massimo avevo avuto la febbre per tre giorni. Ho scoperto un mondo nuovo, a cominciare da quello degli infermieri che sono come gli angeli, e ho capito che dovevo chiudere con un sacco di menate. Una volta i miei concerti iniziavano il giorno prima e finivano il giorno dopo. Non bevo più. Quanto alle sigarette, non ho smesso di fumare: non ho ancora ricominciato». La politica «mi interessa, la seguo un po' come il calcio. Non mi piace l'antipolitica perché credo che questo sia un ambito molto serio. Purtroppo non esiste il partito delle rockstar». Condita di autoironia anche la descrizione del suo rapporto con i social network: »Li ho scoperti dopo il ricovero, ero chiuso in casa e ho capito l'importanza e la potenza di Facebook e dei social. Ma ho anche scoperto che a certe gente io faccio schifo. Mi ero abituato al pensiero che tutti mi volessero bene. A qualcuno ho anche risposto: non sapevo ad esempio che sotto i video di YouTube ci fossero i commenti. Ce n'era uno che diceva: ti venga un ictus, vecchio drogato di merda. Gli ho scritto: sull'ictus sono d'accordo perché esistono modi di morire molto peggiori, vecchio ci può stare, drogato ... ho fatto le mie esperienze, si può discutere sul 'di merda'».

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